Coccole e baci, i “vizi” che aiutano a crescere
Monica De Murtas
Successo a Sassari del convegno sull’Alto contatto con il pediatra Carlos Gonzales e la psicologa Alessandra Bortolotti
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SASSARI. Oltre duecento persone hanno affollato la sala conferenze dell’Ersu per l’attesissimo convegno dal titolo “Dall’alto contatto al distacco fisiologico”, organizzato dal Centro Nascita Serena. La giornata di studio e dibattito ha avuto come relatori due specialisti, di fama mondiale, del metodo educativo dell’alto contatto, per la prima volta in Sardegna: il pediatra Carlos Gonzales e la psicologa perinatale Alessandra Bortolotti. Basato su amore, rispetto e libertà “l’alto contatto” riporta il bambino al centro dell’attenzione educativa, dà voce ai suoi bisogni imprescindibili contro pregiudizi sociali e culturali duri a morire. In una società dove impera il principio del distacco asettico e dell’indipendenza precoce, dati scientifici mostrano invece l’importanza di uno stile di accudimento pedagogico fatto di contatto, vicinanza, latte materno. «Questi atteggiamenti – spiega Gonzales – contribuiscono a far crescere bambini sereni e a farli diventare adulti sicuri di se stessi, capaci di vivere autonomamente la fase naturale del distacco della famiglia e di affrontare la vita con un ricco bagaglio di certezze. In sala ad ascoltare le relazioni dei due studiosi tante mamme e altrettanti babbi con figli al seguito e professionisti del settore: ostetriche, pediatri, operatori perinatali.
Per molti genitori Gonzales è un vero mito, una guida salvifica, anche se lui ha sempre illustrato il suo metodo con tutta l’umiltà e la leggerezza di chi non pretende di essere detentore unico di verità assolute. La sua fama negli ultimi vent’anni è arrivata ben al di là della Catalogna, sua terra natale. Pediatra, babbo, nonno e autore di best-seller, Gonzalez è considerato una delle voci internazionali più autorevoli su temi come educazione, allattamento e svezzamento. Alessandra Bortolotti, psicologa, esperta del periodo perinatale, mamma è autrice di numerosi volumi editi da Mondadori e del famosissimo “E se poi prende il vizio?”. Informale e ironico il pediatra spagnolo parla al pubblico mostrando una serie di slide che illustrano il modo di viver la maternità dei primati e degli esseri umani sino a qualche decennio fa. “L’invenzione dei passeggini e dei girelli è molto recente – spiega –, l’uomo come la scimmia ha sempre tenuto i suoi cuccioli sopra di sé, legati a sé. La stessa fascia che in queste antiche foto vediamo indossata dalle donne africane la ritroviamo nei popoli scandinavi e germanici: pur non avendo avuto alcun contatto tra loro hanno tutti sviluppato modalità identiche di accudimento della prole. Questo perché alcuni comportamenti sono innati o arrivano dalla pratica quotidiana». La società industriale moderna caratterizzata da ritmi ed esigenze diverse rispetto al passato sembra aver dimenticato dunque alcune regole istintuali che, spiega Gonzales, ognuno dovrebbe ritrovare dentro di se. «Mamma gorilla – sottolinea – non chiede al pediatra quando è arrivato il momento di svezzare il figlio e introdurre la banana nell’alimentazione, sa, capisce quando il cucciolo ha fame, non ha orologi per capire quando è l’ora della poppata. Dobbiamo rimparare a farci guidare dalla naturalezza per gestire il rapporto con i figli».
Gonzales è per l’allattamento senza orari e crede nell’importanza del contatto fisico. «Nel seno, oltre al cibo il bimbo cerca e trova affetto – prosegue – consolazione, calore, sicurezza e attenzione. Non è solo una questione di fame: il bimbo reclama il seno, piange perché vuole il calore di sua madre, perché l’ama. Per questo non dovete contare i minuti o i millilitri di latte che beve, il contatto è il vero elemento prezioso». Sì, perché Il bambino si nutre di latte e sicurezza e cresce felice quando è approvato, amato, contenuto, abbracciato, baciato. Non a caso il titolo del best seller, di Gonzales è “Besame mucho”.
Per quanto riguarda il delicato tema legato ai ritmi del sonno e ai dubbi sul far dormire o meno un neonato nel lettone o nella culla, a scrivere un intero libro è stata invece Alessandra Bortolotti, che spiega il suo punto di vista già nel titolo “I cuccioli non dormono da soli”. «I neonati non sono capricciosi o viziati non piangono perché sono dei manipolatori, ma perché hanno fame o paura di essere lasciati soli, non hanno parametri per capire dove sia la madre se non è con loro». Su questo argomento interviene anche Gonzales . «Cari genitori che vi lamentate perché il vostro figlio piange o vi chiama durante la notte, sappiate che crescerà in un baleno e passerete il resto della vita sperando che vi chiami al telefono almeno una volta alla settimana. Il bambino piange per istinto di sopravvivenza e noi lo accudiamo per istinto di protezione. Siamo figli di quei bambini che cinque milioni di anni fa hanno pianto e di quei genitori che li hanno accuditi».
Per molti genitori Gonzales è un vero mito, una guida salvifica, anche se lui ha sempre illustrato il suo metodo con tutta l’umiltà e la leggerezza di chi non pretende di essere detentore unico di verità assolute. La sua fama negli ultimi vent’anni è arrivata ben al di là della Catalogna, sua terra natale. Pediatra, babbo, nonno e autore di best-seller, Gonzalez è considerato una delle voci internazionali più autorevoli su temi come educazione, allattamento e svezzamento. Alessandra Bortolotti, psicologa, esperta del periodo perinatale, mamma è autrice di numerosi volumi editi da Mondadori e del famosissimo “E se poi prende il vizio?”. Informale e ironico il pediatra spagnolo parla al pubblico mostrando una serie di slide che illustrano il modo di viver la maternità dei primati e degli esseri umani sino a qualche decennio fa. “L’invenzione dei passeggini e dei girelli è molto recente – spiega –, l’uomo come la scimmia ha sempre tenuto i suoi cuccioli sopra di sé, legati a sé. La stessa fascia che in queste antiche foto vediamo indossata dalle donne africane la ritroviamo nei popoli scandinavi e germanici: pur non avendo avuto alcun contatto tra loro hanno tutti sviluppato modalità identiche di accudimento della prole. Questo perché alcuni comportamenti sono innati o arrivano dalla pratica quotidiana». La società industriale moderna caratterizzata da ritmi ed esigenze diverse rispetto al passato sembra aver dimenticato dunque alcune regole istintuali che, spiega Gonzales, ognuno dovrebbe ritrovare dentro di se. «Mamma gorilla – sottolinea – non chiede al pediatra quando è arrivato il momento di svezzare il figlio e introdurre la banana nell’alimentazione, sa, capisce quando il cucciolo ha fame, non ha orologi per capire quando è l’ora della poppata. Dobbiamo rimparare a farci guidare dalla naturalezza per gestire il rapporto con i figli».
Gonzales è per l’allattamento senza orari e crede nell’importanza del contatto fisico. «Nel seno, oltre al cibo il bimbo cerca e trova affetto – prosegue – consolazione, calore, sicurezza e attenzione. Non è solo una questione di fame: il bimbo reclama il seno, piange perché vuole il calore di sua madre, perché l’ama. Per questo non dovete contare i minuti o i millilitri di latte che beve, il contatto è il vero elemento prezioso». Sì, perché Il bambino si nutre di latte e sicurezza e cresce felice quando è approvato, amato, contenuto, abbracciato, baciato. Non a caso il titolo del best seller, di Gonzales è “Besame mucho”.
Per quanto riguarda il delicato tema legato ai ritmi del sonno e ai dubbi sul far dormire o meno un neonato nel lettone o nella culla, a scrivere un intero libro è stata invece Alessandra Bortolotti, che spiega il suo punto di vista già nel titolo “I cuccioli non dormono da soli”. «I neonati non sono capricciosi o viziati non piangono perché sono dei manipolatori, ma perché hanno fame o paura di essere lasciati soli, non hanno parametri per capire dove sia la madre se non è con loro». Su questo argomento interviene anche Gonzales . «Cari genitori che vi lamentate perché il vostro figlio piange o vi chiama durante la notte, sappiate che crescerà in un baleno e passerete il resto della vita sperando che vi chiami al telefono almeno una volta alla settimana. Il bambino piange per istinto di sopravvivenza e noi lo accudiamo per istinto di protezione. Siamo figli di quei bambini che cinque milioni di anni fa hanno pianto e di quei genitori che li hanno accuditi».
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