Torture atroci nei romanzi di Emilio Salgari
I lettori che hanno confidenza con l’opera di Emilio Salgari sanno che, in ogni suo romanzo, qualche tortura non manca mai: non per niente, nel 2011, l’editore Zandonai ne ha ricavato, per la cura di...
1 MINUTI DI LETTURA
I lettori che hanno confidenza con l’opera di Emilio Salgari sanno che, in ogni suo romanzo, qualche tortura non manca mai: non per niente, nel 2011, l’editore Zandonai ne ha ricavato, per la cura di Santi Urso, un curioso e suggestivo Suppliziario salgariano. Quegli stessi lettori sanno pure che, quanto a torture, gli eroi salgariani, al pari dei malvagi, non sono esenti da crudeltà e dal compiacimento dei seviziatori.
Prendiamo I Misteri della Jungla Nera: anche sull’isola di Raimangal, Tremal-Naik e il suo servo, il maharatto Kammamuri, non mancano di esercitarvisi ai danni del malcapitato nemico, cui vengono prima arrostite le piante dei piedi per farlo parlare, ma senza risultato. Sarà Kammamuri però, per evitare che il prigioniero muoia senza proferire parola, a proporre la tortura del «cava stoppacci»: un trapano alla cui estremità sono applicati «due spiragli opposti, d’acciaio temperato, con due punte, lontane l’una dall’altra un centimetro». Punte, s’aggiungerà, da applicare all’alluce della vittima.
Lo stesso Kammamuri mostra di sapere il fatto suo e rassicura il suo padrone: «I maharatti se ne intendono». Il risultato, questa volta, non si fa attendere: «Il torturato, scosso da una terribile commozione, mandò un urlo disperato».
Prendiamo I Misteri della Jungla Nera: anche sull’isola di Raimangal, Tremal-Naik e il suo servo, il maharatto Kammamuri, non mancano di esercitarvisi ai danni del malcapitato nemico, cui vengono prima arrostite le piante dei piedi per farlo parlare, ma senza risultato. Sarà Kammamuri però, per evitare che il prigioniero muoia senza proferire parola, a proporre la tortura del «cava stoppacci»: un trapano alla cui estremità sono applicati «due spiragli opposti, d’acciaio temperato, con due punte, lontane l’una dall’altra un centimetro». Punte, s’aggiungerà, da applicare all’alluce della vittima.
Lo stesso Kammamuri mostra di sapere il fatto suo e rassicura il suo padrone: «I maharatti se ne intendono». Il risultato, questa volta, non si fa attendere: «Il torturato, scosso da una terribile commozione, mandò un urlo disperato».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google