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Ecoristoranti: la doggy bag non è più una “cafonata”

Ecoristoranti: la doggy bag non è più una “cafonata”

Tranquilli, non c’è più da vergognarsi a chiedere se quelle sei orate adagiate sul piatto di portata e neanche sfiorate, o quei pezzi di porcetto che nessuno ha avuto la forza di ingerire dopo cinque...

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Tranquilli, non c’è più da vergognarsi a chiedere se quelle sei orate adagiate sul piatto di portata e neanche sfiorate, o quei pezzi di porcetto che nessuno ha avuto la forza di ingerire dopo cinque ore di maratona mangereccia, si possono sistemare in un pacchetto e portare a casa. E non è neppure necessario tirare fuori la pietosa balla che servono per il cane. Saranno gli stessi ristoratori a proporre di incartare i resti lasciati sulla tavola, che altrimenti finirebbero per essere sprecati come succede ogni anno a 185mila tonnellate di cibo buono da mangiare scartato dai pubblici esercizi italiani. C’è voluta l’urgenza del surriscaldamento del pianeta, il savoir faire di Michelle Obama che in una trattoria a Roma si è fatta impacchettare la carbonara avanzata, ma anche una sentenza della Corte di Cassazione che dava ragione a un cliente in lite con un ristorante del Trentino: i gestori si erano rifiutati di consegnargli i pizzoccheri e la bottiglia d’acqua iniziata. E poi ce l’ha chiesto l’Europa di ridurre la quantità di rifiuti che rischiano di sommergerci.

Quindi l’usanza che fa tanto american style, ma che da noi è sempre stata considerata una cafonata, un gesto da poveracci, finalmente è sdoganata. Almeno per quanto riguarda 21 ristoranti che a Sassari, prima città in Sardegna dopo l’avvio del progetto in Piemonte, hanno aderito alla rete degli Ecoristoranti promossa dalla coop Erica, vincitrice di un premio europeo per la migliore iniziativa delle pubbliche amministrazioni sul contenimento dei rifiuti. «Abbiamo contattato i ristoranti che avevano i requisiti necessari – spiega la coordinatrice locale Simona Sanna –. Ma tranne alcune defezioni dettate più che altro dalla diffidenza, tutti hanno aderito con entusiasmo». Tra i requisiti il servizio al tavolo e menù anche con mezze porzioni e per i bambini. Alcuni ristoranti non sono stati contemplati perché – direbbe qualcuno tra il malevolo e l’ironico – hanno solo la mezza porzione, di quelli che assaggi gourmet ma poi esci e ti vorresti mangiare una pizza.

«Sono stati coinvolti ristoranti che operano in centro storico – aggiunge Sanna – per lanciare l’idea che l’amore per la propria città passa anche attraverso determinati stili di vita». Sì, perché i ristoranti aderenti alla rete dovranno, oltre che proporre la Family bag, anche garantire l’utilizzo di tovaglie e tovaglioli di stoffa, l’uso di vuoti a rendere, prediligere l’acquisto di prodotti a filiera corta e non utilizzare carta per le promozioni. (g.g.)
 

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