La Nuova Sardegna

Da Eduardo a Firth la grande prosa ritorna a Sassari

di Paolo Coretti
Da Eduardo a Firth la grande prosa ritorna a Sassari

Nel cartellone Cedac dodici titoli in scena sino ad aprile Si parte il 12 dicembre: sul palco Lopez e Solenghi 

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SASSARI. Viaggio nelle emozioni con i grandi protagonisti della scena e le stelle della danza tra classici capolavori e testi contemporanei, celebri balletti e inedite coreografie: si alza il sipario sulla stagione della Grande Prosa, allestita dal Cedac al Teatro Comunale dal prossimo 12 dicembre al 5 aprile 2008. In cartellone dodici titoli. Tra i protagonisti sul palco, Mariangela D’Abbraccio e Geppy Gleijeses, Alessandro Haber e Lucrezia Lante Della Rovere, Angela Finocchiaro, Laura Curino, Massimo Venturiello, Enrico Ianniello, Tony Laudadio, Andrea Renzi, Luciano Saltarelli, Elena Bucci, Massimo Lopez e Tullio Solenghi.

L'inaugurazione della stagione è affidata al travolgente “Massimo Lopez e Tullio Solenghi Show” – martedì 12 dicembre alle 21 – in cui l'affiatato duo proporrà una serie di “ritratti” mettendo in luce vizi e virtù, debolezze e stravaganze con humour e leggerezza, tra battute, sketches e canzoni.

Martedì 9 gennaio alle 21 andrà in scena “Filumena Marturano” di Eduardo De Filippo: un classico del Novecento con Mariangela D’Abbraccio e Geppy Gleijeses per la regia di Liliana Cavani, che affronta il tema, estremamente attuale quando il dramma fu scritto, della condizione dei figli illegittimi e delle responsabilità di chi li ha messi al mondo. Sarà poi la volta – giovedì 25 gennaio alle 21 – de “Le relazioni pericolose: conto aperto tra la marchesa di Merteuil e il visconte di Valmont ovvero lettere raccolte tra un gruppo di persone e pubblicate a scopo d'istruirne alcune altre”, dal romanzo di Pierre Ambroise Choderlos de Laclos. Con progetto ed elaborazione drammaturgica di Elena Bucci (che firma anche la regia) e Marco Sgrosso, protagonisti sulla scena con Gaetano Colella.

Ritratto di famiglia – lunedì 5 febbraio alle 21 – con “Il Padre” – di Florian Zeller, con Alessandro Haber e Lucrezia Lante Della Rovere accanto a David Sebasti, Daniela Scarlatti, Ilaria Genatiempo e Riccardo Floris, con la regia di Pietro Maccarinelli. E’ un viaggio dentro la malattia, in una progressiva perdita della memoria che corrisponde alla perdita di sé. La figura dell'amato padre sembra svanire insieme ai suoi ricordi, la sua personalità si trasforma con l'aggravarsi di una forma di demenza sotto gli occhi della figlia che l’ha accolto in casa e assiste al degrado tra affettuosa comprensione e sgomento.

Surreale e grottesco, “New Magic People Show” dall’opera di Giuseppe Montesano, che sarà messa in scena da Enrico Ianniello, Tony Laudadio, Andrea Renzi e Luciano Saltarelli lunedì 26 febbraio alle 21. Racconta «il senso di nevrotico sovraffollamento del condominio globale» attraverso le maschere dei moderni sudditi televisivi, i cui impulsi sono governati dalla pubblicità, accanto ai «venditori e compratori di anime». Fotografia inquietante di un'epoca invasa dalla politica, devastata dal consumismo, priva degli antichi valori e soggiogata da facili slogans.

Echi di una Sardegna senza tempo nel “Macbettu” di Alessandro Serra, liberamente tratto dal dramma di William Shakespeare – mercoledì 7 marzo alle 21 – che ripercorre la (ir)resistibile ascesa del nobile generale sedotto dal miraggio del trono offertogli dalle “sorelle fatali”. “Calendar Girls” di Tim Firth – dall'omonimo film – è lo spettacolo in cartellone lunedì 26 marzo alle 21, con Angela Finocchiaro e Laura Curino. Racconta la singolare iniziativa di un gruppo di donne, socie del Women’s Institute, che allo scopo di raccogliere fondi si fanno immortalare da un fotografo dilettante in tutta la loro matura bellezza.

Suggellerà il cartellone della Grande Prosa – venerdì 20 aprile alle 21 – il suggestivo “Profumo di donna” diretto e interpretato da Massimo Venturiello, con Irma Ciaramella, Camillo Grassi, Andrea Monno, Claudia Portale, Sara Scotto di Luzio, Franco Silvestri e la voce di Tosca. Il dramma della solitudine, acuita dalla cecità del protagonista, un capitano in pensione, costretto ad affidarsi agli altrui occhi, affiora prepotentemente nello spettacolo tratto dal romanzo “Il buio e il miele” di Giovanni Arpino.



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