La Nuova Sardegna

lo spettacolo di Actores Alidos 

“Eros e Thanatos”, corpi in un labirinto di emozioni

di Roberta Sanna
“Eros e Thanatos”, corpi in un labirinto di emozioni

QUARTU SANT’ELENA. Piccoli oggetti usciti da uno scrigno e appoggiati su una scrivania a disegnare un percorso, sono le tappe di un periodo di malattia e cura affrontato in una città straniera....

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QUARTU SANT’ELENA. Piccoli oggetti usciti da uno scrigno e appoggiati su una scrivania a disegnare un percorso, sono le tappe di un periodo di malattia e cura affrontato in una città straniera. Attraverso il racconto i ninnoli acquistano un significato specifico, importante, emotivo. In un’altra stanza, tra grandi teche, un’altra figura femminile sussurra storie del passato e del futuro, invita ad immaginare macchine del tempo e ascensori per l’aldilà.

Dentro allo spettacolo “Eros e Thanatos”, presentato da Actores Alidos con la collaborazione della compagnia danese Cantabile2, ci si muove di stanza in stanza negli interni labirintici del Convento dei Capuccini a Quartu, con le attrici Valeria Pilia, Francesca Cara, Virginia Viviano e Marta Proietti Orzella. Gli spettatori, a tre a tre, attendono il loro turno alternandosi nelle varie visite, partecipando ad esperienze frutto dell’elaborazione del vissuto delle attrici attraverso il lavoro personale e di prove con Nullo Facchini, il regista italiano dal 1984 in Danimarca, con il metodo Human Specific.

Superando la finzione del personaggio e del copione gli attori interpretano sé stessi, agendo un teatro di cui sono autori e materia stessa. Pian piano lo spettatore di “Eros e Thanatos”, superata l’incertezza durante la prima “visita”, entra in una dimensione altra, fatta di sguardo interiore e di condivisione nel piccolo gruppo, in cui l’attore agisce direttamente da evocatore di emozioni, coinvolgendo attraverso domande legate al proprio racconto.

Così quella che si è andata a creare in questo spettacolo/esperienza è una profonda intimità comunicativa tra le quattro persone immerse in un ambiente in vari modi evocativo, come con gli oggetti rappresentativi di un racconto personale e doloroso, le teche che ospitano materiali simbolici e inducono all’intimità anche fisica, la penombra dell’alcova fra tendaggi e cuscini dove si parla dell’eros, di trasgressione e desiderio, o la stanza dei frati malati dove un grande letto bianco invita ad una contiguità umana, di contatti affettivi e non erotici. Un itinerario felicemente riuscito, che ogni spettatore vive a suo modo, e che per gli aspetti di verità, poesia e umanità riesce a toccare nel profondo.



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