La Nuova Sardegna

News, arte e memoria L’universo di immagini di Gianluigi Colin

di Paolo Curreli
News, arte e memoria L’universo di immagini di Gianluigi Colin

Sorprendenti lavori dell’artista e art director del “Corsera” Meditazione sull’uomo nella tempesta dell’informazione

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SASSARI. Gianluigi Colin è stato l’art director del Corriere della Sera per decenni, contestualmente Colin è un artista con una ricchissima, profonda e riconosciuta produzione. Il dato interessante della sua opera è che queste due attività sono strettamente legate: Colin artista è immerso (e si nutre) del flusso di storie, vite e immagini dell’umanità che la sua competenza gli porta ogni giorno sulla scrivania, l’art director, viceversa, ha la capacità di sentire quella vita pulsante, con la sensibilità creativa dell’artista, tradurla nel linguaggio palese dell’organizzazione delle notizie, (che però ha le sue misteriose leggi grafiche da dominare, come “il codice identitario dei caratteri” per esempio), e che soggiace alla ferrea tempistica del quotidiano di cui non deve tradire l’immagine e la credibilità. I percorsi della creatività, sono sempre simili, come lo è lo sguardo curioso sul mondo – che sia quello redattore grafico o dell’artista –. Una visione sempre mossa dalla volontà di capire e di offrire una analisi originale sulla realtà e su cosa la realtà sottende.

Il mondo nel giornale. Queste due strade percorse da una sola anima creativa sono raccontate nello straordinario volume “Colin. No News Good News” (Rizzoli) a cura di Carlo Arturo Quintavalle, l’importante storico e critico d’arte del Corriere. Un ricchissimo e imponente prodotto editoriale di più di 500 pagine, ovviamente curato nella grafica e nell’apparato di immagini, con numerosi interventi e testimonianze dei colleghi e delle personalità che hanno condiviso la professione e la produzione artistica di Colin. E le firme sono quelle di: John Berger, Marzio Breda, Aldo Colonetti, Ferruccio de Bortoli, Danilo De Marco, Francesco Dondina, Gillo Dorfles, Marcello Jori, Emilio Isgrò, Bob Noorda, Arturo Pérez-Reverte, Arturo Carlo Quintavalle, Gianni Riotta, Barbara Rose, Nicola Saldutti e Vincenzo Trione.

Una biografia per immagini. Il libro parte col racconto della trasformazione del Corriere, che da paludato giornale (quasi immutato nei decenni) riesce ad entrare nella modernità senza perdere la veste di serietà e la posizione che la storia gli ha confermato nel panorama dell’informazione. Un lavoro lento – e complicato dalle profonde rivoluzioni tecnologiche – che Colin ha gestito in maniera innovativa e nel rispetto della tradizione, che approda nel suo impegno di oggi come cover editor del supplemento culturale “la Lettura” di cui è stato co-fondatore. Copertine che hanno fatto conoscere ai lettori l’arte contemporanea, per moltissimi universo sconosciuto, con interventi originali, site-specific (se così si vuole dire) dei più importanti artisti viventi.

Tutto questo per capire bene qual è l’osservatorio da cui partono gli esiti artistici di Gainluigi Colin che questa “biografia per immagini” raccoglie in una completa antologia delle sue numerose personali, libri d’arte e performance.

«Il lavoro e la ricerca di Gianluigi si sviluppano dalla consapevolezza che il flusso constante di immagini e di parole ci impedisce a volte di fermarci e riflettere sulla singola esperienza; è necessario, invece, rimettere al centro la nostra soggettività» scriveva prima della sua recente scomparsa lo storico e critico d’arte Gillo Dorfles, a proposito del lavoro di Colin.

Sono gli oggetti della comunicazione ad attrarre il suo sguardo, il supporto stropicciato che nell’abbandono rivela ancora di più la caducità dell’informazione e la forma invece immanente del mito.

Uno sguardo sul tempo. «Con il mio lavoro artistico cerco di riflettere su come lo sguardo è capace di attraversare il tempo. Ma anche l’aspetto materiale dei giornali mi affascina, la carta, la sua fragilità, sempre sul crinale della scomparsa. Mi muovo come un archeologo dell’oggi, pensando al tempo di domani», sostiene Colin nella sua conversazione con Gillo Dorfles e Aldo Colonetti riportata nel volume.

Il presente, riletto, interpretato dalla morale estetica e selezionatrice delle news lascia la sua traccia sui supporti, come nelle lastre della rotativa piegate, ognuna isolata nel suo colore della quadricromia. Si palesa in maniera enigmatica nella trasmissione incompleta delle foto in redazione – quando l’errore sceglie casualmente il particolare – e lì che lo sguardo di Colin percepisce la rottura di una convenzione (immagine-informazione) e raccoglie invece “un’imprevista fragilità” della realtà.

L’attenzione di Colin agli esordi, si ferma sulle pagine dei giornali del mondo in “Un giorno di carta”, la stessa giornata nelle prime pagine, passata e congelata dall’artista. Al di fuori delle simbologie, che in questi lavori sono misteriose, iniziatiche mai didascaliche, nell’arte di Colin continua a parlare con forza la bellezza. Perché queste carte, foto, lastre, copie e fotocopie sono meravigliose e presentate nella forma quadro, pannello, scultura propria dell’arte “classica”.

Il tempo è anche quello stratificato dell’immaginario artistico, come nel lavoro “Piero e il suo doppio”, “I disastri della guerra”, dove Colin cita e distilla i quadri dei grandi artisti. Riesce a cogliere la pittura che persiste, inconscia, deposta come polvere delle ere, anche nella fotografia di cronaca, (i Naufraghi della Medusa di Gericault e i migranti, il Cristo di Mantegna e il cadavere del Che), come si percepisce Burri nei solchi e crepe della carta bianca, operazione concettuale che nasce scoprendo il retro delle sue “Mitografie”.

Il ricordo delle notizie. La memoria nelle cose sembra essere al centro della poetica dell’artista, un lungo processo che raggiunge una perfetta sintesi nel suo ultimo lavoro “Sudari. Quel che resta del giorno” che presenterà alla Triennale di Milano il prossimo 10 maggio. Stracci che sono serviti per pulire la rotativa raccolti, giustapposti, “impaginati” in grandi pannelli, sono le sindoni di milioni di parole: notizie storie e commenti che hanno lasciato solo un’ombra di colore.

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