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Tra paura e speranza, geometria delle passioni

Tra paura e speranza, geometria delle passioni

«Geometria delle passioni. Paura, speranza, felicità, filosofia e uso politico» (Feltrinelli, 530 pagine, 15 euro) è l’ultimo libro di Remo Bodei. A lungo le passioni sono state condannate come...

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«Geometria delle passioni. Paura, speranza, felicità, filosofia e uso politico» (Feltrinelli, 530 pagine, 15 euro) è l’ultimo libro di Remo Bodei. A lungo le passioni sono state condannate come fattori di turbamento o di perdita temporanea della ragione. Diverse strategie sono state cosi elaborate per estirparle, temperarle o addomesticarle. Ma, mentre dal punto di vista dell’individuo, si mira all’autocontrollo, dal punto di vista della società, si tende piuttosto a forgiare, per loro tramite, strumenti di dominio politico. In quanto relativamente fisse nei loro obiettivi e vischiose nella loro composizione, esse erano considerate nel passato suscettibili sia di una rigorosa sistemazione filosofica, sia di un adeguato trattamento politico. Si direbbe invece che oggi siano non soltanto inclassificabili, ma anche soverchiate dai “desideri” (passioni orientate verso mete future). Attraverso un’analisi di ampio respiro teorico e storico, questo libro mostra come l’opposizione tra ragione e passioni indica il fallimento di ogni etica e di ogni politica che continuino a oscillare tra norme repressive e atteggiamenti lassistici. Nella sua struttura, il volume è concepito in termini “geometrici”: in forma di un’ellisse disegnata secondo coppie di “fuochi”. Paura e speranza, nella loro tensione complementare, ne compongono i nuclei generatori. Da esse si snoda il percorso di ricerca, che attraversa anche “valichi” del pensiero filosofico e alcuni luoghi esemplari della teoria politica.

Sempre quest’anno di Remo Bodei è uscito “Le forme del bello” (Il Mulino, 227 pagine, 16 euro). Dal modello classico all'estetica dell'assenza di regole: la storia dell'idea di bellezza è segnata dal progressivo disgregarsi del paradigma armonico di un perfetto ordine cosmico in cui il bello si collega al vero e al bene. Se in età moderna si fa esperienza del molteplice e dell'individuale, a fine Settecento si approda a una netta rivincita del sublime e del brutto. Ma è soprattutto il Novecento che rivendica il valore estetico della deformità e delle dissonanze come generatori di ordini sconosciuti. Malgrado il discredito che in alcune teorie colpisce oggi il concetto di bello, sorprendentemente esso continua a rinnovarsi, sottraendosi a qualunque definizione univoca e conclusiva.

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