La Nuova Sardegna

Le “Nozze di Figaro”, esordio felice al Lirico

di Gabriele Balloi
Le “Nozze di Figaro”, esordio felice al Lirico

A Cagliari l’allestimento del Maggio musicale Fiorentino del 1992, repliche fino al primo di ottobre 

2 MINUTI DI LETTURA





CAGLIARI. Con “Le nozze di Figaro” il Lirico ha avviato, proprio nel giorno d’equinozio, la sua tranche autunnale della Stagione operistica. Andata in scena venerdì la “prima”, con repliche fino al primo ottobre, pare strano che uno dei massimi capolavori di Mozart giunga appena alla quinta edizione dal ’64 a oggi nel capoluogo sardo.

Ad ogni modo, quello adesso proposto è l’allestimento del Maggio Musicale Fiorentino risalente al ’92, firmato dall’estroso Jonathan Miller. Prima volta peraltro di una sua regia a Cagliari, qui ripresa da Maria Paola Viano. Regia che nonostante l’età dimostra ancora efficacia, freschezza, capace com’è d’evitare la classica figurina Liebig da Settecento pomposo e stereotipato. Le suggestive scenografie di Peter Davison, raffinate pur nella relativa asciuttezza, accompagnano l’azione sempre con garbo. Unico neo registico, forse, alcune evitabili gigionerie (Marcellina che accenna arti marziali; altri personaggi abbozzanti quasi un boogie woogie, e così via) di cui ovviamente s’intuisce l’intento comico, ma se innestate così, dal nulla, paiono fuori contesto finendo col guastare il quadro.

Anche Stefano Montanari approda a Cagliari per la prima volta, impegnato nel doppio ruolo non frequentissimo di direttore d’orchestra ed esecutore al fortepiano (progenitore del pianoforte). E se nell’ouverture, così come nelle prime scene, l’orchestra del Lirico da lui diretta è parsa timbricamente castigata, con archi dal suono secco, ossuto, si è invece “rimpolpata” poi strada facendo. Anzi, sino all’acme finale è stato un continuo crescendo di fuoco e luminosità, con tempi celeri, scattanti ma mai affrettati, capace non meno di parentesi languide e contemplative, di fraseggi sempre asserviti al canto. Per Figaro si dispone della voce tonante di Fabrizio Beggi: tanti decibel da sovrastare senza sforzo l’orchestra, brilla come una supernova in mezzo ai colleghi; peccato però rimanga poco del personaggio scaltro e briccone, trasformato qui, con vocalità stentorea e un po’ monotona, in un uomo brusco, impettito e imperioso. Gli sarebbe calzato meglio forse il ruolo del Conte, che comunque impersona bene Thomas Tatzl, con voce fervida eppure duttile – credibilissimo alla fine il suo “Contessa, perdono”. Davvero apprezzabili poi le rispettive consorti. Adriana Ferfecka è un’impagabile Susanna sul piano recitativo, convincente su quello del canto, sempre pieno, appassionato, vibrante. Pregevole la Contessa di Serena Gamberoni, dal fraseggio nobile, signorile e nondimeno sofferto, come nelle mezzevoci in “Dove son i bei momenti”. Non male pure l’argentea e gorgheggiante vocalità del Cherubino di Rachel Frenkel. Discreto il restante cast, fra cui la simpatica e coinvolgente Marcellina di Lara Rotili, e la Barbarina di Vittoria Lai.



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative