I critici precari e gli autori troppo esigenti
In un post sulla sua bacheca di Facebook, lo scrittore Renzo Paris, il felice biografo di Alberto Moravia, segnalava un nuovo fenomeno: l’avanzata d’un nuovo soldato, il critico a disposizione.Questo...
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In un post sulla sua bacheca di Facebook, lo scrittore Renzo Paris, il felice biografo di Alberto Moravia, segnalava un nuovo fenomeno: l’avanzata d’un nuovo soldato, il critico a disposizione.
Questo il tenore di molti messaggi: «Signor Paris, le serve qualcuno per recensione libri?». Strano -mi viene da aggiungere- che al posto di quel “Signor” non vi sia il patetico “Dottor”, titolo che, per ipercorrettismo culturale, viene spesso usato dai sussiegosi finti-umili che ti stanno per chiedere di leggere la loro ultima raccolta di poesie. «Se uno ha da poco un romanzo in libreria – si chiedeva Renzo Paris – vorrà vederlo recensito, no?». Siamo, dunque, alla triste precarizzazione della critica. Un fenomeno eguale e contrario, si direbbe, a quello di chi, avendo pubblicato invece un libro, magari anche a pagamento, si rivolge al critico cosiddetto di professione esigendo di essere recensito, possibilmente a tamburo battente, perché tu, essendo appunto un critico, saresti obbligato a farlo.
Si tratta di due fenomeni piuttosto imbarazzanti, considerando la perdita di qualsiasi autorevolezza del recensore nella promozione dei libri. Ingenuo chi pensava che, non contando più niente, poteva finalmente consegnarsi all’atto gratuito della lettura.
Questo il tenore di molti messaggi: «Signor Paris, le serve qualcuno per recensione libri?». Strano -mi viene da aggiungere- che al posto di quel “Signor” non vi sia il patetico “Dottor”, titolo che, per ipercorrettismo culturale, viene spesso usato dai sussiegosi finti-umili che ti stanno per chiedere di leggere la loro ultima raccolta di poesie. «Se uno ha da poco un romanzo in libreria – si chiedeva Renzo Paris – vorrà vederlo recensito, no?». Siamo, dunque, alla triste precarizzazione della critica. Un fenomeno eguale e contrario, si direbbe, a quello di chi, avendo pubblicato invece un libro, magari anche a pagamento, si rivolge al critico cosiddetto di professione esigendo di essere recensito, possibilmente a tamburo battente, perché tu, essendo appunto un critico, saresti obbligato a farlo.
Si tratta di due fenomeni piuttosto imbarazzanti, considerando la perdita di qualsiasi autorevolezza del recensore nella promozione dei libri. Ingenuo chi pensava che, non contando più niente, poteva finalmente consegnarsi all’atto gratuito della lettura.
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