Il biondo ricco e povero
di Andrea Massidda
Ci sono canzoni che magari non rientrano esattamente nel nostro genere di musica preferito eppure ci siamo ritrovati a fischiettarle in auto o sotto la doccia. Canzoni che, con nostra stessa sorpresa,...
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Ci sono canzoni che magari non rientrano esattamente nel nostro genere di musica preferito eppure ci siamo ritrovati a fischiettarle in auto o sotto la doccia. Canzoni che, con nostra stessa sorpresa, scopriamo di conoscere quasi a memoria. E tra queste ci sono molto probabilmente anche quelle dei Ricchi e Poveri, uno dei gruppi simbolo non soltanto di Sanremo – festival che li vide protagonisti sin dal 1970, quando insieme con Nicola Di Bari conquistarono il secondo posto proponendo “La prima cosa bella”, con parole di Mogol – ma anche di un’Italia leggera e sognatrice che pur cambiando radicalmente con il passare del tempo non ha mai perso la sua anima nazional-popolare. Perché se è vero che il quartetto (poi trio per via dell’abbandono di Marina Occhiena) diventò famosissimo in ogni angolo del pianeta con “Che sarà”, un inno all’immigrazione in cui chiunque nei primi anni Settanta poteva riconoscersi, è altrettanto innegabile che con l’altro strepitoso successo intitolato “Sarà perché ti amo”, scritto da Pupo e uscito nel 1981, Franco Gatti, Angela Brambati (“la Brunetta”) e Angelo Sotgiu fecero breccia nella Cortina di ferro ben prima che cadesse il Muro di Berlino. E lo fecero raccontando con una melodia molto orecchiabile l’effervescenza di un Paese ormai pronto a mettersi alle spalle anni di super impegno. Un’effervescenza che non poteva non attrarre i giovani dell’Est (in Russia i Ricchi e Poveri sono tuttora popolarissimi), ma a ben vedere anche quelli dell’Occidente. Lo dimostra il fatto che proprio questo fortunato singolo sia stato tradotto per il mercato spagnolo (“Será porque te amo”) e persino per quello britannico (“Because I love you”). E allora viene spontanea qualche domanda: qual è il segreto di questi motivetti facili facili, ma che tutti noi ricordiamo? E perché ormai da qualche lustro l’Italia riesce soltanto di rado a produrre canzoni così popolari nel mondo? Infine, che cosa resterà dei brani che hanno vinto Sanremo negli ultimi anni? Le risposte, almeno in parte, si possono trovare nel gustoso servizio che oggi “La mia isola” dedica al cantante sardo del gruppo.
Andrea Massidda
Andrea Massidda
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