La Nuova Sardegna

Grazia Deledda e il film "Viaggio a Stoccolma"

di Monica De Murtas
Una scena del film Viaggio a Stoccolma
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Una scena del film Viaggio a Stoccolma

Gran successo all'anteprima a Sassari del corto firmato da Gabriella Rosaleva

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SASSARI. Grazia Deledda viaggia su un treno che la porta da Milano a Stoccolma un viaggio lungo, che la scrittrice nuorese affronta con fatica, a lei non piace spostarsi da casa. Ma a questo viaggio Grazia non può sottrarsi ha un premio importante da ritirare: il Nobel per la Letteratura, E’ questo l’insolito plot del cortometraggio “Viaggio a Stoccolma” della regista Gabriella Rosaleva, presentato in anteprima assoluta al Teatro Civico di Sassari all’interno Forum Annuale delle Studiose di Cinema e Audiovisivi: "FAScinA". L’edizione 2017 del progetto intitolata “Vaghe stelle. Attrici del/nel cinema italiano” si è concentrata sul lavoro delle attrici nel panorama cinematografico nazionale con l’idea di confrontare una pluralità di volti, destini e storie.

«Un campo di indagine estremamente affascinante – dice Lucia Cardone, docente di Cinema, fotografia e televisione all’Università di Sassari – che racconta esperienze immerse nei contesti storico-sociali e produttivi più svariati. “Viaggio a Stoccolma” sintetizza al meglio l’anima del forum coinvolgendo in un progetto unico svariate figure femminili del panorama artistico italiano. La realizzazione del corto, coordinata da Lucia Cardone e da Giovanna Maina è stata curato dalla regista Gabriella Rosaleva che ha presentato il suo lavoro al pubblico insieme alla co-sceneggiatrice Alessandra Pigliaru, alla direttrice della fotografia Giusy Calia e all’attrice Maddalena Recino che interpreta Grazia. Sono intervenuti alla serata anche le attrici Antonella Masala (nel ruolo della mamma di Deledda) Antonella Puddu (la nonna) e la giovanissima Laura Marrone (Grazia bambina). Alla base del cortometraggio anche un’innovativa sinergia produttiva tra il Dipartimento di Scienze umanistiche e sociali dell’Università di Sassari, la Regione e la Fondazione Sardegna Film Commission.

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Il film proiettato in un teatro Civico gremito racconta in 15 minuti, con ritmo coinvolgente, una Grazia Deledda che sfugge dai soliti cliché. Non lascia spazio al didascalico la regia di Gabriella Rosaleva, nome prestigioso del cinema e della televisione italiana, che si cimenta in un lavoro che racconta il duplice viaggio di Grazia: quello fisico ma anche quello immaginario, onirico e altrettanto impegnativo in cui Deledda come in un sogno rivive i ricordi dolorosi del passato. «Da sempre ho desiderato lavorare su Grazia Deledda – dice Rosaleva – un’autrice aspra, rocciosa, come la sua terra, che ha saputo ascoltare la profonda bellezza della natura. In questo breve film ho cercato tra i vari messaggi di trasmettere anche il simbolismo di cui è intrisa la sua opera. Se almeno un’immagine, una frase resta allo spettatore e comincia a lavorare dentro l’obiettivo è raggiunto».

Accompagnata in viaggio dal marito Grazia guarda il paesaggio che scorre dal finestrino del treno. In questo non-luogo immersa nella dimensione atemporale del viaggio la scrittrice rivive le tappe fondamentali della sua esistenza attraverso una serie di memorie-flashback che aprono e chiudono le finestre della sua anima. Nevica dietro i finestrini del treno come nevicava dietro i vetri della sua casa mentre Enza la sua cara sorella moriva di parto. La neve, tanto amata da Grazia sin da bambina, racchiude da quel giorno in un legame indissolubile gioia e dolore, amore e morte. Il bianco immacolato della neve sarà per sempre un ricordo macchiato di rosso, nevica ed Enza è esanime sul letto, le sue vesti candide sporche di sangue. I legami spirituali portano Grazia alla sua terra che è l’ambientazione di tutti i suoi romanzi e dei ricordi e dentro i paesaggi di luce, pietra e lentischio Grazia incontra la nonna sorridente nel suo colorato abito tradizionale, ispiratrice di sogni e di magie ancestrali. Ritrova la madre, donna cupa chiusa in un lutto mai superato. Grazia vestita di bianco ritrova anche i personaggi dei suoi romanzi, tra cui una Marianna Sirca (Daniela Cossiga), maestosa quercia incastonata nella natura. «Cosa ti ha portato a scrivere cosi tante storie Grazia?», le chiede con un sorriso la nonna. «Scrivo per l’irresistibile miraggio che ho del mondo», replica l’autrice. E il volto della brava protagonista Maddalena Recino si illumina di un’intensità che commuove. La risposta di Grazia spiega un’intera esistenza e giustifica quella scrittura intrisa di realismo e magia che porterà Deledda nel 1926 al Nobel, unica scrittrice donna italiana ad aver ricevuto il premio. Ed è questa la frase, «l’immagine che resta» per riprendere le parole della regista «che comincia a lavorare dentro» a farci conoscere meglio una scrittrice ancora da esplorare.
 

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