La Nuova Sardegna

IsReal, il festival con uno sguardo giovane

di Fabio Canessa

Il direttore artistico Stellino: «Vogliamo aprirci a tutte le forme del cinema del reale contemporaneo»

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NUORO. Una fiaba crudele, dove lo spirito selvaggio della natura che circonda un isolato insediamento umano fa da scenario a un conflitto ancestrale: “Braguino”, docufilm del francese Clément Cogitore girato nella taiga siberiana, ha vinto la terza edizione di IsReal - Festival di cinema del reale, che si è cocluso nei giorni scorsi. Al secondo posto “Of Fathers and Sons” del siriano Talal Derki, racconto unico e sconvolgente sul processo di radicalizzazione all’estremismo islamico.

Questi i film, sui nove in concorso, premiati dalla giuria internazionale composta dalla regista Irene Dionisio, dall’antropologo Dimitris Kerkinos e dal critico cinematografico Neil Young. A completare il podio del festival nuorese “Djamilia” di Aminatou Echard, ritratti di donne appartenenti a diverse generazioni in Kirghizistan, scelto dalla giuria giovani composta da studenti delle università di Cagliari, Sassari, Milano, Torino e Udine.

Soddisfatto dei cinque intensi giorni del festival, organizzato dall’Istituto superiore regionale etnografico, il direttore artistico Alessandro Stellino: «Il concorso internazionale rappresenta la vetrina di un cinema documentario – sottolinea Stellino – che puntiamo a proporre in tutta la sua ricchezza e varietà. Nel comporre il programma dei film in gara io e il resto dei selezionatori cerchiamo lavori in grado ognuno di dare un’idea di cinema, singolarità a una visione autoriale. Privilegiando spesso registi molto giovani, come dimostrato da quelli presenti in questa terza edizione, perché pensiamo che lo sguardo fresco sul mondo si riverberi poi in una forma cinematografica innovativa, aperta alla sperimentazione e alla ricerca».

Un’idea che si lega anche alla volontà di monitorare e di mappare le forme dell’arte documentaria. «Abbiamo visto al festival documentari che mostrano differenti approcci. C’è chi sceglie un cinema più d’osservazione, chi si serva di materiale d’archivio, chi si avvicina a un modo sperimentale nel rapporto con la realtà. Ognuno dei vari film proposti racconta il mondo in una maniera diversa».

Una linea ormai consolidata quella di IsReal che per il futuro mira a diventare, oltre a contenitore di una proposta cinematografica ricca e innovativa, sempre più anche punto di incontro tra studenti, studiosi e professionisti. Già l’edizione che si è appena conclusa si è mossa in questa direzione, con una giornata industry e la masterclass condotta dagli ospiti d’onore Lucien Castaing-Taylor e Véréna Paravel. A loro è stata anche dedicata una significativa retrospettiva grazie alla quale il pubblico ha potuto vedere su grande schermo film importanti come “Leviathan” e “Caniba” che hanno imposto a livello internazionale la coppia di registi.

«La loro presenza – evidenzia Stellino – ha rappresentato innanzitutto un anello di congiunzione fondamentale tra quello che è il passato dell’Isre, con tutto il lavoro fatto nel campo dell’antropologia visuale e il Sieff (così si chiamava il precedente festival), e quello che ci proponiamo di fare noi con IsReal. Quindi tenere un filo rosso con quell’orientamento che caratterizza da sempre l’Isre, ma anche aprire l’orizzonte della proposta documentario alla varietà di forme del cinema del reale contemporaneo». «E loro, Lucien Castaing-Taylor e Véréna Paravel, erano l’esempio perfetto – conclude Alessandro Stellino – per portare avanti questo discorso. Lavorando all’interno del laboratorio di etnografia sensoriale di Harvard, Castaing-Taylor e Paravel hanno realizzato alcune delle opere più coraggiose, interessanti, rivoluzionarie di questi ultimi anni».

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