La Nuova Sardegna

“Proibisco ergo sum” Se vietare non serve a niente

di Alessandro Marongiu
“Proibisco ergo sum” Se vietare non serve a niente

Dall’embrione, alla cannabis al digitale: perché il proibizionismo non risolve i problemi Un volume curato dall’Associazione Coscioni, con una prefazione di Emma Bonino

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Nell’intervento iniziale di “Proibisco ergo sum. Dall’embrione al digitale, divieti e proibizioni made in Italy” (Fandango, 176 pagine, 15 euro), a cura di Filomena Gallo e Marco Perduca per l’Associazione Coscioni, Marina Mengarelli chiarisce con brevi tratti perché il proibizionismo è raramente una soluzione strutturale e rappresenti piuttosto un escamotage estemporaneo, un tappo alla falla legato alle contingenze o al tornaconto di chi può legiferare in un dato momento. Al contrario, dice la sociologa, l’autodeterminazione, se «qualificata attraverso la conoscenza e la comprensione dei fatti», se «informata e responsabile», è l’ideale alleato della democrazia. (Ciò che è vero, a patto che chi governa abbia per primo e unico interesse il bene collettivo e non il proprio o quello di un ristretto gruppo di persone). In fondo la questione, in gran parte, sta tutta lì, nella conoscenza, informata e responsabile, dei fatti e della realtà, della storia, della lingua (delle lingue), dei diritti di cui godere e dei doveri da onorare. Nella cultura, per usare un termine più generale.

In proposito, per dire ancora oggi dell’Italia, lo specchio più fedele continua a essere “I promessi sposi”: cosa fa Don Abbondio, infatti, quando Renzo va da lui nel giorno delle nozze con Lucia? Da strumento di un potere che vuole preservarsi nella sua forza e nei suoi privilegi, e che quindi non prevede diritti e ancor meno autodeterminazione se non per sé, ricorre a una conoscenza non condivisa dal popolano («“Si piglia gioco di me?”» interruppe il giovine. “Che vuol ch’io faccia del suo latinorum?”») e senza alcuno sforzo riesce ad avere ragione di lui. Ecco il dato riportato dalla Mengarelli: il nostro tasso di laureati nella fascia 30-34 anni è del 26,7% e ci posiziona al penultimo posto in Europa, «molto al di sotto dell’obiettivo del 40% individuato dal programma 2020». E a esser sinceri, non sembra che gli interventi su scuola e università degli anni più recenti siano stati pensati per cambiare la situazione. Il resto lo fanno i politici italiani che, ad esempio, in un Paese storicamente refrattario allo studio degli idiomi stranieri e con una popolazione via via più vecchia, imbastiscono estenuanti confronti parlando, con evidenti problemi di pronuncia e fonazione, di “stepchild adoption” e “jobs act”: e viene il dubbio, per usare un eufemismo, che difficilmente lo facciano allo scopo di farsi capire per davvero.

Con scritti rapidi ma esaustivi di specialisti dei vari ambiti, il libro prosegue occupandosi di politiche migratorie, procreazione assistita e utero in affitto, corpo e identità delle persone intersex, scienza (OGM, cellule staminali), droghe e fine vita. Con la tornata elettorale alle porte, “Proibisco ergo sum” può essere un ottimo strumento per chiarirsi le idee: non tanto su quale schieramento o partito votare, quanto piuttosto sul Paese in cui e per cui vale la pena votare. Nel senso che a scorrerne le pagine è arduo non pensare che altrove si vivrebbe con più diritti: e cioè meglio.

Gli aspetti affrontati e tuttora da risolvere sono così tanti che nella prefazione Emma Bonino arriva a parlare di «catalogo», e non a torto. Le sue parole introduttive potrebbero risultare, se considerate in assoluto, delle ovvietà, ma è la situazione italiana (pur se non mancano riferimenti a quella estera, spesso ugualmente desolante: si veda il capitolo dedicato alla prostituzione) a renderle addirittura necessarie, così come è – dovrebbe essere – sempre necessario opporre «il buon senso» al «senso comune», «la ragionevolezza delle evidenze scientifiche» alla «percezione suscitata dalle reazioni emotive», «l’affermazione di coscienza» alle «imposizioni dogmatiche, liberticide e criminogene». Dovrebbe, appunto.

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