Ma sul web anche i modi per difendersi
di Roberto Petretto
Abbandonando per una volta anglicismi modaioli, si potrebbe tranquillamente sostituire l’espressione fact checking con la più tradizionale “verifica dei fatti”. Una cosa che nel giornalismo si è...
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Abbandonando per una volta anglicismi modaioli, si potrebbe tranquillamente sostituire l’espressione fact checking con la più tradizionale “verifica dei fatti”. Una cosa che nel giornalismo si è sempre fatta, o sempre si sarebbe dovuta fare. Sono cambiati i tempi e l’inondazione di informazioni investe utenti finali e operatori professionali. Per gli uni e per gli altri è diventato difficile distinguere le notizie affidabili, ma se per i primi non esiste un obbligo di verifica, per i secondi invece c’è ed è tassativo. Oltre a sempre più pressante, perché in futuro la vera distinzione si farà tra chi fornisce un’informazione affidabile e certificata e chi non lo fa. Anche se di questi tempi non si direbbe. Ecco quindi la necessità di attrezzarsi con gli strumenti adatti, ma anche con buone pratiche. «Si può fare se sai come fare», dice qualcuno. Allora bisognerebbe dotarsi, prima di trovarsi in condizioni di emergenza o anche semplicemente per l’esercizio quotidiano della professione, di routine che ottimizzino i tempi e consentano di seguire un percorso alla fine del quale ci deve essere una notizia attendibile. L’imperativo è: rallentare. La fretta imposta dalla necessità di essere sul web con tempestività, rapidità e prima della concorrenza è spesso frutto di malintesi e imprecisioni. È necessario prendersi il tempo per le verifiche indispensabili. Perché oggi, nel mondo del giornalismo, il vero “buco”, quello che sino a ieri era rappresentato dal non avere una notizia data dalla concorrenza, è il dare una notizia falsa.
Internet espone a molti e consistenti rischi, ma fornisce anche un buon arsenale di strumenti con cui difendersi. Il secondo imperativo diventa quindi: tutto è falso sino a prova contraria. Bisogna mettere sotto esame anche le notizie che sembrano affidabili. Un tweet di un personaggio famoso è uno spunto per una notizia? Accertarsi che si tratti della persona a cui quella dichiarazione è attribuita. I maggiori social network certificano l’autenticità di alcuni profili, ma a volte ci possono essere dei falsi ben congegnati. Su lemmetweetthatforyou o Simitator, ad esempio, si può produrre un falso tweet attribuendolo a chiunque. Mai fidarsi di semplici screenshot, dunque: meglio risalire al profilo autentico. Se si ha incertezza su una foto spacciata per recente si può fare la ricerca inversa su “Google Immagini” e scoprire se è già stata pubblicata in passato. Lo stesso, ma per i filmati, fa Youtube Dataviewer. Geoserch Tool fornisce informazioni e condivisioni da determinate aree geografiche. Wolfram Alpha è un “motore computazionale di conoscenza” che interpreta le parole chiave inserite e propone una risposta invece di fornire una lista di collegamenti ad altri siti. Se si cercano informazioni su qualcuno è preferibile rivolgersi a Linkedin, dove di solito sono più affidabili. Si ha il dubbio che una immagine possa essere stata fotoshoppata? Si può fare una prova con Fotoforensics. Graph aiuta a testare l’autenticità dei profili Facebook. Insomma, gli strumenti non mancano per verificare tutto, ma proprio tutto. Perché tutto è falso, sino a prova contraria.
Internet espone a molti e consistenti rischi, ma fornisce anche un buon arsenale di strumenti con cui difendersi. Il secondo imperativo diventa quindi: tutto è falso sino a prova contraria. Bisogna mettere sotto esame anche le notizie che sembrano affidabili. Un tweet di un personaggio famoso è uno spunto per una notizia? Accertarsi che si tratti della persona a cui quella dichiarazione è attribuita. I maggiori social network certificano l’autenticità di alcuni profili, ma a volte ci possono essere dei falsi ben congegnati. Su lemmetweetthatforyou o Simitator, ad esempio, si può produrre un falso tweet attribuendolo a chiunque. Mai fidarsi di semplici screenshot, dunque: meglio risalire al profilo autentico. Se si ha incertezza su una foto spacciata per recente si può fare la ricerca inversa su “Google Immagini” e scoprire se è già stata pubblicata in passato. Lo stesso, ma per i filmati, fa Youtube Dataviewer. Geoserch Tool fornisce informazioni e condivisioni da determinate aree geografiche. Wolfram Alpha è un “motore computazionale di conoscenza” che interpreta le parole chiave inserite e propone una risposta invece di fornire una lista di collegamenti ad altri siti. Se si cercano informazioni su qualcuno è preferibile rivolgersi a Linkedin, dove di solito sono più affidabili. Si ha il dubbio che una immagine possa essere stata fotoshoppata? Si può fare una prova con Fotoforensics. Graph aiuta a testare l’autenticità dei profili Facebook. Insomma, gli strumenti non mancano per verificare tutto, ma proprio tutto. Perché tutto è falso, sino a prova contraria.
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