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Marinelli, un’interpretazione-miracolo

Marinelli, un’interpretazione-miracolo

«Non doveva fare un’imitazione, è riuscito a a ricreare un’icona del Novecento»

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SASSARI. Linguista, romanziere (è stato finalista al premio Strega due anni fa con “Il cinghiale che uccise Liberty Valance” uscito per Minimun fax), come sceneggiatore Giordano Meacci si era già fatto notare per il lavoro svolto, sempre insieme a Francesca Serafini, con “Non essere cattivo” presentato alla Mostra del cinema di Venezia nel 2015 a pochi mesi dalla morte del regista Claudio Caligari. Protagonista del film (per il quale Meacci è stato candidato anche al David di Donatello) Luca Marinelli, ritrovato qualche anno dopo per il biopic sul cantautore genovese.

«Abbiamo avuto la fortuna di lavorare con lui allora – sottolinea lo sceneggiatore romano – e subito abbiamo capito che solo lui probabilmente poteva rappresentare De André, reinterpretarlo. Se Fabrizio su Mina ha detto che la voce della cantante è un miracolo, ecco per me la recitazione di Marinelli è un miracolo. Molte cose nella ricostruzione emotiva sono diventate universali con la scrittura che diventava viva grazie a Luca. E anche a tutti gli altri interpreti che sono stati bravissimi. Il nostro obiettivo come sceneggiatori era dare spessore ai personaggi, al di là del numero di battute. E tutti sono stati veri in quell'universo». Per Luca Marinelli, 33 anni, una nuova grande interpretazione da aggiungere a quelle che ormai lo hanno consacrato tra i migliori attori italiani: dal borgataro Cesare di “Non essere cattivo” allo spietato Zingaro di “Lo chiamavano Jeeg Robot”, senza dimenticare i ruoli nei precedenti “La solitudine dei numeri primi” e “Tutti i santi giorni”.

Per il suo Fabrizio De André qualcuno ha però storto il naso, per la cadenza non esattamente genovese. «Non abbiamo mai pensato a un'imitazione – spiega Giordano Meacci – e Marinelli è stato fantastico perché non ha fatto una semplice interpretazione mimetica, si è appropriato di un'icona del secondo Novecento. È riuscito a ricrearlo nei toni, nei modi, nel gesto, nella postura, senza mai imitarlo, ma riscrivendolo». (f.c.)

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