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Mogol tra musica, poesia e ricordi di Lucio

Sabrina Zedda
Mogol tra musica, poesia e ricordi di Lucio

L’autore a Cagliari ripercorre il sodalizio con Battisti, le canzoni immortali e «quella volta che il manager dei Beatles...»

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CAGLIARI. Una mia amica un giorno venne da me con questo ragazzo che aveva una montagna di capelli, e mi fece ascoltare due canzoni. Io dissi "Non mi pare sia granché". Lui rispose "Sono d'accordo"». Potrebbe sembrare l'esito infelice di un incontro da dimenticare, eppure è da questo episodio che, nel 1965, ebbe inizio il sodalizio Lucio Battisti-Mogol. Una strada percorsa insieme sino al 1980, e che lasciò in eredità alla musica leggera italiana brani che hanno appassionato intere generazioni.

A ripercorrere quel periodo d'oro, ma soprattutto quel rapporto speciale, ieri sera in un Auditorium del Conservatorio gremito è stato lo stesso Mogol, protagonista di "Pensieri e parole...in musica. Mogol racconta Battisti". Organizzato dall'associazione Le vie del Collegio , la serata, realizzata in collaborazione con il Conservatorio, ha omaggiato il grande Lucio attraverso aneddoti, confidenze, curiosità e i brani suonati dalla formazione tutta sarda "Pensieri e parole". Canzoni che sono rimaste scolpite nella memoria. Come ha dimostrato il pubblico sin dall'inizio, quando non si è lasciato sfuggire l'occasione di accompagnare con la sua voce la band che dal palco attaccava con un riarrangiamento di "Anche per te". Una scena che si è ripetuta per l'intera serata con brani cha spaziavano da "Innocenti evasioni" a "7,40", da "Fiori rosa, fiori di pesco" a "Il tempo di morire". Brani canticchiati dallo stesso Mogol, incapace, seppur seduto nel salottino allestito per lui sul palco, di non accompagnare anche lui le canzoni scritte tanto tempo fa.

Più di cinquecento milioni di dischi venduti in tutto il mondo e brani perennemente in vetta alle classifiche danno la misura, ha ricordato il giornalista Giacomo Serreli, presentatore dell'appuntamento, della grandezza di «un fenomeno irripetibile». Un fenomeno in cui le canzoni scritte da Mogol grondavano di riferimenti autobiografici. «Mi sono sempre riferito alla mia vita o alle vite di persone che avevo conosciuto - ha raccontato l'autore - Mai cercavo il consenso del pubblico, perché penso che siamo tutti professionisti della vita. Viviamo le stesse emozioni: l'amore, la solitudine, l'abbandono. La gente capisce subito se quel testo è vero». Un atteggiamento che ha ripagato. «E' stata la mia grande fortuna - ha proseguito Mogol - Ma c'era anche la mia paura». Quella che l'autore ha reso così bene nei "Giardini di marzo", nell'ultimo verso che recita: "Ma il coraggio di vivere, quello, ancora non c'è". Il coraggio, l'autore lo ha trovato con gli anni: «Bisogna trovarlo. E lo si ha quando si trova il coraggio di affrontare le incertezze della vita». Parole che sanno di sincerità.

E il pubblico ha apprezzato: «Bravo Mogol», gli ha grida qualcuno, commosso dai suoi racconti di vita. Ancora una pausa nel lungo raccontare: è il momento di "Innocenti evasioni" e poi dei "Giardini di marzo". E di nuovo l'autore torna indietro con la memoria: «Ricorderò sempre - è stato un altro aneddotto - quando il manager dei Beatles fece a Lucio una proposta: voleva metterlo sotto contratto garantendogli il 75 per cento dei proventi. Lui rifiutò, e io gli rimproverai di essersi fatto scappare una di quelle occasioni che nella vita capitano una volta sola».

Dal sodalizio con Battisti, alla gratitudine per una carriera come ce ne sono poche: «L'amore del pubblico è una soddisfazione che non si può comprare - ha proseguito Mogol- Credo di essere stato molto fortunato ad aver ricevuto così tanto». Una fortuna che, 25 anni fa, l'autore ha voluto ricambiare fondando il Cet, il Centro d'eccellenza universitario della musica popolare, da dove escono fuori musicisti, compositori, arrangiatori: «Uno spettacolo incredibile. Dovete vedere che artisti sono usciti da là. L'ultimo saggio è stato il più bello di sempre e vorrei che un giorno quel che succede lì possa vedersi in televisione». Intanto la bellezza dei suoi testi continua a sfilare davanti al pubblico: "Il mio canto libero", "La canzone del sole". Applausi scroscianti e ovazioni per il grande maestro. Che alla fine esce, lasciando la scena alla giovane band.

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