IL FILM DELLA SETTIMANA
Il nuovo Blade Runner è all’altezza del primo
di Franco Azuma
Alberto Barbera, che tanto lo avrebbe voluto a Venezia, lo ha definito «il miglior sequel di sempre». Forse esagera il direttore della Mostra del cinema - vengono in mente subito almeno un altro...
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Alberto Barbera, che tanto lo avrebbe voluto a Venezia, lo ha definito «il miglior sequel di sempre». Forse esagera il direttore della Mostra del cinema - vengono in mente subito almeno un altro paio di titoli - ma di certo “Blade Runner 2049” non ha deluso mettendo d'accordo un po' tutti. Critica e pubblico. Compresi i cultori del primo, indimenticabile “Blade Runner” diretto da Ridley Scott.
Trentacinque anni dopo (trenta dal punto di vista narrativo perché la storia era ambientata nel 2019) ecco alla regia Denis Villeneuve, talentuoso regista canadese che da alcuni anni si è spostato negli Stati Uniti senza farsi risucchiare dagli imperanti modelli hollywoodiani e trovando un miracoloso equilibrio tra una dimensione più autoriale e mainstream. “Blade Runner 2049” ne è l'esempio perfetto, con una narrazione che non ha paura di prendersi pause e silenzi e una messinscena che evita quel dinamismo eccessivo tipico delle grandi produzioni di oggi. Il film di Villeneuve, come il predecessore anni Ottanta, vive soprattutto sull'atmosfera. Su un forte impatto visivo (grazie anche al grande lavoro di un maestro della fotografia come Roger Deakins) capace di portare lo spettatore in una dimensione esistenziale, di fronte a interrogativi che attraverso la fantascienza trovano nuovo modo di porsi. Così “Blade Runner 2049” pur non raggiungendo in assoluto lo stesso livello, si dimostra valida continuazione dell'universo creato, a partire dalle parole di Philip K. Dick, dal film di Ridley Scott che ha segnato l'immaginario collettivo.
Trentacinque anni dopo (trenta dal punto di vista narrativo perché la storia era ambientata nel 2019) ecco alla regia Denis Villeneuve, talentuoso regista canadese che da alcuni anni si è spostato negli Stati Uniti senza farsi risucchiare dagli imperanti modelli hollywoodiani e trovando un miracoloso equilibrio tra una dimensione più autoriale e mainstream. “Blade Runner 2049” ne è l'esempio perfetto, con una narrazione che non ha paura di prendersi pause e silenzi e una messinscena che evita quel dinamismo eccessivo tipico delle grandi produzioni di oggi. Il film di Villeneuve, come il predecessore anni Ottanta, vive soprattutto sull'atmosfera. Su un forte impatto visivo (grazie anche al grande lavoro di un maestro della fotografia come Roger Deakins) capace di portare lo spettatore in una dimensione esistenziale, di fronte a interrogativi che attraverso la fantascienza trovano nuovo modo di porsi. Così “Blade Runner 2049” pur non raggiungendo in assoluto lo stesso livello, si dimostra valida continuazione dell'universo creato, a partire dalle parole di Philip K. Dick, dal film di Ridley Scott che ha segnato l'immaginario collettivo.
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