La Nuova Sardegna

In una commedia nera tutti i “nuovi mostri” di un’Italia allo sbando

di Monica De Murtas

A Sassari risate amare con il “New magic people show” Un grottesco affresco della varia umanità che abita il Paese

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SASSARI. Inizia con un’immersione totale nel buio lo spettacolo “New Magic people show”, in scena al Comunale di Sassari all’interno della stagione Cedac. Black out in scena e nel racconto cupo dei quattro protagonisti che recitano in piedi su un tavolino da salotto illuminato da una luce fioca. Il perimetro essenziale d’azione rende bene l’atmosfera claustrofobica di una convivenza forzata in cui le voci dei quattro interpreti si accavallano in suoni bisbigliati, urlati e bofonchiati, difficili da codificare in parole. Questo incipit di grande effetto introduce subito nella comicità dai toni grotteschi dello spettacolo e cattura gli applausi del pubblico che accompagneranno poi con grande calore l'intero show.

Ad Enrico Ianniello, Tony Laudadio, Andrea Renzi e Luciano Saltarelli, interpreti e registi dello spettacolo, bastano un tavolo e due sedie, qualche rapido cambio d’abito e una scenografia fatta di buio per inventare mondi surreali dove condurre l’immaginazione degli spettatori. Esponenti della grande scuola napoletana, i quattro attorti in un’ora e dieci minuti interpretano infiniti personaggi abitanti di un condominio partenopeo, rappresentanti di un’umanità allo sbando: ignorante, disumana, sfrontata, comica, quanto tragicamente verosimile.

Tratto da una raccolta di articoli di Giuseppe Montesano pubblicati sul “Mattino”, e aggiornato rispetto alla prima edizione del 2007 lo spettacolo propone un variegato bestiario composto da: chiattilli (nuovi ricchi) con cannuccia e cocktail d'ordinanza in perenne esperienza happy hour, tamarri che hanno un app per tutto, la più trandy, la “camorristapp” per chiamare l’amico di papà che risolve al volo “problemucci vari”. E poi ancora ragazzine in cerca di fidanzati facoltosi che possano fare regali originali persino ad Hallovin ma anche tante signore che pretendono dai mariti viaggi esotici e connessioni wi-fi per poter seguire in tv Barbara D’Urso anche durante l’escursione in cammello.

Padroni della scena i bravi interpreti entrano ed escono dai personaggi più vari, vestono i ruoli di donne, uomini, bambini dimostrando grande duttilità intensità interpretativa e una forza empatica che conquista il pubblico. La scrittura di Montesano adattata a testo drammaturgico, soffre invece in molti passaggi dei tagli e delle attualizzazioni perdendo di freschezza. Anche la scelta di costruire lo spettacolo cucendo insieme diversi schetch intervallati da siparietti musicali toglie continuità e ritmo a al lavoro.

Il testo originale emerge nell'aspetto surreale e satirico del racconto, nelle figure emblematiche e spietate, nell’assurdità dei progetti demenziali di Lallo e Gegè immersi in un universo dissociato e pretestuoso in cui contano solo i soldi ed è indispensabile far di tutto per distinguersi dai pezzenti. Efficace nell'armonia della storia l'ossessivo, ridondante desiderio dei beni di svago dei protagonisti che rinuncerebbero persino a mangiare per potersi “accattà” l'ultimo modello di I phone o fare un viaggio in Patagonia così perché suona bene senza sapere neppure dove si trovi. In questo microcosmo consumistico pullulante di umane aberrazioni emerge nel finale la figura del dottor G. che in un monologo avvincente e filosofico interpretato da Andrea Renzi cerca disperate vie di fuga a questa dilagante vacuità.

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