Eccellenza in sospeso che ora aspetta una soluzione rapida
di Paolo Curreli
Partito Giusti ancora non è stato nominato il nuovo direttore Un ritardo che rischia di compromettere la stagione estiva
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SASSARI. Si può essere in ansia per la nomina di un direttore di un Museo di arte contemporanea? Sembra strano ma in Sardegna c’è parecchia gente che si interroga, chiede e pronostica sul nome che sostituirà quello di Lorenzo Giusti nella targhetta sulla porta dell’ufficio della direzione del Man di Nuoro.
Ansiosa attesa perché il museo è un’istituzione che funziona, prima di tutto dal punto di vista culturale (e non è poco) poi come formidabile attrattore per quelle zone centrali dell’isola snobbate dal turismo balneare (e quindi limitato nella stagionalità). Un centro, insieme al Tribu con la collezione permanente dei grandi artisti sardi del ‘900, che col Museo del costume rappresenta il fulcro del turismo culturale che si espande verso il Nivola di Orani o il museo delle Maschere di Mamoiada. Un museo che non può interrompere la sua forza di attrazione, nemmeno per una stagione.
Il 31 dicembre è scaduto il mandato col giovane pratese che ha consolidato il nome del Man a livello internazionale e ha innalzato di parecchio il numero dei visitatori con colpacci a livello nazionale come la prima assoluta della mostra su Vivian Maier (31mila biglietti), esposizione che Giusti si è aggiudicato con prontezza, superando istituzioni molto più importanti e attrezzate come budget. A proposito gira anche la voce, mai confermata, della resistenza alle lusinghe di diversi musei nazionali perché il direttore del Man cedesse l’anteprima della mostra. Lusinghe a cui Giusti, evidentemente, non ha ceduto se il lavoro della misteriosa Tata con la reflex è stato visto per la prima volta in Italia nel museo di via Satta, tra i monti della provinciale Barbagia, oltre le miglia di mare che ci sono tra la Sardegna e il Continente. Miglia di mare che sono state attraversate anche da capolavori assoluti dell’avanguardia europea. Opere di Arp, Klee, i mobile di Calder, gli olii dell’espressionismo tedesco e i collage dell’avanguardia russa, sono stati appesi ai muri del Man, come la grande tradizione della street photography e del reportage. I grandi della Magnum, tra cui Capa, con le famose “maledette 11” foto dello sbarco in Normandia, le donne di Garry Winogrand e tanti altri nomi di primo rilievo della fotografia.
Una programmazione intelligente e sensata – in altri termini l’opposto delle solite mostre in tournée a cui appiccicare un titolo più o meno verosimile – una proposta espositiva che ha affiancato i grandi nomi della storia alla realtà contemporanea, giovane e vivente, dell’arte. Un lavoro di storicizzazione che ha messo ordine e documentato il contemporaneo degli artisti sardi. La grande, e prima, monografica su Maria Lai, andata poi alla Biennale e ad Atene e Kassel con Documenta.
Ora la situazione pare non essere allarmante, ma bisogna fare presto, il rischio è di interrompere la programmazione e perdere lo slot estivo, quello che permette al Man di diventare una vetrina internazionale per le migliaia di turisti che visitano il museo nuorese. Come abbiamo scritto con precisione nelle cronache in questi giorni, il consiglio di amministrazione del Man è rimasto un po’ spiazzato dalle 27 domande pervenute per il posto di direttore.
Tante, nonostante l’asticella della selezione fosse molto alta, la poltrona sembra interessare a molti validi professionisti, e questo è un altro merito dell’istituzione nuorese. Dalle domande andranno selezionati dieci nomi da sottoporre alla commissione giudicatrice. Una operazione laboriosa da non prendere con leggerezza, perché a differenza dei precedenti concorsi (quello vinto da Cristiana Collu nel ’99 e quello assegnato a Lorenzo Giusti nel 2012) andranno presi in considerazione non solo i titoli ma anche le esperienze di direzione e curatela delle mostre.
Lorenzo Giusti è già a Bergamo al suo posto di direttore del Museo di Arte contemporanea della città. «Come tempistica siamo nella norma, un ritardo è comprensibile, l’operazione di selezione dei progetti e dei curriculum va fatta con calma e bene. La prima parte dell’anno è coperta da un’importante mostra che apre a marzo e chiuderà la nostra trilogia sulle avanguardie europee – anticipa Giusti alla Nuova –. Una visione estremamente originale e inedita della produzione del periodo, la mostra è diretta da me e curata da Chiara Gatti e Raffaella Resch. Questo permetterà al nuovo direttore di avere un periodo di respiro, ma non bisogna esagerare con i tempi, la nomina va fatta il prima possibile per non complicare la programmazione».
Ansiosa attesa perché il museo è un’istituzione che funziona, prima di tutto dal punto di vista culturale (e non è poco) poi come formidabile attrattore per quelle zone centrali dell’isola snobbate dal turismo balneare (e quindi limitato nella stagionalità). Un centro, insieme al Tribu con la collezione permanente dei grandi artisti sardi del ‘900, che col Museo del costume rappresenta il fulcro del turismo culturale che si espande verso il Nivola di Orani o il museo delle Maschere di Mamoiada. Un museo che non può interrompere la sua forza di attrazione, nemmeno per una stagione.
Il 31 dicembre è scaduto il mandato col giovane pratese che ha consolidato il nome del Man a livello internazionale e ha innalzato di parecchio il numero dei visitatori con colpacci a livello nazionale come la prima assoluta della mostra su Vivian Maier (31mila biglietti), esposizione che Giusti si è aggiudicato con prontezza, superando istituzioni molto più importanti e attrezzate come budget. A proposito gira anche la voce, mai confermata, della resistenza alle lusinghe di diversi musei nazionali perché il direttore del Man cedesse l’anteprima della mostra. Lusinghe a cui Giusti, evidentemente, non ha ceduto se il lavoro della misteriosa Tata con la reflex è stato visto per la prima volta in Italia nel museo di via Satta, tra i monti della provinciale Barbagia, oltre le miglia di mare che ci sono tra la Sardegna e il Continente. Miglia di mare che sono state attraversate anche da capolavori assoluti dell’avanguardia europea. Opere di Arp, Klee, i mobile di Calder, gli olii dell’espressionismo tedesco e i collage dell’avanguardia russa, sono stati appesi ai muri del Man, come la grande tradizione della street photography e del reportage. I grandi della Magnum, tra cui Capa, con le famose “maledette 11” foto dello sbarco in Normandia, le donne di Garry Winogrand e tanti altri nomi di primo rilievo della fotografia.
Una programmazione intelligente e sensata – in altri termini l’opposto delle solite mostre in tournée a cui appiccicare un titolo più o meno verosimile – una proposta espositiva che ha affiancato i grandi nomi della storia alla realtà contemporanea, giovane e vivente, dell’arte. Un lavoro di storicizzazione che ha messo ordine e documentato il contemporaneo degli artisti sardi. La grande, e prima, monografica su Maria Lai, andata poi alla Biennale e ad Atene e Kassel con Documenta.
Ora la situazione pare non essere allarmante, ma bisogna fare presto, il rischio è di interrompere la programmazione e perdere lo slot estivo, quello che permette al Man di diventare una vetrina internazionale per le migliaia di turisti che visitano il museo nuorese. Come abbiamo scritto con precisione nelle cronache in questi giorni, il consiglio di amministrazione del Man è rimasto un po’ spiazzato dalle 27 domande pervenute per il posto di direttore.
Tante, nonostante l’asticella della selezione fosse molto alta, la poltrona sembra interessare a molti validi professionisti, e questo è un altro merito dell’istituzione nuorese. Dalle domande andranno selezionati dieci nomi da sottoporre alla commissione giudicatrice. Una operazione laboriosa da non prendere con leggerezza, perché a differenza dei precedenti concorsi (quello vinto da Cristiana Collu nel ’99 e quello assegnato a Lorenzo Giusti nel 2012) andranno presi in considerazione non solo i titoli ma anche le esperienze di direzione e curatela delle mostre.
Lorenzo Giusti è già a Bergamo al suo posto di direttore del Museo di Arte contemporanea della città. «Come tempistica siamo nella norma, un ritardo è comprensibile, l’operazione di selezione dei progetti e dei curriculum va fatta con calma e bene. La prima parte dell’anno è coperta da un’importante mostra che apre a marzo e chiuderà la nostra trilogia sulle avanguardie europee – anticipa Giusti alla Nuova –. Una visione estremamente originale e inedita della produzione del periodo, la mostra è diretta da me e curata da Chiara Gatti e Raffaella Resch. Questo permetterà al nuovo direttore di avere un periodo di respiro, ma non bisogna esagerare con i tempi, la nomina va fatta il prima possibile per non complicare la programmazione».
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