Laser e corno di bufalo, così in Sardegna nascono gli occhiali su misura
Chef e calciatori tra i clienti del cagliaritano Andrea Dentoni. Tutto è partito dal bando “Generazione Faber” di Sardegna ricerche»
Artigianato 4.0. O artigianato del nuovo millennio. Anche in Sardegna: si prende il computer per progettare e il laser per tagliare i materiali. Ma si usano anche le mani, non solo per premere un bottone o metterle sulla tastiera: gli arnesi di lavoro possono essere anche matita e foglio di carta, una lima e la carta vetrata. Così fa gli occhiali Andrea Dentoni, 36 anni, cagliaritano. Una azienda bottega piena di tecnologia e sudore. E i suoi pezzi fatti a mano e disegnati su misura come fa un sarto (ma sugli occhi dei clienti) finiscono anche sulla faccia di chef e giocatori del Cagliari. Per la cucina il nome è quello del carlofortino Luigi Pomata. Che si è fatto realizzare delle montature con i disegni dei suoi amati e prelibati tonni dell'isola di San Pietro. Ma c'è un modello anche con cucchiai e forchette.
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I calciatori rossoblù? Sono più di uno. Qualcuno si è fatto incidere la data della promozione in serie A. Il marchio si chiama Arias Eyewear. E le montature sono esposte, oltre che in pochi e selezionati negozi di Cagliari e di Porto Cervo, anche negli store di Isola. Artigiano sì, ma con tanta ricerca scientifica e tecnologia alla base del progetto. «Tutto è partito – conferma Dentoni – da un bando di Sardegna Ricerche, Generazione Faber. E poi è stato importante anche il passaggio a Sinnova (il salone dell'innovazione promosso proprio da Sardegna ricerche - ndr)». All'inizio erano solo montature in legno. «Un anno di sviluppo del progetto poi a Sinnova abbiamo presentato i primi dieci occhiali. In un anno di prove – scherza Dentoni – ne avevamo rotti tanti».
Subito l'iniziativa è piaciuta e ha attirato interesse. La tecnologia? Ha dato una grossa mano. «All'inizio è stato fondamentale il laser per il taglio dei materiali, il legno, in prima battuta. Ma ora c'è stata un'evoluzione, dal legno al corno di bufalo indiano. Viene lavorato con una fresa a controllo numerico. Utilizzo programmi al computer di disegno in 3D, anche se il punto di partenza è sempre una bozza disegnata a mano. La fresa taglia secondo quanto modellato dal disegno al computer. Poi però c'è il lavoro a mano con lima e carta vetrata». Il corno di bufalo arriva direttamente dall'India: da scarti di macellazione, precisa Dentoni. Il legno? Si usa su richiesta del cliente. Non esiste una produzione in serie: ogni pezzo è unico, perché ogni placca di corno è diversa dall'altra. E ha quindi una storia a sé. Come è unica la montatura: c'è chi la personalizza con il nome del figlio e c'è chi fa incidere la data del matrimonio o della nascita del bambino.
Fatto in Sardegna, ma da portare anche fuori Sardegna. I contatti non mancano, pure con aziende che hanno a loro volta collegamenti all'estero. Ma è un progetto che guarda lontano. Non potrebbe essere diversamente visto che si tratta di occhiali. Con lo sguardo che cerca nuovi orizzonti, in continua evoluzione: l'idea che sta passando per la testa del designer è quella della contaminazione con altri materiali. Lontano, ma con la Sardegna nel cuore: Dentoni, architetto, era andato a lavorare a Firenze. Un cervello in fuga che però ora è tornato a casa. Le radici sono sarde, non c'è dubbio. Lo dicono anche i modelli delle montature legati a personaggi, storia e tradizioni locali: Sciola, Nuraxi e Thanit sono nomi che parlano da soli. Ogni occhiale è marchiato “handmade in Sardinia”. L'identità come forza per il futuro.
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