La clinica salva-animali, Palla e Freccia star del web
di Roberto Sanna
Il lavoro della Onlus di Oristano nata sull’onda dell’affetto per una cagnolina maltrattata
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Il salottino della Clinica Veterinaria Due Mari è sempre molto affollato. Gente preoccupata per la salute dei propri amici pelosi, persone che chiedono notizie dei “rottami” custoditi nell’apposita sezione giù al piano inferiore, altri che portano in regalo cibo, altri che, in silenzio, pagano una quota delle cure dei rottami. A un certo punto sbuca anche lei, Palla, il pitbull quasi strangolato da un cappio di fil di ferro che con la sua storia ha commosso l’Italia. Da quel giorno la vita in questa clinica all’uscita di Oristano non è stata più la stessa, non a caso la Onlus nata sull’onda di quella storia si chiama proprio “Effetto Palla”. Perché le foto postate su Facebook ha provocato un’onda benefica e inarrestabile che travolge tutto quello che si trova davanti. Compresa Monica Pais, titolare della clinica insieme al marito Paolo Briguglio, che arriva trafelatissima e un po’ in ritardo all’appuntamento: «Chiedo scusa ma ormai la mia è una vita da pazzi». La chiacchierata è nel suo studio, dove l’iPhone non smette un attimo di squillare e il traffico è simile a quello del salotto d’ingresso. Funziona così, nella clinica specializzata in rottami maltrattati dall’uomo (spesso) e dal caso (talvolta).
Palla e i suoi fratelli. Dopo Palla, riportata a un’esistenza normale e adottata proprio dalla dottoressa Pais, c’è stata Rosa Fumetta. Una cuccioletta di volpe arrivata annerita e bruciacchiata da un incendio nelle campagne di Oristano e affidato adesso all’Acquario di Cala Gonone. E poi Piombo e tanti altri fino all’ultimo, Freccia, un meticcio che qualche sadico ha trapassato da parte a parte con una fiocina e ora, seppur fasciato e alimentato tramite sondino, scodinzola felice nelle stanze della clinica. Una clinica nata nel 2003 e che resta una struttura di cura «dove lavorano dieci medici più il resto del personale, tutti perfettamente in regola e senza nessun volontario – tiene a specificare Monica Pais –. La nostra struttura è una Srl costituita per la gestione di servizi ambientali e animali da curare. Abbiamo sempre lavorato molto bene e anche tanto, lavoriamo ormai ventiquattrore e questo perché siamo bravi. Ci siamo sempre occupati dei randagi, anche in tempi non sospetti, abbiamo firmato diverse convenzioni coi Comuni. Ci pagano a forfait e non è che guadagnamo, anzi, abbiamo una somma per l’animale in ingresso ma il mantenimento è a carico nostro. Siamo sempre stati a disposizione con la nostra pagina Facebook per dare visibilità agli animali che cercano casa, ma quello che deve essere chiaro è che noi mettiamo un filtro: la nostra è una visione tecnica del problema e interagiamo con persone che la pensano come noi. Quello che non ci piace è il pietismo peloso, le situazioni nella quale la gente arriva a occuparsi anche di cinquanta animali e poi chiede aiuto. C’è chi ci accusa di occuparci solo di casi mediatici ma non è così, si tratta di casi che esplodono una volta che diamo la notizia su Facebook. Tra l’altro, non ho mica tutto questo tempo per seguire la pagina Facebook, che continua a essere un luogo dove posto i filmatini che faccio per gioco e propongo le adozioni. Certo, quando il caso è grosso l’attenzione è altissima. Le foto di Palla, per esempio, parlavano da sole».
Il giorno di Palla. Succede tutto il 24 gennaio del 2016, quando in clinica arriva una telefonata di un addetto alle catture dell’Asl che preannuncia l’arrivo di una cagnetta in difficoltà recuperata alla periferia di Terralba. La cagnetta aveva «un laccio di nylon stretto al collo tanto da aver segato tutti gli strati cutanei e muscolari del collo, risultando infossato per tutta la circonferenza nella carne infetta, inglobato nella ferita profonda anche 8 cm . In pratica un collare messo alla cagnetta quando era cucciola e mai rimosso. Praticamente la cagnetta era cresciuta dentro un collare da cucciolo rappresentato da un laccio di nylon» dice il sito della Onlus raccontando la sua storia. Le foto vengono postate sulla pagina Facebook come esempio di crudeltà nei confronti degli animali e sul web scoppia il finimondo: «Sono andata a dormire con 26mila “like” sulla pagina – racconta la dottoressa –, quando mi sono svegliata erano 185mila. Tanto per capirci, la trasmissione “Chi l’ha visto?” ne aveva 135mila. In pochi giorni la situazione è diventata ingestibile: sono venute centoottantacinque persone in visita per Palla, i nostri due centralini sono praticamente esplosi e alla segretaria è venuto l’esaurimento nervoso perché due caselle di posta elettronica sono andate in tilt per le email mandate da gente che chiedeva notizie, offriva aiuto e denaro per le cure».
La Onlus. Il passo successivo è stato proprio separare le due cose: «Non per dire, ma dovremmo anche lavorare e per fortuna lavoro ne abbiamo tanto. La creazione della Onlus ci ha consentito, finalmente, di separare le due cose: da una parte l’attività della clinica, dall’altra occuparci degli animali in maniera diversa, coinvolgendo le scuole, preparando progetti. Siamo andati in televisione, abbiamo ricevuto anche un premio dalla Luiss. Il vantaggio della Onlus è che possiamo preparare progetti bellissimi e non disperdere l’attenzione della gente, noi siamo, come dire, “incidenti” di percorso in una storia che continua. “Effetto Palla” è una Onlus a costo zero per la comunità, non c’è una sede, non ci sono stipendi da pagare, accettiamo solo donazioni tramite bonifici o Paypal. La sede legale è l’indirizzo del commercialista che la segue, poi fisicamente ci sono io, chi vuole viene a conoscermi e a parlare qui». L’effetto Palla è proprio questo: soldi, progetti, iniziative in favore degli animali.
Il futuro. Per esempio, c’è il progetto “Palla prigioniera” che consiste nell’andare nei canili e aggiustarli: Palla non lo sa, ma da poco ha acquistato cinquemila euro di casette di legno per il rifugio “Gli amici di Susy” di Villacidro. Tante casette che dovevano anche essere piazzate e la cosa più bella è stata che improvvisamente davanti al canile si è fermato un pullman dal quale sono scesi tanti extracomunitari che nessuno aveva invitato. Ragazzoni con braccia forti e muscolose che senza dire niente hanno lavorato tutto il giorno e quando hanno finito hanno salutato e sono andati via. Presto ci sarà anche un altro dedicato ai bambini con la sindrome di Asperger. E poi tanti altri ancora perché l’effetto Palla è ormai impossibile da fermare, le sue foto hanno fatto il giro del mondo anche adesso che è guarita e passeggia orgogliosa sul marciapiede. Un foulard rosso nasconde la terribile cicatrice, ma intanto si è concessa una passerella al Festival Scirarindi dove la Onlus ha raccontato i suoi sogni e la sua vita quotidiana. Fatta di «Un impegno immenso e una rete di duemila volontari in tutta Italia». Mentre al piano inferiore della clinica un nutrito gruppo di “rottami” a quattro zampe ritrova le forze e si prepara a chiedere un adozione. E chi segue la pagina Facebook della Clinica Due Mari, sa che presto o tardi la troveranno.
Palla e i suoi fratelli. Dopo Palla, riportata a un’esistenza normale e adottata proprio dalla dottoressa Pais, c’è stata Rosa Fumetta. Una cuccioletta di volpe arrivata annerita e bruciacchiata da un incendio nelle campagne di Oristano e affidato adesso all’Acquario di Cala Gonone. E poi Piombo e tanti altri fino all’ultimo, Freccia, un meticcio che qualche sadico ha trapassato da parte a parte con una fiocina e ora, seppur fasciato e alimentato tramite sondino, scodinzola felice nelle stanze della clinica. Una clinica nata nel 2003 e che resta una struttura di cura «dove lavorano dieci medici più il resto del personale, tutti perfettamente in regola e senza nessun volontario – tiene a specificare Monica Pais –. La nostra struttura è una Srl costituita per la gestione di servizi ambientali e animali da curare. Abbiamo sempre lavorato molto bene e anche tanto, lavoriamo ormai ventiquattrore e questo perché siamo bravi. Ci siamo sempre occupati dei randagi, anche in tempi non sospetti, abbiamo firmato diverse convenzioni coi Comuni. Ci pagano a forfait e non è che guadagnamo, anzi, abbiamo una somma per l’animale in ingresso ma il mantenimento è a carico nostro. Siamo sempre stati a disposizione con la nostra pagina Facebook per dare visibilità agli animali che cercano casa, ma quello che deve essere chiaro è che noi mettiamo un filtro: la nostra è una visione tecnica del problema e interagiamo con persone che la pensano come noi. Quello che non ci piace è il pietismo peloso, le situazioni nella quale la gente arriva a occuparsi anche di cinquanta animali e poi chiede aiuto. C’è chi ci accusa di occuparci solo di casi mediatici ma non è così, si tratta di casi che esplodono una volta che diamo la notizia su Facebook. Tra l’altro, non ho mica tutto questo tempo per seguire la pagina Facebook, che continua a essere un luogo dove posto i filmatini che faccio per gioco e propongo le adozioni. Certo, quando il caso è grosso l’attenzione è altissima. Le foto di Palla, per esempio, parlavano da sole».
Il giorno di Palla. Succede tutto il 24 gennaio del 2016, quando in clinica arriva una telefonata di un addetto alle catture dell’Asl che preannuncia l’arrivo di una cagnetta in difficoltà recuperata alla periferia di Terralba. La cagnetta aveva «un laccio di nylon stretto al collo tanto da aver segato tutti gli strati cutanei e muscolari del collo, risultando infossato per tutta la circonferenza nella carne infetta, inglobato nella ferita profonda anche 8 cm . In pratica un collare messo alla cagnetta quando era cucciola e mai rimosso. Praticamente la cagnetta era cresciuta dentro un collare da cucciolo rappresentato da un laccio di nylon» dice il sito della Onlus raccontando la sua storia. Le foto vengono postate sulla pagina Facebook come esempio di crudeltà nei confronti degli animali e sul web scoppia il finimondo: «Sono andata a dormire con 26mila “like” sulla pagina – racconta la dottoressa –, quando mi sono svegliata erano 185mila. Tanto per capirci, la trasmissione “Chi l’ha visto?” ne aveva 135mila. In pochi giorni la situazione è diventata ingestibile: sono venute centoottantacinque persone in visita per Palla, i nostri due centralini sono praticamente esplosi e alla segretaria è venuto l’esaurimento nervoso perché due caselle di posta elettronica sono andate in tilt per le email mandate da gente che chiedeva notizie, offriva aiuto e denaro per le cure».
La Onlus. Il passo successivo è stato proprio separare le due cose: «Non per dire, ma dovremmo anche lavorare e per fortuna lavoro ne abbiamo tanto. La creazione della Onlus ci ha consentito, finalmente, di separare le due cose: da una parte l’attività della clinica, dall’altra occuparci degli animali in maniera diversa, coinvolgendo le scuole, preparando progetti. Siamo andati in televisione, abbiamo ricevuto anche un premio dalla Luiss. Il vantaggio della Onlus è che possiamo preparare progetti bellissimi e non disperdere l’attenzione della gente, noi siamo, come dire, “incidenti” di percorso in una storia che continua. “Effetto Palla” è una Onlus a costo zero per la comunità, non c’è una sede, non ci sono stipendi da pagare, accettiamo solo donazioni tramite bonifici o Paypal. La sede legale è l’indirizzo del commercialista che la segue, poi fisicamente ci sono io, chi vuole viene a conoscermi e a parlare qui». L’effetto Palla è proprio questo: soldi, progetti, iniziative in favore degli animali.
Il futuro. Per esempio, c’è il progetto “Palla prigioniera” che consiste nell’andare nei canili e aggiustarli: Palla non lo sa, ma da poco ha acquistato cinquemila euro di casette di legno per il rifugio “Gli amici di Susy” di Villacidro. Tante casette che dovevano anche essere piazzate e la cosa più bella è stata che improvvisamente davanti al canile si è fermato un pullman dal quale sono scesi tanti extracomunitari che nessuno aveva invitato. Ragazzoni con braccia forti e muscolose che senza dire niente hanno lavorato tutto il giorno e quando hanno finito hanno salutato e sono andati via. Presto ci sarà anche un altro dedicato ai bambini con la sindrome di Asperger. E poi tanti altri ancora perché l’effetto Palla è ormai impossibile da fermare, le sue foto hanno fatto il giro del mondo anche adesso che è guarita e passeggia orgogliosa sul marciapiede. Un foulard rosso nasconde la terribile cicatrice, ma intanto si è concessa una passerella al Festival Scirarindi dove la Onlus ha raccontato i suoi sogni e la sua vita quotidiana. Fatta di «Un impegno immenso e una rete di duemila volontari in tutta Italia». Mentre al piano inferiore della clinica un nutrito gruppo di “rottami” a quattro zampe ritrova le forze e si prepara a chiedere un adozione. E chi segue la pagina Facebook della Clinica Due Mari, sa che presto o tardi la troveranno.
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