La Nuova Sardegna

Il boss Toto Riina Feroce assassino dalla vita da topo

Per cristiana pietà, sempre sbigottiti come siamo di fronte alla morte, gli si vorrebbe augurare, persino a lui, la peggiore belva sanguinaria dell’infame storia della mafia, di riposare in pace. I...

1 MINUTI DI LETTURA





Per cristiana pietà, sempre sbigottiti come siamo di fronte alla morte, gli si vorrebbe augurare, persino a lui, la peggiore belva sanguinaria dell’infame storia della mafia, di riposare in pace. I vescovi, però, non gli hanno concesso i funerali pubblici. Nella vignetta di Giannelli in prima pagina del «Corriere della Sera» un Padreterno assiso su una nuvola gli impone «immediatamente» il 41 bis dell’inferno.

Se ci si sposta al suo paese, Corleone, può anche accadere che, alla domanda su cosa si pensi della morte di Totò Riina, ci si senta addirittura rispondere: «Che ne penso? Arriva l’ora e si muore». Risposta, bisogna dirlo, che non fa una piega. Toto Riina, 87 anni – dopo una vita da sorcio in clandestinità prima e, poi, in carcere–, è morto. Uno che, con feralità inaudita, ha comandato sulla vita e la morte di centinaia di uomini. Verrebbe da chiederci: ma per cosa? Per una vita da sorcio, appunto.

Non c'è bisogno di appellarsi a chissà quali valori per condannare con facilità la mafia e il suo modus vivendi. Basta constatare quale sia, di fatto, la qualità della vita di questi criminali, quando, nei casi più fortunati, non vengano ammazzati in uno scontro a fuoco. Meglio comandare che fottere, dicono Ma che ci facciano il piacere.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Amministrative

Elezioni a Porto Torres, ecco i più votati e chi entrerà in Consiglio comunale

di Francesco Zizi
Le nostre iniziative