Sei brevi storie di Ranpo Edogawa
di Fabio Canessa
Atmosphere pubblica l’opera dello scrittore nipponico che amava Edgar Allan Poe
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SASSARI. Facendo attenzione allo pseudonimo, Edogawa Ranpo, si può capire subito il suo riferimento letterario: Edgar Allan Poe. È infatti la trascrizione fonetica, in giapponese, del nome dell’autore americano. Influenzato da diversi scrittori occidentali, era rimasto affascinato in particolare dalle storie di Poe caratterizzate da mistero, racconto giallo-poliziesco, toni grotteschi e stravaganti.
Stessi elementi che si possono trovare nelle opere di Ranpo Edogawa. Per rendersene conto basta leggere “La poltrona umana e altri racconti” uscito di recente per Atmosphere Libri (175 pagine, 16 euro). Una raccolta di sei brevi storie, tutte realizzate nel 1925 quando lo scrittore nipponico aveva trent’anni. A dare il titolo al volume è il racconto “La poltrona umana” che ben racchiude il gusto del grottesco, con pulsioni erotiche, caratteristica dello stile dell’autore considerato il fondatore del noir giapponese. La narrazione si sviluppa attraverso una lettera che una scrittrice riceve tra la posta degli ammiratori. Il mittente è un artigiano che ha costruito una poltrona con uno spazio dove infilarsi per nascondersi. All’inizio con l’idea di compiere dei furti, in seguito per il solo piacere di sentire su di sé il corpo delle persone sedute sopra la sua creazione: «Fui sopraffatto dal fascino di quel mondo fatto di sottili sensazioni». Perversione, ossessione, voyeurismo ritornano costantemente nell’opera di Ranpo Edogawa. Per esempio in “Occhi dalla soffitta” dove un giovane si nasconde nel solaio della pensione nella quale alloggia per spiare gli altri clienti. Uno di quei personaggi sempre insoddisfatti che per sfuggire alla noia si avvicinano al crimine e che rappresentano anche il contesto storico-sociale, un periodo di transizione del Paese proiettato verso la modernità e caratterizzato da un alto tasso di disoccupazione. In questa breve storia è anche presente il detective Akechi che è un po’ lo Sherlock Holmes di Ranpo Edogawa. Lo si ritrova in “Il delitto della salita D.”, “Il test psicologico”, “La banda della mano nera”. A chiudere la raccolta “Il bacio” dove la misteriosa Ohana provoca la gelosia del marito per l’ambiguo rapporto con il suo caporeparto.
Racconti che sono stati tradotti da Francesco Vitucci per un libro che rientra nella bella collana di narrativa Asiasphere diretta da Gianluca Coci.
Stessi elementi che si possono trovare nelle opere di Ranpo Edogawa. Per rendersene conto basta leggere “La poltrona umana e altri racconti” uscito di recente per Atmosphere Libri (175 pagine, 16 euro). Una raccolta di sei brevi storie, tutte realizzate nel 1925 quando lo scrittore nipponico aveva trent’anni. A dare il titolo al volume è il racconto “La poltrona umana” che ben racchiude il gusto del grottesco, con pulsioni erotiche, caratteristica dello stile dell’autore considerato il fondatore del noir giapponese. La narrazione si sviluppa attraverso una lettera che una scrittrice riceve tra la posta degli ammiratori. Il mittente è un artigiano che ha costruito una poltrona con uno spazio dove infilarsi per nascondersi. All’inizio con l’idea di compiere dei furti, in seguito per il solo piacere di sentire su di sé il corpo delle persone sedute sopra la sua creazione: «Fui sopraffatto dal fascino di quel mondo fatto di sottili sensazioni». Perversione, ossessione, voyeurismo ritornano costantemente nell’opera di Ranpo Edogawa. Per esempio in “Occhi dalla soffitta” dove un giovane si nasconde nel solaio della pensione nella quale alloggia per spiare gli altri clienti. Uno di quei personaggi sempre insoddisfatti che per sfuggire alla noia si avvicinano al crimine e che rappresentano anche il contesto storico-sociale, un periodo di transizione del Paese proiettato verso la modernità e caratterizzato da un alto tasso di disoccupazione. In questa breve storia è anche presente il detective Akechi che è un po’ lo Sherlock Holmes di Ranpo Edogawa. Lo si ritrova in “Il delitto della salita D.”, “Il test psicologico”, “La banda della mano nera”. A chiudere la raccolta “Il bacio” dove la misteriosa Ohana provoca la gelosia del marito per l’ambiguo rapporto con il suo caporeparto.
Racconti che sono stati tradotti da Francesco Vitucci per un libro che rientra nella bella collana di narrativa Asiasphere diretta da Gianluca Coci.
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