IL FILM
Esce “Paradise”: l’Olocausto nella visione di Konchalovskij
ROMA. «La Shoah non è un tema abusato. L'ho riproposta perché non la ricorda più nessuno, come nessuno ricorda Mussolini. La gente va su Internet per scoprire queste cose. Il problema della perdita...
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ROMA. «La Shoah non è un tema abusato. L'ho riproposta perché non la ricorda più nessuno, come nessuno ricorda Mussolini. La gente va su Internet per scoprire queste cose. Il problema della perdita della memoria è davvero serio come ha scritto anche il vostro Umberto Eco in “Lettera a mio figlio».
Così alla 73/a edizione del Festival di Venezia il regista russo Andrei Konchalovskij racconta “Paradise”, film vincitore del Leone d'argento e in sala dal 25 gennaio con Ripley's Home Video. Il film racconta, in uno splendido bianco e nero, la storia di tre destini e delle loro coscienze post mortem, ovvero quello di Olga (Yuliya Vysotskaya) , aristocratica russa e membro della Resistenza francese, Jules (Philippe Duquesne), commissario collaborazionista francese, e Helmut (Christian Clauss), ufficiale tedesco delle SS, che si intrecciano inevitabilmente durante la guerra fin dentro i campi di concentramento. «La storia è piena di tragedie, la maggior parte delle quali resta nelle nostre coscienze come errori che non potrebbero ripetersi nel presente – spiega il regista russo classe 1937 –. Uno dei momenti più terribili nella storia della nostra generazione è l'ascesa del nazismo e l'annientamento di milioni di ebrei e di coloro che non rientravano nell'immagine di un ideale “paradiso” tedesco. Queste atrocità hanno messo allo scoperto gli abissi della natura umana predisposta al male, e nonostante le vicende siano avvenute nel passato, lo stesso tipo di ideologia radicale e piena di odio appare ancor oggi». L'uso del bianco e nero, spiega il regista «è stato necessario anche per le scene dei campi di concentramento. Se avessi girato a colori tutte queste persone in pigiama a strisce avrebbero fatto pensare al Nabucco, avrebbero banalizzato l'olocausto. La violenza dello spirito è resa meglio dal bianco e nero».
Così alla 73/a edizione del Festival di Venezia il regista russo Andrei Konchalovskij racconta “Paradise”, film vincitore del Leone d'argento e in sala dal 25 gennaio con Ripley's Home Video. Il film racconta, in uno splendido bianco e nero, la storia di tre destini e delle loro coscienze post mortem, ovvero quello di Olga (Yuliya Vysotskaya) , aristocratica russa e membro della Resistenza francese, Jules (Philippe Duquesne), commissario collaborazionista francese, e Helmut (Christian Clauss), ufficiale tedesco delle SS, che si intrecciano inevitabilmente durante la guerra fin dentro i campi di concentramento. «La storia è piena di tragedie, la maggior parte delle quali resta nelle nostre coscienze come errori che non potrebbero ripetersi nel presente – spiega il regista russo classe 1937 –. Uno dei momenti più terribili nella storia della nostra generazione è l'ascesa del nazismo e l'annientamento di milioni di ebrei e di coloro che non rientravano nell'immagine di un ideale “paradiso” tedesco. Queste atrocità hanno messo allo scoperto gli abissi della natura umana predisposta al male, e nonostante le vicende siano avvenute nel passato, lo stesso tipo di ideologia radicale e piena di odio appare ancor oggi». L'uso del bianco e nero, spiega il regista «è stato necessario anche per le scene dei campi di concentramento. Se avessi girato a colori tutte queste persone in pigiama a strisce avrebbero fatto pensare al Nabucco, avrebbero banalizzato l'olocausto. La violenza dello spirito è resa meglio dal bianco e nero».
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