Nuoro, il film sul Kurdistan in guerra vince il festival IsReal
di Marco Vitali
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Il regista turco Gurcan KeltekL’esigenza della denuncia nell’opera prima del regista turco Gurcan Keltek. Successo con 3mila spettatori per la rassegna dell’Isre
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NUORO . «Un film che con una materia grezza, frammentaria e orchestrata con originalità, riesce a trasportarci in un'esperienza estetica e politica di rara forza e bellezza. Il suo bianco e nero trasforma la realtà in una riflessione sulla lotta e la sopravvivenza dei viventi, uomini, animali, terra, con un finale di pura meraviglia e stupore che ci dà la vertigine del nostro essere al mondo». Con questa motivazione il film “Meteorlar” di Gürcan Keltek si è aggiudicato il primo premio della seconda edizione di IsReal, il Festival di cinema del reale dell’Isre di Nuoro. La giuria composta da Alessandro Comodin (regista), Manuela Buono (produttrice e distributrice) e Lorenzo Giusti (ex direttore del Museo Man) hanno votato all’unanimità per il film turco.
L’opera prima di Gürcan Keltek – nato a Izmir nel 1973 – racconta un Kurdistan sconvolto dalla repressione: tra le rovine di una guerra taciuta e rimossa, laddove la variazione di registro tra immagini di repertorio girate in prima linea, la narrazione in capitoli e l’interpretazione della scrittrice Ebru Ojen con passi scelti dal suo libro “The Vaccine” sembra rispondere a una necessità non solo artistica ma anche politica. Quando il potere impone l’uso della forza e la repressione delle minoranze come unico strumento dialettico, è più che mai necessario trovare un altro linguaggio per poter parlare. E nuovi occhi per tornare a vedere.
Il secondo premio va a “Spectres Are Haunting Europe” di Maria Kourkouta e Niki Giannari, sugli eventi di cronaca legati ai profughi di Idomeni, con la seguente motivazione: «Inquadrature parziali di corpi e di masse, dettagli e frammenti di un'umanità sofferente, voci che chiedono dignità. Il film riporta un angolo d'Europa in preda a migliaia di occhi ciechi e orecchie sorde. Durante lo scorrere delle immagini sullo schermo, il camminare cambia di significato: sentiamo così la necessità umana dell'andare, il desiderio rabbioso di essere riconosciuti, la tragica constatazione della propria impotenza. Il film rimanda alla condizione del migrante in ogni epoca e luogo, echi orribili della storia del ’900 e non solo».
Il premio della Giuria Giovani va a “Moo Ya” di Filippo Ticozzi, «per la capacità di raccontare con sensibilità e spontaneità tanto le piccole gioie della vita quotidiana quanto le atrocità e le violenze della guerra civile; per la bellezza delle inquadrature che offrono prospettive singolari e mai scontate; per lo sguardo del regista che sa essere allo stesso tempo tradizionalmente documentaristico e orientato all'innovazione».
«È stata un’edizione di grande successo su tutti i fronti – commenta il direttore artistico del Festival, Alessandro Stellino –. Abbiamo scommesso su un programma ancora più ricco di quello dell’anno scorso, con venticinque film presentati nell’arco di sei giorni e una costante affluenza di pubblico anche nelle fasce mattutine e pomeridiane, raggiungendo oltre le 3000 presenze. Gli spettatori hanno risposto alla programmazione con grande passione e curiosità, trattenendosi in sala per discutere dei film con i registi e dimostrando di aver gradito l’orientamento della selezione e le scelte artistiche alla base di essa. Gli stessi autori si sono dichiarati entusiasti e sorpresi di fronte all’accoglienza riservata alle loro opere. Si tratta di un’esperienza che può solo crescere e migliorare e sono lieto di essere già stato confermato alla guida della prossima edizione, da tenersi nella primavera prossima, perché significa che il lavoro fatto fin qui è stato valido e ci mette nelle condizioni di svolgere al meglio, e da subito, quello per il 2018».
L’opera prima di Gürcan Keltek – nato a Izmir nel 1973 – racconta un Kurdistan sconvolto dalla repressione: tra le rovine di una guerra taciuta e rimossa, laddove la variazione di registro tra immagini di repertorio girate in prima linea, la narrazione in capitoli e l’interpretazione della scrittrice Ebru Ojen con passi scelti dal suo libro “The Vaccine” sembra rispondere a una necessità non solo artistica ma anche politica. Quando il potere impone l’uso della forza e la repressione delle minoranze come unico strumento dialettico, è più che mai necessario trovare un altro linguaggio per poter parlare. E nuovi occhi per tornare a vedere.
Il secondo premio va a “Spectres Are Haunting Europe” di Maria Kourkouta e Niki Giannari, sugli eventi di cronaca legati ai profughi di Idomeni, con la seguente motivazione: «Inquadrature parziali di corpi e di masse, dettagli e frammenti di un'umanità sofferente, voci che chiedono dignità. Il film riporta un angolo d'Europa in preda a migliaia di occhi ciechi e orecchie sorde. Durante lo scorrere delle immagini sullo schermo, il camminare cambia di significato: sentiamo così la necessità umana dell'andare, il desiderio rabbioso di essere riconosciuti, la tragica constatazione della propria impotenza. Il film rimanda alla condizione del migrante in ogni epoca e luogo, echi orribili della storia del ’900 e non solo».
Il premio della Giuria Giovani va a “Moo Ya” di Filippo Ticozzi, «per la capacità di raccontare con sensibilità e spontaneità tanto le piccole gioie della vita quotidiana quanto le atrocità e le violenze della guerra civile; per la bellezza delle inquadrature che offrono prospettive singolari e mai scontate; per lo sguardo del regista che sa essere allo stesso tempo tradizionalmente documentaristico e orientato all'innovazione».
«È stata un’edizione di grande successo su tutti i fronti – commenta il direttore artistico del Festival, Alessandro Stellino –. Abbiamo scommesso su un programma ancora più ricco di quello dell’anno scorso, con venticinque film presentati nell’arco di sei giorni e una costante affluenza di pubblico anche nelle fasce mattutine e pomeridiane, raggiungendo oltre le 3000 presenze. Gli spettatori hanno risposto alla programmazione con grande passione e curiosità, trattenendosi in sala per discutere dei film con i registi e dimostrando di aver gradito l’orientamento della selezione e le scelte artistiche alla base di essa. Gli stessi autori si sono dichiarati entusiasti e sorpresi di fronte all’accoglienza riservata alle loro opere. Si tratta di un’esperienza che può solo crescere e migliorare e sono lieto di essere già stato confermato alla guida della prossima edizione, da tenersi nella primavera prossima, perché significa che il lavoro fatto fin qui è stato valido e ci mette nelle condizioni di svolgere al meglio, e da subito, quello per il 2018».
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