Le canzoni di Sanremo Tanto sentimento e pochissima attualità
di Claudia Fascia
L’amore la fa da padrone nei brani presentati ieri Si fanno notare i grandi come Ron, Gazzè e Ornella Vanoni
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MILANO. L’amore, neanche a dirlo, la fa da padrone. È il festival di Sanremo e non potrebbe che essere così. E forse lo è anche di più, dato che al timone quest’anno c’è Claudio Baglioni. Un festival a sua immagine, che ha puntato sugli interpreti («quelli con una carriera riconosciuta», ha sottolineato il direttore artistico) e forse meno sui testi. Che non osano, non si confrontano con la realtà contemporanea, ma si chiudono nel perimetro confortante dei sentimenti, del privato.
A guardare in faccia il mondo, con la paura e la violenza del terrorismo che ormai ci soffoca e ci ingabbia, sono Fabrizio Moro ed Ermal Meta. Poi Lo Stato Sociale, critica irriverente a una società che poco offre a chi cerca di realizzare i propri sogni. C’è Scampia, nel brano di Avitabile, ma è quasi più un’epifania che un interesse sociale. I grandi interpreti si fanno notare, eccome. Una su tutti, Ornella Vanoni, la cui voce non cede di un millimetro al tempo che passa. E c’è Ron con un brano di Lucio Dalla, che fa sentire come il cantautore bolognese non ci abbia mai abbandonato del tutto. «Viviamo un’epoca non chiara, di passaggio – ha detto Baglioni –. Per questo molti dei testi sono domande, questioni irrisolte. Non ci sono canzoni slogan».
Questi i 20 brani, in ordine alfabetico, ascoltati ieri a Milano. Annalisa: “Il mondo prima di te”, una delicata ballad molto british. Enzo Avitabile - Peppe Servillo: “Il coraggio di ogni giorno”, sound napoletano e world music. Luca Barbarossa: “Passame er sale”, stornello in romanesco dall’atmosfera malinconica. Mario Biondi: “Rivederti”, una jazz ballad alla Sinatra. Giovanni Caccamo: “Eterno”, un brano romantico dalle rime non sempre azzeccate. Red Canzian: “Ognuno ha il suo racconto”, pop rock in stile Pooh. Decibel: “Lettera dal Duca”, Ruggeri & Co. tornano agli anni ’70. Diodato e Roy Paci: “Adesso”, inno al carpe diem. Elio e le Storie Tese: “Arrivedorci”, il saluto ironico della band che si scioglie, o forse no. Roby Facchinetti e Riccardo Fogli: “Il segreto del tempo”, Pooh moltiplicati all’ennesima potenza. Max Gazzè: “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”, un Gazzè che non ti aspetti. Forte dell’esplorazione nel sinfonico. The Kolors: “Frida”, canzone furba per il pubblico di teenager che li segue. Ermal Meta e Fabrizio Moro: “Non mi avete fatto niente” il brano più impegnato. Rap mascherato da brano danzereccio. Noemi: “Non smettere mai di cercarmi”, manca un po’ di grinta, in questo brano che firma anche lei. Ron: “Almeno pensami”, uno dei potenziali candidati alla vittoria. Il cantante si cimenta in un delicato inedito di Lucio Dalla, che gli ha affidato lo stesso Claudio Baglioni. Renzo Rubino: “Custodire”, teatrale, con espliciti riferimenti alle sonorità degli anni Settanta. Lo Stato Sociale: “Una vita in vacanza”, la quota indie al festival strizza l’occhio alle radio in questo brano che vuole essere una critica sociale: «vivere per lavorare o lavorare per vivere» e anche quello con l’unica parolaccia. Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico: “Imparare ad amarsi”, la signora della canzone veste con la perfezione della sua voce elegante e raffinata la serenata firmata da Pacifico. Un classico da festival. Le Vibrazioni: “Così sbagliato”, reunion ispirata per il gruppo capitanato da Francesco Sarcina. Rock puro. Nina Zilli: “Senza appartenere”, Nina cambia stile e pelle, abbandona il soul ed esplora il pop. Merita attenzione.
A guardare in faccia il mondo, con la paura e la violenza del terrorismo che ormai ci soffoca e ci ingabbia, sono Fabrizio Moro ed Ermal Meta. Poi Lo Stato Sociale, critica irriverente a una società che poco offre a chi cerca di realizzare i propri sogni. C’è Scampia, nel brano di Avitabile, ma è quasi più un’epifania che un interesse sociale. I grandi interpreti si fanno notare, eccome. Una su tutti, Ornella Vanoni, la cui voce non cede di un millimetro al tempo che passa. E c’è Ron con un brano di Lucio Dalla, che fa sentire come il cantautore bolognese non ci abbia mai abbandonato del tutto. «Viviamo un’epoca non chiara, di passaggio – ha detto Baglioni –. Per questo molti dei testi sono domande, questioni irrisolte. Non ci sono canzoni slogan».
Questi i 20 brani, in ordine alfabetico, ascoltati ieri a Milano. Annalisa: “Il mondo prima di te”, una delicata ballad molto british. Enzo Avitabile - Peppe Servillo: “Il coraggio di ogni giorno”, sound napoletano e world music. Luca Barbarossa: “Passame er sale”, stornello in romanesco dall’atmosfera malinconica. Mario Biondi: “Rivederti”, una jazz ballad alla Sinatra. Giovanni Caccamo: “Eterno”, un brano romantico dalle rime non sempre azzeccate. Red Canzian: “Ognuno ha il suo racconto”, pop rock in stile Pooh. Decibel: “Lettera dal Duca”, Ruggeri & Co. tornano agli anni ’70. Diodato e Roy Paci: “Adesso”, inno al carpe diem. Elio e le Storie Tese: “Arrivedorci”, il saluto ironico della band che si scioglie, o forse no. Roby Facchinetti e Riccardo Fogli: “Il segreto del tempo”, Pooh moltiplicati all’ennesima potenza. Max Gazzè: “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”, un Gazzè che non ti aspetti. Forte dell’esplorazione nel sinfonico. The Kolors: “Frida”, canzone furba per il pubblico di teenager che li segue. Ermal Meta e Fabrizio Moro: “Non mi avete fatto niente” il brano più impegnato. Rap mascherato da brano danzereccio. Noemi: “Non smettere mai di cercarmi”, manca un po’ di grinta, in questo brano che firma anche lei. Ron: “Almeno pensami”, uno dei potenziali candidati alla vittoria. Il cantante si cimenta in un delicato inedito di Lucio Dalla, che gli ha affidato lo stesso Claudio Baglioni. Renzo Rubino: “Custodire”, teatrale, con espliciti riferimenti alle sonorità degli anni Settanta. Lo Stato Sociale: “Una vita in vacanza”, la quota indie al festival strizza l’occhio alle radio in questo brano che vuole essere una critica sociale: «vivere per lavorare o lavorare per vivere» e anche quello con l’unica parolaccia. Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico: “Imparare ad amarsi”, la signora della canzone veste con la perfezione della sua voce elegante e raffinata la serenata firmata da Pacifico. Un classico da festival. Le Vibrazioni: “Così sbagliato”, reunion ispirata per il gruppo capitanato da Francesco Sarcina. Rock puro. Nina Zilli: “Senza appartenere”, Nina cambia stile e pelle, abbandona il soul ed esplora il pop. Merita attenzione.
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