la rassegna
Letture e reading: con “Parole spalancate” mille versi dall’isola
CAGLIARI. “Parole spalancate”, due giorni di letture e reading dove si sono avvicendate le voci più solide della produzione isolana tra cui Alberto Masala, Valentina Neri, Savina Dolores Massa,...
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CAGLIARI. “Parole spalancate”, due giorni di letture e reading dove si sono avvicendate le voci più solide della produzione isolana tra cui Alberto Masala, Valentina Neri, Savina Dolores Massa, Alberto Lecca, con alcuni poeti come Claudio Pozzani, Mauro Macario, Luca Bassi Andreasi.
L’incontro è stato scandito da alcuni omaggi: a Giulio Angioni, a Jeff Burkley con un concerto per voce e chitarra di Alessio Franchini, e a Marc Porcu. Accompagnato in sottofondo dal clarino di Dimitri Porcu(figlio di Marc), Serge Pey ha recitato versi, non sense geografici, echi di surrealismi come poeta funambolo, mentre Chiara Mulas, in piedi sopra un tavolo come una madonna nuragica fioriva petali rossi, partoriva biglie di cristallo, regalava un controcanto italiano. Alberto Masala, accompagnato al sax da Marco Colonna, ha scelto l’improvvisazione jazz ma anche il rap per dire in versi le bombe che avvelenano la Sardegna. Carlo Pozzani ha presentato poesie tratte da “La marcia dell’ombra” come un rapper, come un corpo che suona: «Danzo la danza delle idee geniali/sperando tu mi dica qualcosa di nuovo/ Danzo la danza dei perdenti e perduti/sapendo che i miei passi saranno vani». (d.p.)
L’incontro è stato scandito da alcuni omaggi: a Giulio Angioni, a Jeff Burkley con un concerto per voce e chitarra di Alessio Franchini, e a Marc Porcu. Accompagnato in sottofondo dal clarino di Dimitri Porcu(figlio di Marc), Serge Pey ha recitato versi, non sense geografici, echi di surrealismi come poeta funambolo, mentre Chiara Mulas, in piedi sopra un tavolo come una madonna nuragica fioriva petali rossi, partoriva biglie di cristallo, regalava un controcanto italiano. Alberto Masala, accompagnato al sax da Marco Colonna, ha scelto l’improvvisazione jazz ma anche il rap per dire in versi le bombe che avvelenano la Sardegna. Carlo Pozzani ha presentato poesie tratte da “La marcia dell’ombra” come un rapper, come un corpo che suona: «Danzo la danza delle idee geniali/sperando tu mi dica qualcosa di nuovo/ Danzo la danza dei perdenti e perduti/sapendo che i miei passi saranno vani». (d.p.)
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