All’Arca di Noè vegetazione selvaggia e panorami mozzafiato
di Salvatore Tola
A passeggio tra daini, donnole e asinelli bianchi dell’Asinara Un’esperienza unica in uno degli angoli più belli del Mediterraneo
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È sufficiente al forestiero una rapida escursione fuori città per rendersi conto che il territorio di Alghero non dispone soltanto di un litorale magnifico ma può vantare anche zone interne dai molteplici pregi ambientali: secondo il naturalista Jacques Costeau è «uno degli angoli più belli del Mediterraneo». Per questo si è arrivati a costituire un parco, il Parco naturale di Porto Conte. Sulla base di una legge regionale del 1999 è stata definita la sua estensione: ha inizio dallo stagno di Calic e si estende quindi a nord e a ovest, fino a comprendere nella parte interna il monte Doglia, in quella esterna le due penisole che chiudono la baia di Porto Conte, più una striscia costiera che arriva sin quasi all’altezza del lago di Baratz.
Sono in tutto 5350 ettari, affacciati su una linea di costa che, frastagliata come è, si allunga per ben 60 chilometri. Gli obiettivi del parco sono ovviamente la tutela e la valorizzazione delle risorse e dei beni a carattere naturale e anche storico. Questi fini vengono perseguiti in tutta l’area, e in forma particolare in una parte conosciuta come Arca di Noè, concepita per fini più strettamente turistici e anche didattici. L’ingresso lo si trova facilmente, lungo la strada che da Alghero conduce a Capo Caccia, un chilometro dopo aver lasciato il bivio che attraverso Santa Maria La Palma conduce a Sassari. Sul cancello campeggia al scritta «Prigionette», nome della località; subito dopo si trovano i locali per l’accoglienza e le informazioni.
All’interno dell’Arca, che si estende per 12 chilometri quadrati, sono tracciati alcuni percorsi, uno dei quali si può seguire con l’automobile. A forma di semicerchio, si dirige verso nord poi, seguendo le pendici del monte Timidone, piega a ovest e infine a sud. A nord la linea di costa è alta (a Punta Cristallo supera i 300 metri) e non si ha la vista sul mare. Per affacciarsi sul litorale bisogna arrivare sino al parcheggio che segna la fine della carrozzabile: da qui un sentiero conduce rapidamente sino alla Cala della Barca, che ha di fronte l’isola Piana: detta così non perché sia piatta, ma perché al culmine di scoscesi fianchi rocciosi mostra un piccolo pianoro.
Dai locali dell’ingresso un sentiero conduce sino alla cima del monte Timidone che è al centro dell’Arca e, per quanto non moto alto (361 metri), consente di averne la vista complessiva; un altro, che si collega in due punti al percorso asfaltato, ne segue tutt’intorno le pendici.
Spingendosi così nel cuore del parco se ne possono conoscere le caratteristiche. Ci sono tratti di vegetazione di nuovo impianto, misti di pini e di lecci; e altri, più estesi, ricoperti dalle varietà che crescono spontaneamente: rimane un tratto di lecceta, il resto è costituito dalla macchia mediterranea, caratterizzata qua e là dal profumo del rosmarino e dell’elicriso; e dalla gariga, con le caratteristiche conformazioni «a pulvino» tra cui si distingue il fiordaliso spinoso o «centaurea horrida».
Anche la fauna comprende specie che si sviluppano spontaneamente, come la lepre, il coniglio, la donnola e naturalmente il cinghiale; e altre che sono state introdotte di recente come il cavallino della Giara, l’asinello bianco dell’Asinara, il daino. Tra i volatili si distinguono rapaci quali la poiana, il gheppio e il falco pellegrino; e su tutti dominano alcune coppie di avvoltoi grifoni che nidificano sulle falesie affacciate sul mare nella fascia nord dell’Arca.
Sono in tutto 5350 ettari, affacciati su una linea di costa che, frastagliata come è, si allunga per ben 60 chilometri. Gli obiettivi del parco sono ovviamente la tutela e la valorizzazione delle risorse e dei beni a carattere naturale e anche storico. Questi fini vengono perseguiti in tutta l’area, e in forma particolare in una parte conosciuta come Arca di Noè, concepita per fini più strettamente turistici e anche didattici. L’ingresso lo si trova facilmente, lungo la strada che da Alghero conduce a Capo Caccia, un chilometro dopo aver lasciato il bivio che attraverso Santa Maria La Palma conduce a Sassari. Sul cancello campeggia al scritta «Prigionette», nome della località; subito dopo si trovano i locali per l’accoglienza e le informazioni.
All’interno dell’Arca, che si estende per 12 chilometri quadrati, sono tracciati alcuni percorsi, uno dei quali si può seguire con l’automobile. A forma di semicerchio, si dirige verso nord poi, seguendo le pendici del monte Timidone, piega a ovest e infine a sud. A nord la linea di costa è alta (a Punta Cristallo supera i 300 metri) e non si ha la vista sul mare. Per affacciarsi sul litorale bisogna arrivare sino al parcheggio che segna la fine della carrozzabile: da qui un sentiero conduce rapidamente sino alla Cala della Barca, che ha di fronte l’isola Piana: detta così non perché sia piatta, ma perché al culmine di scoscesi fianchi rocciosi mostra un piccolo pianoro.
Dai locali dell’ingresso un sentiero conduce sino alla cima del monte Timidone che è al centro dell’Arca e, per quanto non moto alto (361 metri), consente di averne la vista complessiva; un altro, che si collega in due punti al percorso asfaltato, ne segue tutt’intorno le pendici.
Spingendosi così nel cuore del parco se ne possono conoscere le caratteristiche. Ci sono tratti di vegetazione di nuovo impianto, misti di pini e di lecci; e altri, più estesi, ricoperti dalle varietà che crescono spontaneamente: rimane un tratto di lecceta, il resto è costituito dalla macchia mediterranea, caratterizzata qua e là dal profumo del rosmarino e dell’elicriso; e dalla gariga, con le caratteristiche conformazioni «a pulvino» tra cui si distingue il fiordaliso spinoso o «centaurea horrida».
Anche la fauna comprende specie che si sviluppano spontaneamente, come la lepre, il coniglio, la donnola e naturalmente il cinghiale; e altre che sono state introdotte di recente come il cavallino della Giara, l’asinello bianco dell’Asinara, il daino. Tra i volatili si distinguono rapaci quali la poiana, il gheppio e il falco pellegrino; e su tutti dominano alcune coppie di avvoltoi grifoni che nidificano sulle falesie affacciate sul mare nella fascia nord dell’Arca.
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