La Nuova Sardegna

Dalla strada alle pareti dell’università

di Paolo Curreli
Dalla strada alle pareti dell’università

L’artista Manu Invisible dipinge un murale nell’Aula magna di Sa Duchessa a Cagliari

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CAGLIARI. Manu Invisible, affermato street artist sardo, ha avuto un “muro” – come si dice nello slang dell’arte di strada – importante da dipingere, e già da ieri è sull’impalcatura per cominciare a definire la sua opera. L’università di Cagliari gli ha affidato la realizzazione di un murale nello spazio dell’Aula magna Capitini, a Sa Duchessa a Cagliari. Operazione rivolta a migliorare uno spazio collettivo, usato dai docenti e dagli studenti, per farlo uscire dall’anonimato e renderlo un luogo con un senso maggiore di appartenenza per la collettività universitaria.

L’anno scorso l’artista era stato testimonial del Contamination lab dell’università di Cagliari e aveva dipinto una parete del Centro per l’innovazione e l’imprenditorialità, ma è la prima volta in Italia che viene realizzato un murale all’interno di uno spazio universitario. Un segno dell’importanza di un’arte che da clandestina diventa segno importante della creatività contemporanea.

Dai cavalcavia della 131, alle periferie metropolitane, passando dalle facciate delle case di San Sperate e dai new jersei antiterrorismo di Piazza Duomo a Milano. L’arte di Manu Invisible ripercorre i tragitti che la street art ha attraversato negli ultimi decenni, un percorso ascendente dal basso verso l’alto, o meglio una azione pervasiva che si allarga dai non-luoghi della modernità per arrivare a coprire i muri delle istituzioni, le sale dei musei e delle gallerie d’arte prestigiose: quelle con l’insegna nei quartieri di lusso delle metropoli del mondo. Anche in questo processo di affermazione l’opera di Manu Invisible è importante, l’artista ha testardamente affrontato diversi gradi di giudizio perché venisse annullata l’accusa di vandalismo, che gli era stata mossa a Milano, dove aveva dipinto un sottopasso nella periferia degradata della città. L’accusa è alla fine caduta con la sentenza che riconosceva il valore artistico dei suoi interventi.

Manu Invisible (classe 1990), diplomato al liceo artistico di Cagliari è attivo dai primi anni Duemila, mantiene il più stretto riserbo sul tema del suo murale. Riserbo anche sulla sua identità, come da tradizione condivisa da altri celebri autori della street art, come Blu, Erikailcane e Bansky. «Preferisco che parlino le opere piuttosto che la biografia di un artista. Beethoven viene ricordato per le sue creazioni non certo perché era sordo», aveva dichiarato recentemente Manu Invisible. L’identità dell’artista è protetta da una maschera nera, stesso colore dei suoi vestiti, arricchiti dalle migliaia di macchie del colore che utilizza. Lo street artist ha esposto al Palazzo Regio di Cagliari e alla Galleria Neurotitan di Berlino, l’anno scorso ha dipinto i blocchi di cemento in Piazza del Duomo, Piazza Fontana e Bosco Verticale Boeri a Milano. Nel 2017 ha partecipato al “Meeting of styles Milan” con l’opera “Art. 639 reato di espressione”, ha realizzato l’opera “Movimento” in memoria di Antonio Gramsci per la rete “Nino dove sei?”, in collaborazione con il festival Leggendo Metropolitano, e preso parte al progetto “Portatori di colore” a Srebrenica in Bosnia, insieme ad Alessio Cabras e “City of hope”.

Primo lavoro dell’artista nel 2018 è stato il tributo a Michelangelo Buonarroti, un grande murale sulla parete nell’omonimo Liceo Scientifico di Cagliari. Iniziativa che ha goduto dell’alto partenariato della università di Cambridge.

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