La Nuova Sardegna

Tributo al grande Django tra swing e specialità sarde

di Pasquale Porcu
Tributo al grande Django tra swing e specialità sarde

Sassari, successo per gli aperitivi di “To (be) in jazz” dedicati al musicista tzigano Sul palco parte dell’Orchestra jazz della Sardegna diretta dal pianista Pino Jodice

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SASSARI. Chissà se Matteo Salvini o Giorgia Meloni avrebbero celebrato il genio musicale di Django Reinhardt, il compositore tzigano nato in Belgio ma naturalizzato francese, considerato uno dei più grandi innovatori della chitarra jazz. Al bizzarro musicista nato nel 1910 e morto nel 1953 era dedicato, ieri, il secondo appuntamento di “To (Be) in jazz”, i concerti aperitivo organizzati dalla associazione Blue Note Orchestra e affidati all’Orchestra jazz della Sardegna. Ieri, però, sul palco del teatro Civico, nel doppio appuntamento delle 11 e delle 19, non c'era l’organico orchestrale al completo, ma un ensemble di 12 elementi. La formazione, diretta dal pianista-compositore Pino Jodice, ancora una volta ha dato dimostrazione di una straordinaria maturità musicale e interpretativa regalando all'affollata platea una esibizione di altissimo livello artistico.

Nelle intenzioni di Jodice non c’era quella di rendere omaggio a un pur grande della musica come Django, ma quella di mostrare le affascinanti doti creative di un musicista che ha saputo cercare e costruire una via autonoma nel grande cammino che ha compiuto il jazz europeo. Un filone musicale privo, ovviamente, delle figure carismatiche della musica afroamericana e che ha saputo resistere alla incredibile forza gravitazionale che ha esercitato la musica colta bianca di derivazione accademica sulle altre culture musicali.

Ad accrescere interesse per questo tributo a Django, la presenza nell’ensemble di solisti di notevoli capacità interpretativa da Juan Carlos Albelo (violino) ad Antonio Pitzoi (chitarra) che hanno giocato nei ruoli che furono di Stephane Grappelli e dello stesso Django. E poi Gian Piero Carta (sax contralto e clarinetto), Massimo Carboni (sax tenore), Marco Maiore (sax baritono), Luca Uras (tromba), Giovanni Sanna Passino (tromba), Gavino Mele (corno), Salvatore Moraccini (trombone), Alessandro Zolo (contrabbasso), Luca Piana (batteria).

L’inizio del concerto è stato affidato a “Belleville”, un brano nel quale è cominciato l’affascinante dialogo chitarra/violino con i bravissimi Antonio Pitzoi e il pirotecnico violinista cubano. Otto in tutto i brani in programma (compreso un meritatissimo bis, “Place de Bruckere”) nei quali i romanticissimi “Bei dir war immer so shon” (con una valanga di applausi al violinista e alla tromba malinconica di Giovanni Sanna Passino) e “I'm confessin'(that I love you)” fino ai brani che hanno messo in luce, di volta in volta il sax tenore di Massimo Carboni in sinergia col sax contralto di Giampiero Carta e il sax baritono di Marco Maiore. Arrangiamenti molto allegri e ottimamente costruiti, quelli di “Nuages”, “Hungaria”, “Minor Swing” o che hanno spazzato via (se ci fosse stato bisogno) pregiudizi e riserve sulla statura jazzistica di Django.

Alla fine delle due esibizioni, per tutti, una slavina di applausi prima dell'aperitivo a cura del Museo del Vino di Berchidda con i prodotti del caseificio Fogu di Oschiri, del panificio/pasticceria Madrigosas di Olmedo, dell'oleificio Marella di Ittirii di Campagna Amica Coldiretti e i vini delle Tenute Soletta di Codrongianos, i più amati al Kremlino.



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