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L’avvertimento di Bencivenga: «La Rete uccide il pensiero»

di Daniela Paba

VILLACIDRO. Una catastrofe incombe sul genere umano: è la scomparsa del pensiero, del ragionamento. Complice l’avvento delle macchine e della Rete alle quali deleghiamo funzioni quotidiane,...

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VILLACIDRO. Una catastrofe incombe sul genere umano: è la scomparsa del pensiero, del ragionamento. Complice l’avvento delle macchine e della Rete alle quali deleghiamo funzioni quotidiane, dimensioni ludiche e immaginifiche che fino a ieri costituivano una prerogativa della nostra specie. L’allarme arriva da Ermanno Bencivenga, filosofo, studioso di logica matematica, linguistica, ospite a Villacidro, del Premio Dessì. Venerdì sera, davanti alla platea di piazza Zampillo, ha presentato il suo saggio edito da Feltrinelli “La scomparsa del pensiero. Perché non possiamo rinunciare a ragionare con la nostra testa”. «Il pensiero non è solo essere colpiti da un’immagine, un ricordo, una parola: è collegamento», dice lo scrittore, docente all’Università di California. Per capirlo basta osservare i collegamenti tra parole nelle narrazioni. «Nei discorsi degli studenti vedo questi collegamenti slabbrarsi, perdersi. Come se le nuove generazioni cumulassero esperienze più vivide ma fossero incapaci di costruire ragionamenti. Il dato emerge anche nei discorsi politici, in cui predomina la coordinazione che accumula dati senza spiegare nulla a spese della subordinazione dove si evidenzia la logica tra le frasi». L’enfasi sulle competenze linguistiche si capisce ricordando che «gli esseri umani non sono né i più veloci, né i più agili, né hanno i sensi più sviluppati: sono però in grado di ragionare, compiere “magie” con dati molto scarsi. Pensiamo a Eratostene che più di duemila anni fa calcolò la circonferenza della Terra senza muoversi dal Mediterraneo, applicando la trigonometria. Ieri per cercare un amico dovevi fare dei ragionamenti, delle strategie, ora devi solo scegliere l’applicazione; se vuoi sapere che tempo farà vai sul meteo. Questo significa che abbiamo appaltato le nostre capacità di osservazione e di calcolo alle macchine. Anche la possibilità di affrontare con successo catastrofi ecologiche o sociali dipende dalla nostra capacità di inferire effetti futuri». Come l’uomo diventa pigro e obeso se non si muove, così bisogna vincere l’inerzia mentale, allenare il ragionamento coi giochi, allenare all’uso della lingua. In alternativa sarà la Rete a giocare noi e forse anche i robot. Perché se è vero che le macchine fanno operazioni complesse al nostro posto, la coda velenosa di questi favori è che perdiamo la nostra testa: «Evitandoci certe fatiche diventiamo imbelli e impotenti». E siccome pensare significa pensare insieme, Bencivenga ha dedicato parte dell’incontro a dialogare col pubblico: «Filosofia è l’amore per la saggezza. Parlate fra voi, trovate argomenti di discussione: la logica è spirito critico, quando l’autorità enuncia una sentenza dobbiamo chiederne conto, fare obiezioni. Perché chiunque ci faccia un’obiezione ci sta facendo un favore».

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