La Nuova Sardegna

Il “Mistero nero” di Billie Holiday

di Pasquale Porcu

Rossella Faa incanta al Vecchio Mulino nel recital “Un concetto, un’idea”

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SASSARI. Nera, prostituta, alcolista ed eroinomane. Peggio non le poteva andare a Billie Holiday, una delle voci più intense della storia della musica del secolo scorso. Ed è per questo che l'autobiografia di Billie appassiona da anni lettori di tutto il mondo.

Un' autobiografia nella quale l'autrice tende, in parte, a raccontarsi omettendo qualche particolare o proponendo una visione di sé a volte troppo severa, altre troppo indulgente. A darci una visione critica e certamente più rispondente alla realta dei fatti c'è ora un bellissimo spettacolo messo in scena nello scorso fine settimana dal Circolo Laborintus in un Vecchio Mulino tutto esaurito. E migliore collocazione, quel concerto, non poteva averla: luogo raccolto, buona acustica, ottima atmosfera. A realizzare il concerto, inserito nel cartellone “Un concetto, un'idea” un ensemble composito di musicisti di gran talento, una cantante raffinata e di esperienza come Rossella Faa e un'attrice sensibile e grande capacità espressiva come Maria Antonietta Azzu.

Altri progetti, in passato, hanno raccontato le vicende della “signora del Blues”, “Mistero nero” (questo il nome dello spettacolo di Laborintus) ha una marcia in più: il testo teatrale, infatti, è stato scritto da Speranza Serra attingendo non solo al libro “La signora canta il Blues” ma a una serie di altre fonti che regalano una visione dell'artista meno agiografica e più critica. Un testo, quello di Serra, denso e drammatico con formidabili guizzi di poesia.

Il pubblico segue con attenzione ogni passaggio del racconto, intervallato da una musica in cui il Blues si alterna alle ballads passando attraverso un tragitto musicale fatto di standards felicemente riarrangiati da Lorenzo Sabatini, impegnato nello spettacolo anche come contrabbassista. La voce, dicevamo, è quella della bravissima Rossella Faa, perfettamente calata nel personaggio grazie a una interpretazione intensa ma misurata che non concede mai nulla alla necessità di drammatizzare il racconto oltre il dovuto. Ecco allora che da “Summertime” a “Fly me to the Moon” il canto riesce ad articolarsi costruendo un caleidoscopio di suoni a volte tesi e ritmati, a volte dolci e malinconici che realizzando quella “poesia che balla” di cui parla il testo. Ecco anche la struggente “The Man I love” e altri classici che prendono corpo anche se appena sfiorati dalla chitarra di Antonio Pitzoi, dal leggero tocco del piabnoforte di Simone Sassu o dal delicato gioco di spazzole di Luca Piana. Caldo e poetico il clarinetto di Angelo Vargoi, corroborante e preciso il sax di Giampiero Carta.

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