Penelope Cruz a Cannes per la parità tra i sessi
di Alessandro Pirina
Festival del cinema nel segno delle donne. L’attrice: «Per il film ho preso la stessa cifra di Javier Bardem»
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CANNES. Nel segno delle donne. Il primo festival di Cannes dell’era post Weinstein conferma le aspettative delle vigilia e scommette sulla parità tra i sessi. Non solo la giuria, presieduta da Cate Blanchett, dove il numero di donne supera quello degli uomini. Ma anche la gara, dove le registe si fanno sempre più spazio in un mondo da sempre appannaggio dei colleghi maschi. Ma quando si parla di obiettivo parità hanno un ruolo anche i cachet, un aspetto su cui le star femminili del cinema hanno spesso lamentato una disparità di trattamento rispetto ai partner maschili. Un traguardo che, però, a Cannes è stato tagliato. Perlomeno nel film d’apertura della kermesse, “Everybody knows”, di Asghar Farhadi, con Javier Bardem e Penelope Cruz. È stata proprio l’attrice spagnola a svelarlo durante la conferenza stampa. «Abbiamo preso la stessa cifra», ha risposto alla domanda di un giornalista.
In “Everybody knows” Bardem e Cruz, coppia anche nella vita, sono tornati a lavorare insieme per la quinta volta dopo “Prosciutto prosciutto” di Bigas Luna, “Vicky Cristina Barcelona” di Woody Allen, “Il procuratore “ di Ridley Scott e “Loving Pablo” di Fernando Leon de Aranoa. «Abbiamo lavorato spesso insieme, e non abbiamo problemi – ha spiegato Penelope Cruz –. Io ho iniziato giovanissima nel cinema, avevo vent’anni, spesso questo lavoro non ti fa pensare alla vita reale. Ma io questa barriera l’ho superata, lavoriamo benissimo assieme, e tutto è andato alla perfezione durante la produzione». «Io e mia moglie – ha detto Bardem – sappiamo bene come separare realtà e fantasia, altrimenti sarebbe impossibile lavorare insieme». Per l’iraniano Farhadi, due volte premio Oscar, si tratta del primo film in lingua spagnola. «Ho voluto esplorare questa cultura straniera e raccontare dinamiche comuni – ha aggiunto il regista –. Se fossi sceso nel particolare sarebbe stato molto difficile focalizzarmi su altre culture. I film servono anche a questo: mostrare quanto siamo simili come esseri umani».
Il film, un thriller che racconta il ritorno in Spagna di Laura e il suo incontro con Paco, il vecchio fidanzato di una vita prima, è stato immaginato e scritto da Farhadi proprio pensando a Bardem e Cruz. «A questo progetto abbiamo lavorato per 5 anni – ha detto l’attrice –. All’inizio parlavamo della storia, poi abbiamo cominciato a leggere il soggetto. Alla fine Asghar si è trasferito in Spagna per vivere in questo mondo. Lui non parla spagnolo, ma è un tipo che non dorme mai: passava le notti a memorizzare i nostri dialoghi».
In conclusione il regista ha fatto un appello per il “fratello” Jafar Panahi, il regista che non può lasciare l’Iran né muoversi al suo interno per 20 anni, anche lui in concorso con il suo nuovo film “Three faces”. “Quest’anno Cannes è molto particolare, abbiamo due film iraniani in concorso. Spero che anche Panahi possa venire qui per vedere di persona gli spettatori al termine della proiezione, come ho potuto fare io”. Il film di Farhadi è in competizione per la Palma d’oro, per la quale sono in corsa anche gli italiani “Lazzaro felice” di Alice Rohrwacher e “Dogman” di Matteo Garrone, che saranno presentati domenica il primo e mercoledì 15 il secondo. Nella categoria “Un certain regard” è in concorso anche Valeria Golino, alla sua seconda prova come regista, con “Euphoria”.
La giornata di ieri ha visto anche un altro grande protagonista, Martin Scorsese, premiato con la Carrosse d’or, uno dei più importanti riconoscimenti che vengono consegnati durante il festival di Cannes. Intanto, sul tappeto rosso della Croisette, da cui sono stati banditi i selfie (anche se non sono pochi i trasgressori), è un continuo via vai di star. Dai big delle giurie come Cate Blanchett, Kristen Stewart e Benicio del Toro a bellezze intramontabili come Julianne Moore e Isabelle Adjani.
In “Everybody knows” Bardem e Cruz, coppia anche nella vita, sono tornati a lavorare insieme per la quinta volta dopo “Prosciutto prosciutto” di Bigas Luna, “Vicky Cristina Barcelona” di Woody Allen, “Il procuratore “ di Ridley Scott e “Loving Pablo” di Fernando Leon de Aranoa. «Abbiamo lavorato spesso insieme, e non abbiamo problemi – ha spiegato Penelope Cruz –. Io ho iniziato giovanissima nel cinema, avevo vent’anni, spesso questo lavoro non ti fa pensare alla vita reale. Ma io questa barriera l’ho superata, lavoriamo benissimo assieme, e tutto è andato alla perfezione durante la produzione». «Io e mia moglie – ha detto Bardem – sappiamo bene come separare realtà e fantasia, altrimenti sarebbe impossibile lavorare insieme». Per l’iraniano Farhadi, due volte premio Oscar, si tratta del primo film in lingua spagnola. «Ho voluto esplorare questa cultura straniera e raccontare dinamiche comuni – ha aggiunto il regista –. Se fossi sceso nel particolare sarebbe stato molto difficile focalizzarmi su altre culture. I film servono anche a questo: mostrare quanto siamo simili come esseri umani».
Il film, un thriller che racconta il ritorno in Spagna di Laura e il suo incontro con Paco, il vecchio fidanzato di una vita prima, è stato immaginato e scritto da Farhadi proprio pensando a Bardem e Cruz. «A questo progetto abbiamo lavorato per 5 anni – ha detto l’attrice –. All’inizio parlavamo della storia, poi abbiamo cominciato a leggere il soggetto. Alla fine Asghar si è trasferito in Spagna per vivere in questo mondo. Lui non parla spagnolo, ma è un tipo che non dorme mai: passava le notti a memorizzare i nostri dialoghi».
In conclusione il regista ha fatto un appello per il “fratello” Jafar Panahi, il regista che non può lasciare l’Iran né muoversi al suo interno per 20 anni, anche lui in concorso con il suo nuovo film “Three faces”. “Quest’anno Cannes è molto particolare, abbiamo due film iraniani in concorso. Spero che anche Panahi possa venire qui per vedere di persona gli spettatori al termine della proiezione, come ho potuto fare io”. Il film di Farhadi è in competizione per la Palma d’oro, per la quale sono in corsa anche gli italiani “Lazzaro felice” di Alice Rohrwacher e “Dogman” di Matteo Garrone, che saranno presentati domenica il primo e mercoledì 15 il secondo. Nella categoria “Un certain regard” è in concorso anche Valeria Golino, alla sua seconda prova come regista, con “Euphoria”.
La giornata di ieri ha visto anche un altro grande protagonista, Martin Scorsese, premiato con la Carrosse d’or, uno dei più importanti riconoscimenti che vengono consegnati durante il festival di Cannes. Intanto, sul tappeto rosso della Croisette, da cui sono stati banditi i selfie (anche se non sono pochi i trasgressori), è un continuo via vai di star. Dai big delle giurie come Cate Blanchett, Kristen Stewart e Benicio del Toro a bellezze intramontabili come Julianne Moore e Isabelle Adjani.
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