La Nuova Sardegna

Un lungo viaggio tra musica e libertà

di Fabio Canessa
Un lungo viaggio tra musica e libertà

“Il principe libero” oggi è in programmazione nelle sale di nove città dell’isola

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Le prime immagini riguardano la Sardegna. Sui titoli di testa riprese aeree mostrano la Gallura, dalla costa alle zone interne dominate da lecci e sugheri. Perché la sequenza iniziale è quella del rapimento nell’isola, avvenuto nel 1979 nella sua fattoria vicino a Tempio, che poi tornerà in maniera più dettagliata ben dopo la metà del film.

La scelta di cominciare così il racconto, prima che il nastro si riavvolga sino all’adolescenza del cantautore a Genova, appare perfettamente collegata alla scelta del titolo “Fabrizio De André. Principe libero” che riprende una frase del pirata inglese Samuel Bellamy riportata nella copertina del disco “Le nuvole” pubblicato nel 1990 . Perché sul concetto di libertà, bisogno assoluto e disperato di De André (e nel sequestro si può vedere il simbolo della sua negazione) si fonda la scelta narrativa del film arrivato al cinema con Nexo Digital prima del passaggio in televisione previsto a febbraio (il 13 e 14) in due puntate in onda su Raiuno. Intanto ancora oggi si potrà vedere su grande schermo. In Sardegna al Cityplex Moderno di Sassari, al Miramare di Alghero, al Giordo di Tempio, all’Uci di Cagliari, al CineTeatro di Olbia, al Supercinema di Carbonia, al Cineworld di Iglesias, ai The Space di Sestu e Quartucciu. Oltre tre ore per un intenso viaggio nella vita di De André, firmato in regia da Luca Facchini su una sceneggiatura scritta da Giordano Meacci e Francesca Serafina. E sulla scrittura, soprattutto di certi dialoghi, ci sarebbe da ridire. Troppo ridondanti, con battute poco credibili in molte situazioni di vita quotidiana da far perdere un po’ di autenticità alla narrazione. Che già in partenza rappresentava una bella sfida: raccontare una personalità complessa come quella del grande cantautore genovese. Perché su questo si concentra il film, sull’uomo ancora prima che sull’artista. Sogni, fragilità, dipendenza dall’alcol.

Centonovanta minuti riempiti dalla musica di Faber. Non solo con la sua voce, ma anche con quella di Luca Marinelli. Grande prova quella dell’attore, un’interpretazione originale e allo stesso tempo mimetica. Impressionanti in questo senso alcuni passaggi del film, come l’emozionante sequenza del concerto alla Bussola di Viareggio quando canta “La canzone dell’amore perduto”. Per il resto grande spazio ail rapporto con le due mogli, Enrica Rignon (Elena Radonicich) e Dori Ghezzi (Valentina Bellè), e quello con il padre interpretato da Ennio Fantastichini. Senza dimenticare quello con gli amici Luigi Tenco (Matteo Martari) e Paolo Villaggio, che ha il volto di Gianluca Gobbi di cui colpisce anche la somiglianza fisica col comico.

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