La Nuova Sardegna

Nel gioco sottile dei ricordi l’unica possibile libertà

di Giuseppe Mussi
Nel gioco sottile dei ricordi l’unica possibile libertà

Nella pagine di Patrick Modiano una narrazione lieve e pudica, a tratti fortemente ellittica Un incontro bizzarro, in un tempo sospeso dominato dall’indeterminatezza del reale

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Arriva ora in libreria in traduzione italiana il romanzo Dall’oblio più lontano (Einaudi, pp. 142, 17,50 euro) di Patrick Modiano, già pubblicato in Francia nel 1996. Ancora una volta – come esplicita perfettamente il titolo – un libro sulla memoria; un altro tassello di quel lavoro instancabile che ha permesso allo scrittore, attraverso la sua copiosa produzione, di ottenere il Premio Nobel per la Letteratura nel 2014 con la seguente motivazione: «Per l’arte della memoria con la quale ha evocato il destino umano più inafferrabile e fatto scoprire il mondo vinto sotto l’occupazione».

In questo romanzo, a differenza del successivo “Dora Bruder” (1997), non conosciamo il tempo dell’occupazione nazista della Francia, ma troviamo in modo quasi paradigmatico tutte le caratteristiche fondamentali delle opere di Modiano: il recupero di un ricordo, che può giungere a imporsi come un’ossessione; la sovrapposizione di diversi piani temporali, che rispettano le dinamiche della mente a dispetto della successione degli eventi; la contrapposizione tra meticolose rilevazioni di particolari (dal piccolo gesto all’abbigliamento di un personaggio, fino alle condizioni meteorologiche di una giornata o alla geografia straordinariamente esatta dei luoghi) e una narrazione lieve e pudica, a tratti fortemente ellittica.

È così che ci troviamo con il protagonista-narratore di “Dall’oblio più lontano”: non ne conosceremo il nome e non sapremo nulla più di quello che vuole raccontarci a proposito di un incontro bizzarro con una coppia in place Saint-Michel, a Parigi, e dell’ancora più bizzarra amicizia che li legherà per qualche mese, nei primi anni Sessanta. Gérard Van Bever e Jacqueline fermano il giovane protagonista per chiedere dove sia l’ufficio postale più vicino, lui li accompagna e finisce per passare il resto della serata con loro. Incominciano a vedersi spesso, ma senza farsi nessuna domanda sulle loro rispettive vite: le poche cose che vengono fuori sono l’abitudine della coppia (sulla natura della loro relazione non c’è alcuna indicazione certa per il lettore) di girare per i casinò attorno a Parigi al fine di raccogliere una somma sufficiente per partire via dalla Francia. La destinazione sembra essere Maiorca, dove un amico americano li aspetta. Il nostro narratore cerca di fare qualche soldo con la compravendita di libri rari, ma non ha alcuna aspettativa e finisce per insinuarsi sempre più tra Gérard e Jacqueline, con l’idea di partire con loro. L’uomo comincia a muoversi sempre più da solo tra le roulette dei casinò e dà occasione al protagonista di stringere una discontinua ed effimera relazione con la ragazza. In quest’aria di assoluta indeterminazione appaiono altri personaggi, anch’essi con un’identità mai definita, tutti mossi dall’inerzia di un destino che pare non compiersi mai. Il protagonista e Jacqueline faranno un tentativo di evasione da quella stasi universale, ma la memoria, che procede per balzi emotivi, non ci farà sapere quale sarà l’esito della loro scelta. Arriverà un ricordo più vicino, a ribadire il dominio dell’indeterminismo nei destini dei due giovani.

Modiano ha il merito di creare questa atmosfera di inanità in cui fatica a muoversi anche la memoria, quando non è legata all’emozione di un ricordo. E non è facile giocare a sottrarre senza creare il ricatto del mistero: mai la narrazione si piega alla curiosità, anzi, anestetizza il lettore sul ritmo e la percezione dell’esistenza dei due giovani. Se c’è un rischio che l’autore corre è quello di lasciare il lettore nell’inconsistenza delle proprie scelte come il narratore o Jacqueline. O invitandolo a inseguire un piccolo ricordo insinuante, che rimetta in discussione lo scorrere del tempo. E se fosse questa l’esperienza della libertà?

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