Rivoluzione a Cannes, ecco le nuove regole
Anno di svolta per il festival del cinema: grandi nomi, niente anteprime stampa e lotta a Netflix
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ROMA. Cannes 2018 sarà un festival di svolta: superata la boa del 70/mo si guarda al futuro e si prevede, secondo i rumor dei giorni precedenti l’annuncio ufficiale della selezione, giovedì 12 aprile a Parigi, un’edizione ricca di titoli attesi e di grandi star. Ma non è certo questa la svolta: il curatore Thierry Fremaux sta provando a cambiare le regole del gioco (e le proteste del settore si sprecano) e coraggiosamente a lanciare verso il futuro la ragione stessa della sopravvivenza di un festival in un mondo globalizzato dove la sala è diventata un’optional, le recensioni e i trailer sul web rendono (forse) superflua la stampa scritta, lo streaming azzera le emozioni oppure avvicina nuovi pubblici secondo i punti di vista, e dove insomma «la magia del cinema» – altro termine che amiamo – si è anno dopo anno scolorata in quello che dovrebbe essere un tempio sacro.
Fremaux prova a mettere degli argini a tutto questo, quasi a puntellare la fortezza: c'è chi lo giudica in posizioni di retroguardia, chi aspetta i risultati. Molto probabilmente dalle regole del gioco che Cannes 2018 prova a riscrivere bisognerà fare i conti e da lì ripartire.
Eccole dunque in sintesi. L’anteprima mondiale dei film dovrà essere vera anteprima: i film in competizione saranno visti dalla stampa – e dunque commentati, recensiti, twittati – la sera e mai prima del pubblico invitato all’evento con il cast ma in contemporanea con la premiere al Grand Theatre (basta con i massacri post anteprima stampa). I selfie sul red carpet sono vietati, star incluse che quindi non potranno postare immediatamente le loro glam-imprese e Cannes ritroverà un po’ di classe. Ma soprattutto i film in gara dovranno obbligatoriamente avere una distribuzione in sala in Francia: non sono ammessi salti di passaggio della filiera. Una norma anti-streaming rivolta ai colossi emergenti Netflix, Amazon, Apple. Un braccio di ferro che è tutt'altro che finito e che promette sconquassi: è notizia fresca, scrive Variety, che Netflix voglia ritirare tre titoli (evidentemente pre-selezionati) “Norvegia” di Paul Greengrass, “Hold the Dark” di Jeremy Saulnier e soprattutto l’atteso “The Other Side of the Wind”, l’ultimo film di Orson Welles, rimasto incompiuto nel 1985 alla morte del suo autore e considerato da molti cinefili la pellicola più importante e ora completato dai collaboratori di allora.
Fremaux prova a mettere degli argini a tutto questo, quasi a puntellare la fortezza: c'è chi lo giudica in posizioni di retroguardia, chi aspetta i risultati. Molto probabilmente dalle regole del gioco che Cannes 2018 prova a riscrivere bisognerà fare i conti e da lì ripartire.
Eccole dunque in sintesi. L’anteprima mondiale dei film dovrà essere vera anteprima: i film in competizione saranno visti dalla stampa – e dunque commentati, recensiti, twittati – la sera e mai prima del pubblico invitato all’evento con il cast ma in contemporanea con la premiere al Grand Theatre (basta con i massacri post anteprima stampa). I selfie sul red carpet sono vietati, star incluse che quindi non potranno postare immediatamente le loro glam-imprese e Cannes ritroverà un po’ di classe. Ma soprattutto i film in gara dovranno obbligatoriamente avere una distribuzione in sala in Francia: non sono ammessi salti di passaggio della filiera. Una norma anti-streaming rivolta ai colossi emergenti Netflix, Amazon, Apple. Un braccio di ferro che è tutt'altro che finito e che promette sconquassi: è notizia fresca, scrive Variety, che Netflix voglia ritirare tre titoli (evidentemente pre-selezionati) “Norvegia” di Paul Greengrass, “Hold the Dark” di Jeremy Saulnier e soprattutto l’atteso “The Other Side of the Wind”, l’ultimo film di Orson Welles, rimasto incompiuto nel 1985 alla morte del suo autore e considerato da molti cinefili la pellicola più importante e ora completato dai collaboratori di allora.
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