Le streghe sarde di Columbu al Festival di cinema del reale
di Álessandro Mele
Nuoro, con il film “Surbiles” si è aperta ieri sera la rassegna organizzata dall’Isre Il regista: «Affascinato da queste figure, carnefici ma vittime impotenti del Male»
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NUORO. Ieri al “Museo del Costume” di Nuoro c’è stata l’inaugurazione della seconda edizione di “IsReal”, il festival di cinema del reale “Sguardi sul Mediterraneo” organizzato dall’Isre. Il film che ha aperto la rassegna è stato l’attesissimo “Surbiles” di Giovanni Columbu, in prima assoluta nazionale dopo il passaggio al Festival di Locarno. La trama si presenta accattivante: in un'atmosfera inquietante e sovrannaturale, quasi da film horror, il documentario racconta le vampire della tradizione sarda: donne cui un tempo veniva attribuita la morte improvvisa e inspiegabile dei bambini. Il regista si è recato a Nuoro in occasione della proiezione, accompagnato dalla figlia Simonetta, attrice protagonista del film. Giovanni Columbu raccontando della sua produzione, ha modo di raccontare anche se stesso: «L’idea del film – dice il regista – nasce da racconti sentiti, anche di sfuggita, quando ero bambino, racconti che hanno lasciato dentro di me una traccia duratura. E insieme ai racconti anche oggetti, come quelli che vedevo nella casa dei miei nonni: una falce dentata, treppiedi rovesciati, rosari, grani di semola». Tutti questi elementi costituiscono un’attrattiva per le Surbiles, vere protagoniste dell’opera , esse emergono come figure inquietanti ma non esclusivamente maligne. La loro connotazione è fortemente malinconica e esse stesse non sono a conoscenza della potenza della loro cattiveria: «In origine mi sembravano solo figure afferenti al territorio del male – racconta Columbu – ma realizzando il film ho scoperto che in realtà sono più complesse: sono innanzitutto vittime, perché scontano delle colpe. Il Male si insinua dentro di loro e alla fine prende il sopravvento e le trasforma. Sono donne buone che diventano cattive senza volerlo. La surbile viene combattuta, allontanata, esorcizzata ma anche vista con una certa pietà dal resto della comunità».
In Surbiles la figura maschile non agisce, anzi, sembra proprio non esserci: il film può essere visto come una replica speculare del film “Su Re”, lì una figura positiva, Cristo, a cui nessuno crede, in un mondo popolato quasi da soli uomini; qui una figura dalle connotazioni negative, a cui credono in tanti, in un universo prettamente femminile. «Gli uomini – spiega l’autore – dormono, bevono, sembrano non sapere, non parlano. Ma non per un atteggiamento omertoso, quanto per l’indole dell’animo sardo che spinge a non dire. C’è un gioco delle parti: gli uomini si defilano per lasciare spazio alle donne».
La pellicola raggiunge il suo apice emotivo nel finale: un ballo tondo silenzioso, in una radura, quasi una trance spirituale in cui non si sente più la musica ma solo il rumore ritmico dei passi: «Quanto all’assenza della musica, in realtà li ho fatti ballare al suono della fisarmonica, ma una volta preso il ritmo – che non tutti conoscevano, perché alcuni erano malati psichici, ospiti del centro di salute mentale di Cagliari e della cooperativa “Il mio mondo” di Quartu Sant’Elena – hanno continuato a ballare. La rigidità del ballo tondo tradizionale sconfina così in qualcosa di meno composto e proprio la presenza di persone esterne a quel mondo, che prendono parte al ballo comporta quasi una elevazione verso il cielo». Columbu è già a lavoro con un nuovo film che presenterà il prossimo anno.
In Surbiles la figura maschile non agisce, anzi, sembra proprio non esserci: il film può essere visto come una replica speculare del film “Su Re”, lì una figura positiva, Cristo, a cui nessuno crede, in un mondo popolato quasi da soli uomini; qui una figura dalle connotazioni negative, a cui credono in tanti, in un universo prettamente femminile. «Gli uomini – spiega l’autore – dormono, bevono, sembrano non sapere, non parlano. Ma non per un atteggiamento omertoso, quanto per l’indole dell’animo sardo che spinge a non dire. C’è un gioco delle parti: gli uomini si defilano per lasciare spazio alle donne».
La pellicola raggiunge il suo apice emotivo nel finale: un ballo tondo silenzioso, in una radura, quasi una trance spirituale in cui non si sente più la musica ma solo il rumore ritmico dei passi: «Quanto all’assenza della musica, in realtà li ho fatti ballare al suono della fisarmonica, ma una volta preso il ritmo – che non tutti conoscevano, perché alcuni erano malati psichici, ospiti del centro di salute mentale di Cagliari e della cooperativa “Il mio mondo” di Quartu Sant’Elena – hanno continuato a ballare. La rigidità del ballo tondo tradizionale sconfina così in qualcosa di meno composto e proprio la presenza di persone esterne a quel mondo, che prendono parte al ballo comporta quasi una elevazione verso il cielo». Columbu è già a lavoro con un nuovo film che presenterà il prossimo anno.
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