Cristiano De André: «Ritroviamo l’utopia»
Esce venerdì “De André canta De André volume 3”: «Nei brani una visione più elettrica e elettronica»
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MILANO. L’album più intenso, più politico e più rock: questo è il posto riservato al terzo capitolo nel cammino di riscoperta della musica del padre, secondo Cristiano De André. “De André canta De André Vol. 3”, in uscita venerdì di questa settimana, lo testimonia con dodici tracce registrate nel corso dell'omonimo tour, dove il repertorio di Faber è suonato con un approccio molto chitarristico ma che guarda oltre.
«Abbiamo cercato di contaminare le canzoni di mio padre e portarle verso la world music con una visione più elettrica ed elettronica», ha detto il musicista presentando il disco ieri a Milano. Se il suono cerca una nuova identità per brani come “Una storia sbagliata”, “Il testamento di Tito” e “Canzone per l'estate”, le liriche originali risuonano ancora attuali secondo Cristiano De André: «Ho scelto canzoni contro la guerra, ma anche sulla guerra contro noi stessi e sulle cose che ci siamo persi in questi anni – ha spiegato –. Di mio padre voglio tramandare la grande coerenza, un appiglio per i ragazzi in questo buio esistenziale. Nei giovani vedo un nuovo rinascimento per uscire da questo secondo Medioevo: i ragazzi ci daranno una mano a ritrovare l’energia che avevamo negli anni ’70, per non accettare più questo impero che ci ha detto che la felicità si può comprare».
Un brano come “Coda di lupo” esalta allora la forza delle utopie e nuovo significato si può trarre dai versi di “La guerra di Piero”, proposta con un arrangiamento elettrico di Osvaldo Di Dio: «La guerra oggi è diversa: una volta era facile vedere il potere che ci opprimeva, ma adesso è un batterio che si infiltra attraverso i media. È un periodo di depistaggio e i giornali non ne parlano perché sono comprati dai poteri forti».
«Abbiamo cercato di contaminare le canzoni di mio padre e portarle verso la world music con una visione più elettrica ed elettronica», ha detto il musicista presentando il disco ieri a Milano. Se il suono cerca una nuova identità per brani come “Una storia sbagliata”, “Il testamento di Tito” e “Canzone per l'estate”, le liriche originali risuonano ancora attuali secondo Cristiano De André: «Ho scelto canzoni contro la guerra, ma anche sulla guerra contro noi stessi e sulle cose che ci siamo persi in questi anni – ha spiegato –. Di mio padre voglio tramandare la grande coerenza, un appiglio per i ragazzi in questo buio esistenziale. Nei giovani vedo un nuovo rinascimento per uscire da questo secondo Medioevo: i ragazzi ci daranno una mano a ritrovare l’energia che avevamo negli anni ’70, per non accettare più questo impero che ci ha detto che la felicità si può comprare».
Un brano come “Coda di lupo” esalta allora la forza delle utopie e nuovo significato si può trarre dai versi di “La guerra di Piero”, proposta con un arrangiamento elettrico di Osvaldo Di Dio: «La guerra oggi è diversa: una volta era facile vedere il potere che ci opprimeva, ma adesso è un batterio che si infiltra attraverso i media. È un periodo di depistaggio e i giornali non ne parlano perché sono comprati dai poteri forti».
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