La Nuova Sardegna

I misteri dell’universo Dalla Sardegna parte una nuova sfida

di Tamara Peddis
I misteri dell’universo Dalla Sardegna parte una nuova sfida

Nelle miniere di Seruci sarà isolato un isotopo dell’argon, elemento fondamentale per lo studio della materia oscura

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IGLESIAS. Nel 2018 «Aria», il progetto innovativo di ricerca e sperimentazione nel bacino carbonifero del Sulcis Iglesiente, entrerà nella sua fase pratica. Il pozzo 1 della miniera di Seruci (a Gonnesa), dove un tempo di estraeva carbone, si prepara ad accogliere il primo modulo pilota di un imponente impianto chimico, più alto della torre Eiffel. Si tratta di una colonna di distillazione lunga 350 metri che sarà calata nel pozzo della miniera gestita dalla Carbosulcis, società interamente partecipata dalla Regione Sardegna. La torre di distillazione criogenica (cioè produce a basse temperature), sotto terra, catturerà nell’aria alcuni elementi utili come il gas nobile argon. Il macchinario porterà a 200 gradi sotto zero il gas, trasformandolo in un isotopo purissimo, ideale per intercettare le particelle di materia oscura che compone gran parte dell’universo. Un campo di ricerca nel quale son impegnati i laboratori nazionali del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica nucleare, l’ente che insieme con la Regione Sardegna è titolare del progetto «Aria».

Oltre l’isotopo dell’argon, nell’impianto costruito nel pozzo minerario di Seruci saranno prodotti altri elementi, come l’ ossigeno 18, utile nella diagnosi medica tumorale, l’azoto 15, il carbonio 13, difficile da reperire in natura e utile nelle applicazioni in medicina. Sono tutti elementi che hanno un mercato internazionale di grande rilievo e il cui uso a livello mondiale presenta un incremento medio annuo del 10%. La produzione su larga scala ha un costo energetico elevatissimo. Creare un pozzo profondissimo ex novo per posizionare la torre metallica sarebbe stato economicamente insostenibile. Le dimensioni dei pozzi dismessi, gli accessi multipli e i sistemi di sicurezza integrati nell’area gestita dalla Carbosulcis, nel bacino carbonifero del Sulcis, hanno fornito una soluzione ideale per l’intero progetto.

«Nel corso del 2018 verrà installato il «Seruci 0», cioè il modulo pilota di 14 metri con un condensatore e un bollitore, identici a quelli che andranno a comporre l’intero impianto di 350 metri. I restanti moduli che faranno parte della colonna si stanno completando e testando al Cern di Ginevra, «il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle», ha spiegato, ieri al Festival della scienza in corso a Iglesias, il coordinatore del progetto, Cristian Galbiati, docente dell’Università di Princeton e ricercatore all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Milano. «L’impianto – ha precisato Galbiati – sarà realizzato con processi a circuito chiuso, senza nessuna dispersione nell’ambiente». Una squadra di ingegneri e di operai della miniera Carbosulcis, oramai in via di dismissione, ha già effettuato i lavori di manutenzione per predisporre il Pozzo 1 all’installazione dell’impianto.

Dal 2018 inizierà il piano regionale di chiusura della miniera, che segnerà la fine della coltivazione e della produzione del carbone in una delle aree a suo tempo più importanti dello storico bacino carbonifero. Dal 2018 al 2027 è previsto il piano di ripristino ambientale e contemporaneamente lo sviluppo di attività tecnologiche volte a sfruttare il sito in maniera alternativa. Il progetto «Aria» si colloca in questo contesto. Il finanziamento necessario per realizzare la fase «Seruci 1» (installazione dell’impianto, messa in funzione e sperimentazione)è di 18 milioni di euro. Sono risorse della Regione Sardegna, dell’Istituto nazionale di fisica, del Cipe, del Piano Sulcis.

La presentazione del progetto è avvenuta durante uno degli appuntamenti del Festival della scienza, organizzato dalle associazioni «Scienza, Società, Scienza» e «Agorà» insieme con l’Istituto Asproni.



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