Al Verdi il violino magico di Roby Lakatos
di Paolo Coretti
Per la rassegna “I grandi intepreti della musica” domani sul palco il musicista ungherese “archetto del diavolo”
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SASSARI. Domani sera alle 21 il sipario del Teatro Verdi si aprirà su uno degli artisti più attesi della stagione de “I Grandi Interpreti della Musica” organizzata dalla Cooperativa Teatro e/o Musica.
Sul palco salirà il violinista zigano Roby Lakatos, autentico fenomeno del concertismo internazionale, conosciuto anche come “l'archetto del diavolo”. Nella sua carriera si è esibito nei più prestigiosi palchi del mondo, tra cui la Carnegie Hall, la Sydney Opera House, il Barbican Center, il Bozar e molti altri ed è stato protagonista dei maggiori festival europei, asiatici e americani. Nel 2004, è apparso con grande successo insieme alla London Symphony Orchestra al festival per orchestre “Genius of the Violin” accanto al violinista russo Maxim Vengerov. Nato nel 1965 a Budapest da una storica famiglia di musicisti Lakatos è il discendente del re dei violinisti gitani Janos Bihari che suonò nel 1815 davanti alle teste coronate riunite a Vienna per il Congresso e che ispirò con la sua musica Brahms e Liszt. Roby Lakatos è inconfondibile anche per il suo personalissimo look: capelli lunghi crespi, baffi all' insù, giacche sgargianti ed una presenza scenica carismatica sono il suo tratto distintivo. A nove anni ha debuttato in pubblico come leader di un gruppo zigano, ha perfezionato poi il suo talento al Conservatorio di Budapest, dove nel 1984 ha vinto il primo premio come violinista classico. L'artista arriva al Verdi con il suo ensemble di quattro strumentisti per dar prova di un virtuosismo violinistico che mescola la tradizione dell' Ungheria zigana alla musica classica, al jazz, al tango e al flamenco. Piglio ritmico pirotecnico, accentazione all'inizio della frase, stile ricco di rubati, pizzicati, glissandi e colpi d' arco, sono le caratteristiche inconfondibili del modo di suonare zigano, che però Lakatos applica anche ad altri generi di musica. «Quindici anni fa mi sono reso conto che la musica zigana poteva rappresentare un limite – ha dichiarato Lakatos – per questo motivo mi sono lasciato influenzare dalle correnti più varie dall' impressionismo francese alla chanson, dal bolero spagnolo al tango. Posso affermare di essere stato il primo musicista zigano ad avere inserito altri tipi di musica nelle nostre tradizioni e a creare uno stile nuovo che definirei “gipsy fusion”».
Quando Roby Lakatos fa incontrare la musica classica con la magica vitalità gitana, offre al pubblico la possibilità di apprendere da questo confronto di culture, di avvicinarsi alle radici del popolo ungherese, senza per questo mancare di rispetto al patrimonio colto. Il concerto proposto al Verdi s' intitola “Fire Dance” ovvero “danza infuocata” come il suo ultimo album e già dal nome promette un programma di grande energia, capace di stupire e divertire con 12 brani che spaziano tra i generi musicali più disparati da “Oblivion” di Piazzolla al repertorio russo, passando per le sue composizioni con un omaggio finale all’Italia.
Sul palco salirà il violinista zigano Roby Lakatos, autentico fenomeno del concertismo internazionale, conosciuto anche come “l'archetto del diavolo”. Nella sua carriera si è esibito nei più prestigiosi palchi del mondo, tra cui la Carnegie Hall, la Sydney Opera House, il Barbican Center, il Bozar e molti altri ed è stato protagonista dei maggiori festival europei, asiatici e americani. Nel 2004, è apparso con grande successo insieme alla London Symphony Orchestra al festival per orchestre “Genius of the Violin” accanto al violinista russo Maxim Vengerov. Nato nel 1965 a Budapest da una storica famiglia di musicisti Lakatos è il discendente del re dei violinisti gitani Janos Bihari che suonò nel 1815 davanti alle teste coronate riunite a Vienna per il Congresso e che ispirò con la sua musica Brahms e Liszt. Roby Lakatos è inconfondibile anche per il suo personalissimo look: capelli lunghi crespi, baffi all' insù, giacche sgargianti ed una presenza scenica carismatica sono il suo tratto distintivo. A nove anni ha debuttato in pubblico come leader di un gruppo zigano, ha perfezionato poi il suo talento al Conservatorio di Budapest, dove nel 1984 ha vinto il primo premio come violinista classico. L'artista arriva al Verdi con il suo ensemble di quattro strumentisti per dar prova di un virtuosismo violinistico che mescola la tradizione dell' Ungheria zigana alla musica classica, al jazz, al tango e al flamenco. Piglio ritmico pirotecnico, accentazione all'inizio della frase, stile ricco di rubati, pizzicati, glissandi e colpi d' arco, sono le caratteristiche inconfondibili del modo di suonare zigano, che però Lakatos applica anche ad altri generi di musica. «Quindici anni fa mi sono reso conto che la musica zigana poteva rappresentare un limite – ha dichiarato Lakatos – per questo motivo mi sono lasciato influenzare dalle correnti più varie dall' impressionismo francese alla chanson, dal bolero spagnolo al tango. Posso affermare di essere stato il primo musicista zigano ad avere inserito altri tipi di musica nelle nostre tradizioni e a creare uno stile nuovo che definirei “gipsy fusion”».
Quando Roby Lakatos fa incontrare la musica classica con la magica vitalità gitana, offre al pubblico la possibilità di apprendere da questo confronto di culture, di avvicinarsi alle radici del popolo ungherese, senza per questo mancare di rispetto al patrimonio colto. Il concerto proposto al Verdi s' intitola “Fire Dance” ovvero “danza infuocata” come il suo ultimo album e già dal nome promette un programma di grande energia, capace di stupire e divertire con 12 brani che spaziano tra i generi musicali più disparati da “Oblivion” di Piazzolla al repertorio russo, passando per le sue composizioni con un omaggio finale all’Italia.
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