Il richiamo sempre irresistibile dell’isola del noir e dei misteri
di Roberto Sanna
Ieri sera l’incontro sulla collana pubblicata dalla “Nuova Sardegna” La forza dirompente e duratura degli scrittori sardi del terzo millennio
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FLORINAS. L’effetto dirompente e duraturo della “new wave” degli scrittori sardi agli inizi del terzo millennio. La fame di emozioni e di nuove chiavi di lettura da parte dei lettori. Il coraggio, sempre ripagato, di investire nelle collane dei libri. E una Sardegna che, in modi diversi, regala sempre nuovo materiale da modellare. L’isola del noir e la fortunata collana di libri mandata in edicola dalla Nuova Sardegna sono state al centro di uno degli incontri che ieri sera hanno chiuso l’ottava edizione di “Florinas in giallo-L’isola dei misteri”, il festival della letteratura gialla della Sardegna che ha tenuto banco da giovedì fino a domenica sviscerando questo genere letterario in tutti i suoi aspetti. E non poteva mancare certamente uno zoom sulla “scuola sarda del giallo”, un filone che proprio il successo dell’iniziativa editoriale della Nuova Sardegna ha confermato essere ben vivo. Ieri l’argomento è stato approfondito dallo scrittore Flavio Soriga nel suo dialogo con Costantino Cossu, caposervizio del settore Cultura della “Nuova”.
Ragazzi terribili. Agli inizi degli anni Duemila un gruppo di scrittori sardi, cogliendo anche al volo i primi assist lanciati da Giulio Angioni e Salvatore Mannuzzu, fecero irruzione sulla scena letteraria proponendo un nuovo modo di raccontare la Sardegna: Flavio Soriga, Marcello Fois, Giorgio Todde, tanto per citarne qualcuno. Una rottura totale con quella Sardegna che fino a quel momento era conosciuta come veniva descritta nelle pagine di Grazia Deledda. Una Sardegna che, adesso, non esiste più. Già allora la Nuova Sardegna pubblico una prima collana dedicata agli scrittori sardi, premiata da un grandissimo successo. Replicato quasi vent’anni dopo: «L’idea di investire nei libri si è rivelata nuovamente vincente – ha detto Costantino Cossu – perché significa che il pubblico dei nostri lettori non ha solo fame, come è ovvio, di notizie. Evidentemente vuole anche altro, vuole storie ed emozioni e questo genere di libri è in grado di darle. I lettori vogliono emozioni anche quando non sono rassicuranti, come in questo caso: questa è soprattutto una collana noir e il noir non dà certezze come i gialli, che con la chiusura dell’indagine comunque rispondono alle domande che il lettore si pone durante il percorso narrativo. Ed è bello anche vedere che quegli scrittori sono ancora qui con noi».
L’isole delle storie. Flavio Soriga era appunto uno di quei ragazzi terribili, da quegli anni nacquero nuove idee, nuovi libri e anche i festival letterari che hanno anche cambiato gli schemi delle estati sardi. «Ho cominciato col noir sostanzialmente perché la Sardegna è piena di queste storie» ha detto Soriga riferendosi ai suoi esordi. Storie che si perdono nella notte dei tempi come origini e che però si sono modificate nel tempo. Se negli anni Ottanta c’erano sequestri di persone e faide coi loro intrecci spesso all’interno del codice barbaricino descritto da Antonio Pigliaru, adesso ci sono gli assalti ai portavalori e le intercettazioni. E per questo servono occhi diversi da quelli che c’erano prima, uno sguardo postmoderno su questo mondo comunque ricco di spunti: «La Sardegna continua a essere quella della Deledda ma per i “non sardi” – ha sottolineato Costantino Cossu –. Purtroppo dall’esterno lo sguardo sulla nostra isola continua a essere molto particolare. Per esempio, l’alluvione di Capoterra che per noi fu una tragedia e portò tanti morti, nei quotidiani nazionali finì nelle brevi».
Così come l’ormai celebre assalto alla sede di un’agenzia di vigilanza alle porte di Sassari, una vera e propria azione di guerra «che se fosse accaduta in un qualsiasi paesino del Lazio avrebbe sicuramente avuto un riscontro mediatico molto differente» ha aggiunto Flavio Soriga, che poi, un po’ provocatoriamente ha sostenuto che «se Quentin Tarantino scoprisse l’esistenza dell’Ogliastra, ci ambienterebbe chissà quanti film. Dico Ogliastra ma potrei fare anche altri nomi, quello che resta a distanza di anni è che ancora oggi la Sardegna è in grado di regalarci tantissime storie».
Ragazzi terribili. Agli inizi degli anni Duemila un gruppo di scrittori sardi, cogliendo anche al volo i primi assist lanciati da Giulio Angioni e Salvatore Mannuzzu, fecero irruzione sulla scena letteraria proponendo un nuovo modo di raccontare la Sardegna: Flavio Soriga, Marcello Fois, Giorgio Todde, tanto per citarne qualcuno. Una rottura totale con quella Sardegna che fino a quel momento era conosciuta come veniva descritta nelle pagine di Grazia Deledda. Una Sardegna che, adesso, non esiste più. Già allora la Nuova Sardegna pubblico una prima collana dedicata agli scrittori sardi, premiata da un grandissimo successo. Replicato quasi vent’anni dopo: «L’idea di investire nei libri si è rivelata nuovamente vincente – ha detto Costantino Cossu – perché significa che il pubblico dei nostri lettori non ha solo fame, come è ovvio, di notizie. Evidentemente vuole anche altro, vuole storie ed emozioni e questo genere di libri è in grado di darle. I lettori vogliono emozioni anche quando non sono rassicuranti, come in questo caso: questa è soprattutto una collana noir e il noir non dà certezze come i gialli, che con la chiusura dell’indagine comunque rispondono alle domande che il lettore si pone durante il percorso narrativo. Ed è bello anche vedere che quegli scrittori sono ancora qui con noi».
L’isole delle storie. Flavio Soriga era appunto uno di quei ragazzi terribili, da quegli anni nacquero nuove idee, nuovi libri e anche i festival letterari che hanno anche cambiato gli schemi delle estati sardi. «Ho cominciato col noir sostanzialmente perché la Sardegna è piena di queste storie» ha detto Soriga riferendosi ai suoi esordi. Storie che si perdono nella notte dei tempi come origini e che però si sono modificate nel tempo. Se negli anni Ottanta c’erano sequestri di persone e faide coi loro intrecci spesso all’interno del codice barbaricino descritto da Antonio Pigliaru, adesso ci sono gli assalti ai portavalori e le intercettazioni. E per questo servono occhi diversi da quelli che c’erano prima, uno sguardo postmoderno su questo mondo comunque ricco di spunti: «La Sardegna continua a essere quella della Deledda ma per i “non sardi” – ha sottolineato Costantino Cossu –. Purtroppo dall’esterno lo sguardo sulla nostra isola continua a essere molto particolare. Per esempio, l’alluvione di Capoterra che per noi fu una tragedia e portò tanti morti, nei quotidiani nazionali finì nelle brevi».
Così come l’ormai celebre assalto alla sede di un’agenzia di vigilanza alle porte di Sassari, una vera e propria azione di guerra «che se fosse accaduta in un qualsiasi paesino del Lazio avrebbe sicuramente avuto un riscontro mediatico molto differente» ha aggiunto Flavio Soriga, che poi, un po’ provocatoriamente ha sostenuto che «se Quentin Tarantino scoprisse l’esistenza dell’Ogliastra, ci ambienterebbe chissà quanti film. Dico Ogliastra ma potrei fare anche altri nomi, quello che resta a distanza di anni è che ancora oggi la Sardegna è in grado di regalarci tantissime storie».
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