Creatività e marketing Così il cinema diventa una risorsa
di Costantino Cossu
Il presidente della Film Commission: «I nostri progetti con i Comuni e con la Regione per attirare investimenti»
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Un regista di serie A che ha diretto Nanni Moretti in “Caos calmo” dal romanzo di Sandro Veronesi, ha firmato serie televisive come “Distretto di polizia” e “Un posto al sole”, ha portato Sassari sul grande schermo – con “Procedura, dal libro di Salvatore Mannuzzu – come nessun altro prima aveva fatto. Un regista che il cinema lo ha praticato anche da attore in pellicole come “Nirvana” di Gabriele Salvatores, “Ecco fatto” di Gabriele Muccino, “Guardami” di Davide Ferrario”, “Il caimano” dello stesso Moretti. Uno che sa bene come dar vita a storie da proporre a un pubblico è sì un atto creativo ma anche un’operazione che deve rispondere a ferree leggi economiche. In virtù di questo pedigree professionale Antonello Grimaldi è stato chiamato a presiedere la Fondazione Sardegna Film Commission. Ovvero una struttura organizzativa che ha come scopo quello di promuovere l’industria cinematografica in una regione da questo punto di vista quasi del tutto vergine. Dopo undici anni di lavoro (la Film Commision è nata nel 2006 con una delibera della giunta Soru) si può tentare un bilancio. Soprattutto per capire se quanto ciò che si è fatto basta o se invece si può fare di più e meglio.
Cominciamo dalle grane: la polemica di questi giorni sul funzionamento della legge regionale sul cinema, anche questa approvata nel 2006 per finanziare con denaro pubblico film prodotti e girati in Sardegna.
I registi sardi, principali beneficiari della legge sul cinema, temono che qualcuno voglia cancellarla. Un timore giustificato?
«Lo voglio dire nella maniera più netta: la legge sul cinema non va cancellata. Stabilito questo, è anche vero che dall’anno dell’approvazione della legge a oggi alcune cose sono cambiate. E di questo è necessario prendere atto. Ritengo che quelle norme vadano modificate tenendo conto che i due livelli, quello della creazione artistica e quello dell’industria del cinema, vanno tenuti insieme in maniera virtuosa. Chi ha buoni progetti artistici è giusto che sia sostenuto con finanziamenti regionali. Nello stesso tempo non bisogna dimenticare che esiste un interesse generale, in termini di creazione di opportunità di lavoro e di promozione del reddito, a portare nell’isola produzioni che arrivano anche da fuori. Tanto più che il cinema, come dimostrano le esperienze di tante altre regioni italiane, può essere un veicolo importante di promozione del territorio, ad esempio in termini turistici. Dire che la legge va cambiata non può essere preso come una dichiarazione di guerra. E’ invece un invito rivolto a tutti gli operatori del settore a mettersi insieme intorno a un tavolo per vedere cosa si può cambiare. Fare sistema, non farsi la guerra».
Tra i criteri indicati dalla legge per ottenere i finanziamenti ci sono quelli di “sardità” e di “interesse regionale” delle opere proposte...
Sul criterio della “sardità” mi piacerebbe che si aprisse un confronto per stabilire con esattezza che cosa significa. In una legge le vaghezze non sono mai una buona cosa. Se poi parliamo di “interesse regionale”, va chiarito che facciamo l’interesse dell’isola anche portando in Sardegna produzioni non sarde che creano reddito e che promuovono l’immagine della regione. E inoltre mi chiedo: sostenere film di registi che hanno tutte le chance per entrare nei circuiti dei festival internazionali, non significa anche questo perseguire l’ “interesse regionale”?».
Che cosa fate come Film Commission per assolvere al vostro fine istituzionale di «sostenere la produzione cinematografica e audiovisiva e promuovere il territorio regionale».
«Sono tre le principali linee di intervento. Con il “location scouting” portiamo a nostre spese i produttori nazionali e internazionali sui luoghi dell’isola che ci sembrano più adatti alle varie esigenze dell’industria del cinema. Con il “fondo di ospitalità” contribuiamo al budget delle produzioni che decidono di filmare in Sardegna. Con i nostri corsi di formazione professionale, prepariamo maestranze sarde che possano essere assunte dagli imprenditori che scelgono l’isola come location».
Basta, è sufficiente? Non si può fare di più?
«Sì può fare certamente di più. E lo stiamo facendo. In particolare, stiamo creando sinergie con gli enti locali e con l’amministrazione regionale. Con Olbia e Cagliari abbiamo attivato i progetti “Filming Olbia” e “Filming Cagliari”, rivolti alle produzioni italiane, europee ed extraeuropee che presentano proposte di fiction tv e di lungometraggio cinematografico. L’obiettivo strategico è quello di sostenere una politica di sviluppo del comparto dell’audiovisivo nell’ambito dei diversi territori, offrendo nuove opportunità alle professionalità presenti nell’isola e coordinando i servizi e l’assistenza agli imprenditori che intendano realizzare produzioni nelle città che aderiscono ai progetti. Ci abbiamo provato anche con il Comune di Sassari, ma al momento senza risultati. Con l’assessorato regionale al Turismo, a parte la fiction di Canale 5 “L’isola di Pietro” con Gianni Morandi, girata a Carloforte, abbiamo un rapporto continuativo di collaborazione per promuovere l’immagine della Sardegna in tutti i principali festival internazionali. E’ andata molto bene anche all’Expo di Milano. Vorrei poi ricordare che, soltanto nel 2017, le produzioni sostenute dalla Film Commission sono state novantadue, alcune delle quali hanno raggiunto importanti traguardi. Per citare i principali, il Globo d’oro della Associated Foreign Press per “La stoffa dei sogni” di Gianfranco Cabiddu e il David di Donatello per il miglior cortometraggio vinto da Mario Piredda con “A casa mia”. Forse si può fare di più, ma abbiamo già fatto tanto».
Cominciamo dalle grane: la polemica di questi giorni sul funzionamento della legge regionale sul cinema, anche questa approvata nel 2006 per finanziare con denaro pubblico film prodotti e girati in Sardegna.
I registi sardi, principali beneficiari della legge sul cinema, temono che qualcuno voglia cancellarla. Un timore giustificato?
«Lo voglio dire nella maniera più netta: la legge sul cinema non va cancellata. Stabilito questo, è anche vero che dall’anno dell’approvazione della legge a oggi alcune cose sono cambiate. E di questo è necessario prendere atto. Ritengo che quelle norme vadano modificate tenendo conto che i due livelli, quello della creazione artistica e quello dell’industria del cinema, vanno tenuti insieme in maniera virtuosa. Chi ha buoni progetti artistici è giusto che sia sostenuto con finanziamenti regionali. Nello stesso tempo non bisogna dimenticare che esiste un interesse generale, in termini di creazione di opportunità di lavoro e di promozione del reddito, a portare nell’isola produzioni che arrivano anche da fuori. Tanto più che il cinema, come dimostrano le esperienze di tante altre regioni italiane, può essere un veicolo importante di promozione del territorio, ad esempio in termini turistici. Dire che la legge va cambiata non può essere preso come una dichiarazione di guerra. E’ invece un invito rivolto a tutti gli operatori del settore a mettersi insieme intorno a un tavolo per vedere cosa si può cambiare. Fare sistema, non farsi la guerra».
Tra i criteri indicati dalla legge per ottenere i finanziamenti ci sono quelli di “sardità” e di “interesse regionale” delle opere proposte...
Sul criterio della “sardità” mi piacerebbe che si aprisse un confronto per stabilire con esattezza che cosa significa. In una legge le vaghezze non sono mai una buona cosa. Se poi parliamo di “interesse regionale”, va chiarito che facciamo l’interesse dell’isola anche portando in Sardegna produzioni non sarde che creano reddito e che promuovono l’immagine della regione. E inoltre mi chiedo: sostenere film di registi che hanno tutte le chance per entrare nei circuiti dei festival internazionali, non significa anche questo perseguire l’ “interesse regionale”?».
Che cosa fate come Film Commission per assolvere al vostro fine istituzionale di «sostenere la produzione cinematografica e audiovisiva e promuovere il territorio regionale».
«Sono tre le principali linee di intervento. Con il “location scouting” portiamo a nostre spese i produttori nazionali e internazionali sui luoghi dell’isola che ci sembrano più adatti alle varie esigenze dell’industria del cinema. Con il “fondo di ospitalità” contribuiamo al budget delle produzioni che decidono di filmare in Sardegna. Con i nostri corsi di formazione professionale, prepariamo maestranze sarde che possano essere assunte dagli imprenditori che scelgono l’isola come location».
Basta, è sufficiente? Non si può fare di più?
«Sì può fare certamente di più. E lo stiamo facendo. In particolare, stiamo creando sinergie con gli enti locali e con l’amministrazione regionale. Con Olbia e Cagliari abbiamo attivato i progetti “Filming Olbia” e “Filming Cagliari”, rivolti alle produzioni italiane, europee ed extraeuropee che presentano proposte di fiction tv e di lungometraggio cinematografico. L’obiettivo strategico è quello di sostenere una politica di sviluppo del comparto dell’audiovisivo nell’ambito dei diversi territori, offrendo nuove opportunità alle professionalità presenti nell’isola e coordinando i servizi e l’assistenza agli imprenditori che intendano realizzare produzioni nelle città che aderiscono ai progetti. Ci abbiamo provato anche con il Comune di Sassari, ma al momento senza risultati. Con l’assessorato regionale al Turismo, a parte la fiction di Canale 5 “L’isola di Pietro” con Gianni Morandi, girata a Carloforte, abbiamo un rapporto continuativo di collaborazione per promuovere l’immagine della Sardegna in tutti i principali festival internazionali. E’ andata molto bene anche all’Expo di Milano. Vorrei poi ricordare che, soltanto nel 2017, le produzioni sostenute dalla Film Commission sono state novantadue, alcune delle quali hanno raggiunto importanti traguardi. Per citare i principali, il Globo d’oro della Associated Foreign Press per “La stoffa dei sogni” di Gianfranco Cabiddu e il David di Donatello per il miglior cortometraggio vinto da Mario Piredda con “A casa mia”. Forse si può fare di più, ma abbiamo già fatto tanto».
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