Dagli involtini primavera alla discoteca del futuro
Ma come fanno i cinesi che si trasferiscono in Sardegna ad aprire negozi, ristoranti e addirittura megastore?
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Ma come fanno i cinesi che si trasferiscono in Sardegna ad aprire negozi, ristoranti e addirittura megastore? Chi fornisce loro il capitale per avviare queste attività commerciali? Esiste una sorta di mutuo soccorso tra connazionali in cerca di fortuna all’estero? Sono quesiti che un po’ tutti si pongono alla vista di tanti locali con la lanterna rossa. Ma il bello è che la risposta si può sintetizzare in due parole: molto lavoro. Lo dimostrano alcune storie raccolte a Sassari, dove la comunità cinese, pur conservando la tipica riservatezza, è ben integrata e dà occupazione a tanti italiani. Storie come quella di Zhongbiao Qiu (per gli amici semplicemente Zho), 46 anni, sposato e con tre figli, due dei quali nati qui, il quale sta per aprire una discoteca avveniristica nel tratto di strada che separa Sant’Orsola dalla borgata di Li Punti. «Non posso nascondere – dice – che l’eccessiva burocrazia italiana ci ha un po’ frenato, tuttavia contiamo di inaugurare il locale ben prima di Natale». Ad attendere l’esordio ci sono una trentina di giovani sassaresi, ai quali Zhu ha offerto un posto di lavoro nel mondo dell’intrattenimento. «Il locale è grande circa 500 metri quadrati – racconta il titolare – ed è stato realizzato con lo stesso stile delle più moderne discoteche cinesi: passerelle, spettacolari giochi di luce, un impianto audio all’avanguardia. Ho voluto fare qualcosa che qui non esisteva». Si chiamerà “88 discoclub”, perché l’otto in Cina porta fortuna.
Zhongbiao Qiu è arrivato direttamente a Sassari nel 1998, quando aveva 25 anni. Ad attenderlo c’era una zia che campava grazie all’attività di venditrice ambulante: accendini, animaletti meccanici e tutte quella merce un po’ particolare che abbiamo imparato a conoscere. «Mi misi a lavorare con lei anche tredici ore al giorno – racconta –, praticamente non avevo tempo libero, giravo per tutti i paesi del Logudoro». Ma l’obiettivo di Zhu era molto preciso: crescere. Così dalla scatoletta legata al collo è passato in pochi anni a gestire un negozio di abbigliamento nel centro storico di Sassari. E, sempre faticando notte e giorno, ha poi fatto il salto verso Predda Niedda, con il megastore “Undeground”. Infine – nel 2013 – ha inaugurato il primo bar cinese in città, il “188”, aperto 24 ore su 24. E ora la discoteca. Un’ascesa commerciale e sociale spaventosa.
Discorso simile per Jiao Zhibin, titolare del sushi bar “Koko”. «Appena arrivato a Sassari – ricorda – ho lavorato duro per dieci anni sino a mettere da parte i soldi per un locale mio. Non ho fratelli: in Cina c’era la legge del “parto unico”. Poi l’hanno capito anche lì: il miglior anticoncezionale è lo sviluppo economico». (andr. mass.)
Zhongbiao Qiu è arrivato direttamente a Sassari nel 1998, quando aveva 25 anni. Ad attenderlo c’era una zia che campava grazie all’attività di venditrice ambulante: accendini, animaletti meccanici e tutte quella merce un po’ particolare che abbiamo imparato a conoscere. «Mi misi a lavorare con lei anche tredici ore al giorno – racconta –, praticamente non avevo tempo libero, giravo per tutti i paesi del Logudoro». Ma l’obiettivo di Zhu era molto preciso: crescere. Così dalla scatoletta legata al collo è passato in pochi anni a gestire un negozio di abbigliamento nel centro storico di Sassari. E, sempre faticando notte e giorno, ha poi fatto il salto verso Predda Niedda, con il megastore “Undeground”. Infine – nel 2013 – ha inaugurato il primo bar cinese in città, il “188”, aperto 24 ore su 24. E ora la discoteca. Un’ascesa commerciale e sociale spaventosa.
Discorso simile per Jiao Zhibin, titolare del sushi bar “Koko”. «Appena arrivato a Sassari – ricorda – ho lavorato duro per dieci anni sino a mettere da parte i soldi per un locale mio. Non ho fratelli: in Cina c’era la legge del “parto unico”. Poi l’hanno capito anche lì: il miglior anticoncezionale è lo sviluppo economico». (andr. mass.)
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