Pino e gli Anticorpi in scena con le gag degli anni ruggenti
Al Teatro Verdi lo spettacolo “1997 Fuga da Porto Torres”. Dai dialoghi tra tossicomani ai Vangeli apocrifi, viaggio a ritroso nel tempo
SASSARI. Era la fine degli anni Novanta quando un gruppo di cabarettisti dall’improbabile nome di “Pino e gli Anticorpi” portava in giro per i locali di Sassari e dintorni una comicità molto sassarese e a tratti quasi surreale. Personaggi e scenette che prendevano spesso spunto da quello che succedeva per le strade della città, recitate con grande impegno fisico e condite da un linguaggio non sempre da educande perché i veri sassaresi, si sa, non utilizzano esattamente un linguaggio da lord inglesi. Nel corso degli anni il gruppo si è evoluto, molte strade si sono separate e a tenere vivo il nome adesso sono i fratelli Stefano e Michele Manca che sono riusciti ad adattare la loro comicità a programmi televisivi cult come “Colorado Cafè”, il Festival di Sanremo e addirittura trasformarla in un film premiatissimo come “Bianco di Babbuddoiu”.
Il ricordo di quegli anni eroici però è rimasto e così Pino e gli Anticorpi ritorneranno con quel vecchio repertorio sabato sera (19 maggio) alle 21 al Teatro Verdi per uno spettacolo unico e irripetibile, nel senso che almeno per ora non sono previste repliche, intitolato “1997 Fuga da Porto Torres” (biglietti disponibili al Verdi a 11 e 14 euro). Insieme a Michele e Stefano Manca sul palco ci saranno dopo tanto tempo Luca Dettori, Carlo Pieraccini e Giovanni Arru: «Ci è venuta voglia di rievocare quei tempi parecchio ruspanti e riproporre almeno per una sera quei personaggi che abbiamo perso lungo strada – dice Stefano Manca –. Abbiamo recuperato innanzitutto alcuni compagni di quei tempi, coi quali andavamo in giro in tutti i locali e i club. Il resto è venuto di conseguenza».
Come mai avete scelto questo titolo che fa il verso al famosissimo film con Kurt Russel?
«Ci sono due riferimenti a come eravamo a quell’epoca: il primo è ovviamente al periodo, la fine degli Anni Novanta, il secondo al fatto che uno dei locali dove più ci esibivamo era a Porto Torres, si chiamava il “Music Hall”».
Che cosa potranno vedere gli spettatori al Teatro Verdi domani?
«Tutte quelle gag che ci hanno permesso di farci conoscere. Per esempio, ci saranno i Vangeli apocrifi. E anche i dialoghi fra i tossicomani. Ancora, riporteremo in scena il primo Pino la lavatrice, personaggio che nel tempo si è evoluto ma che al Teatro Verdi ricomparirà nella sua primissima versione».
In base a cosa avete fatto la selezione?
«Intanto dobbiamo partire dal fatto che la selezione è stata difficile perché a livello di documentazione scritta poco è rimasto, anche perché all’epoca si improvvisava molto e rifare certe gag tali e quali a vent’anni di distanza si è rivelato pressoché impossibile. Un’altra cosa della quale abbiamo dovuto tenere conto è... l’età, nel senso che abbiamo scelto quelle scene che ancora fisicamente possiamo permetterci di interpretare: quindi quelle dove stiamo seduti. A questo punto non so come potrebbe andare a finire se, tra vent’anni, ci venisse l’idea di ripetere un altro spettacolo di questo genere. Anche la scenografia sarà tale e quale a quella che ci accompagnava negli anni Novanta, quindi molto sobria ed essenziale. Alla fine è uno spettacolo nel quale vogliamo soprattutto ridere di noi e divertirci e spero sia così anche per chi verrà a vederci».
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