La Nuova Sardegna

Mara Venier: «Dissi no a un politico»

Fausto Brizzi difeso dalla moglie: «Quelle che girano sono voci infondate»

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ROMA. Ancora guai per Fausto Brizzi, accusato stavolta dalla tatuatrice Vanya Stone che racconta alla rivista “Grazia” di un provino trasformato in abuso sessuale denunciato in un esposto per molestie due anni fa. All'epoca dei fatti – spiega il settimanale – le risposero che non c'erano prove e quindi non si poteva agire.

«Un giorno, su Facebook, Fausto Brizzi mi scrive dicendomi che gli piacerebbe conoscermi per, forse, usarmi in un film – racconta –. Mi invita nel suo studio, nel quartiere di San Lorenzo, a Roma. Mi trovo in un loft a due piani, lui mi fa salire al secondo dove ci sono una Jacuzzi, una doccia e un letto. Io sono perplessa ma lui mi spiega che lì, a volte, si ferma a dormire dopo il lavoro. Mi dice che vuole farmi un paio di foto e che mi devo spogliare perché i jeans e la maglietta possono nascondere eventuali difetti. Resto in mutande e reggiseno e lui comincia a toccarmi e a fare apprezzamenti. Io mi sento a disagio, per cui mi rivesto di corsa. A quel punto mi offre un massaggio – lì accanto c'era un lettino da massaggiatore – io rifiuto e lui mi si siede vicino e riprende a toccarmi. Vedo la foto di una donna e gli chiedo se quella sia sua moglie. Lui mi dice che non lo è ancora, che si devono sposare due giorni dopo. E poi, all'improvviso, si spoglia e prende a masturbarsi».

«Girano molte voci e tali sono per me. Mia madre non sta bene e questa è la mia priorità ora», è invece il commento della moglie di Brizzi, Claudia Zanella, contenuto in un’intervista rilasciata a Oggi. Il settimanale racconta anche i retroscena dello scandalo: «Il regista ha deciso di uscire allo scoperto con un comunicato del suo legale solo dopo che Oggi ha rivelato la crisi tra lui e Claudia Zanella».

Lo stesso settimanale va in edicola con un’intervista di Mara Venier, che racconta: «Se avessi dovuto denunciare tutti quelli che mi sono “zompati” addosso per provarci, avrei riempito le galere. Invece ho reagito, ho anche dato due ceffoni quando sono serviti, e me ne sono andata».

In particolare, la Venier parla di una cena a casa di un importante politico, alla quale era andata con due amici e altre persone: «A fine cena, mi dice: “Vieni a vedere i miei quadri?”. Quando torniamo scopro che gli altri, anche i miei due amici, sono andati via. Erano tutti d'accordo. Dissi: “Guarda che hai capito male” e me ne andai. Non ero arrabbiata con lui, ma con gli amici che mi avevano tradita».

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