Domani il Premio Cubeddu Omaggio a un grande regista
di Roberto Sanna
Al Civico la serata dedicata a uno degli autori più innovativi della scena sarda E venerdì e sabato la compagnia Teatro Sassari porta in scena “Miseria e nobiltà”
2 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. A dieci anni esatti dalla scomparsa, la Compagnia Teatro Sassari commemorerà domani il suo fondatore e storico regista Giampiero Cubeddu assegnando il premio biennale di drammaturgia a lui intitolato e giunto alla quinta edizione. L’appuntamento per la cerimonia conclusiva è alle 19 al Teatro Civico, dove venerdì e sabato la stessa compagnia porterà in scena la commedia “Miseria e nobiltà” proprio con la stessa versione diretta da Giampiero Cubeddu e ripresa per l’occasione da Alfredo Ruscitto. Alla giuria, presieduta da Cosimo Filigheddu e composta anche da Gianni Garrucciu, Mario Lubino, Clara Farina e Donatella Sechi, sono arrivati nove elaborati e domani sera verrà annunciato il nome del vincitore. La manifestazione è organizzata in collaborazione con il Rotary Club Sassari, il Premio Ozieri, il Comune di Sassari, la Regione Sardegna e la Fondazione Sardegna.
Il premio è destinato ad opere teatrali, monologhi inclusi, che si distinguono per originalità e qualità dell’intreccio, dei dialoghi, della costruzione dei personaggi, nonché della novità nell’utilizzo della tecnica drammaturgica, con tematica sarda, di autori sardi e non, scritte sia nelle varianti linguistiche regionale, sono ammesse opere scritte anche in italiano, purché rispettino l’ambientazione tematica sarda. Il modo giusto per ricordare la figura di Giampiero Cubeddu, intellettuale che ha saputo reinventare il teatro sardo danfogli un’identità precisa e valorizzando l’utilizzo del dialetto. Alcuni suoi lavori come “Occi, mei, occi toi”, “Parauri”, “La faradda di li macchi” di Leonardo Sole, “Foggu di pimpisa” di Giovanni Enna , “Farendi in Turritana” di Ardau Cannas e “Lu patiu “ di Cesarino Mastino ancora oggi sono capaci di entusiasmare la platea, dimostrando la profondità e l’attualità del suo lavoro. «Per Giampiero tutto era teatro. Tutta la sua esperienza era legata alle tavole del palcoscenico – dice Mario Lubino, presidente della Compagnia Teatro Sassari , presentando il Premio–. Anche il suo affrontare la farsa era rigoroso, legato indissolubilmente alle regole del far teatro tenendo conto della lezione della commedia dell’arte. Il teatro per lui coincideva con la lettura storica dell’opera che doveva essere rappresentata. S’impose come regista perché aveva intuito con un’intelligenza lucida i limiti della regia e della messa in scena e ritrovò diverse possibilità di realizzazione di un’opera in cui il teatro sfocia in poesia. Il ritmo, la precisione degli attacchi erano cardini fondamentali del fare teatro».
Il premio è destinato ad opere teatrali, monologhi inclusi, che si distinguono per originalità e qualità dell’intreccio, dei dialoghi, della costruzione dei personaggi, nonché della novità nell’utilizzo della tecnica drammaturgica, con tematica sarda, di autori sardi e non, scritte sia nelle varianti linguistiche regionale, sono ammesse opere scritte anche in italiano, purché rispettino l’ambientazione tematica sarda. Il modo giusto per ricordare la figura di Giampiero Cubeddu, intellettuale che ha saputo reinventare il teatro sardo danfogli un’identità precisa e valorizzando l’utilizzo del dialetto. Alcuni suoi lavori come “Occi, mei, occi toi”, “Parauri”, “La faradda di li macchi” di Leonardo Sole, “Foggu di pimpisa” di Giovanni Enna , “Farendi in Turritana” di Ardau Cannas e “Lu patiu “ di Cesarino Mastino ancora oggi sono capaci di entusiasmare la platea, dimostrando la profondità e l’attualità del suo lavoro. «Per Giampiero tutto era teatro. Tutta la sua esperienza era legata alle tavole del palcoscenico – dice Mario Lubino, presidente della Compagnia Teatro Sassari , presentando il Premio–. Anche il suo affrontare la farsa era rigoroso, legato indissolubilmente alle regole del far teatro tenendo conto della lezione della commedia dell’arte. Il teatro per lui coincideva con la lettura storica dell’opera che doveva essere rappresentata. S’impose come regista perché aveva intuito con un’intelligenza lucida i limiti della regia e della messa in scena e ritrovò diverse possibilità di realizzazione di un’opera in cui il teatro sfocia in poesia. Il ritmo, la precisione degli attacchi erano cardini fondamentali del fare teatro».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google