la mostra
L’arte amanuense nell’era dei social
di Grazia Brundu
Le “Ri-trascrizioni” di Antonello Fresu in esposizione a Sassari
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SASSARI. L’operazione è poetica e a prima vista senza senso. “Inutile” nel suo anacronismo. In realtà vuol provocare e far riflettere su concetti non banali come memoria, pazienza e partecipazione. La regia è di Antonello Fresu, artista e psichiatra sassarese, che venerdì ha inaugurato nell’ex biblioteca dell’Università centrale un nuovo capitolo delle sue “Ri-trascrizioni”. Una serie di installazioni collettive – perché fatte, letteralmente, dai visitatori – che da due anni porta Fresu in giro per l’Italia a coinvolgere, per settimane o mesi, staffette di volontari nella copiatura a mano di libri interi. Praticamente una follia nell’epoca social della scrittura digitale. La scelta di Sassari è caduta su “Mendel dei libri” di Stefan Zweig, ma ci sono stati anche “Se questo è un uomo” di Levi (al Museo-Monumento al Deportato di Carpi), “Uno, nessuno e centomila” di Pirandello (Milano), “Le Lettere dal carcere” di Gramsci (liceo classico di Alghero), e al Mut di Stintino domenica si è messo il punto a “Lo sa il tonno” di Bacchelli.
L’obiettivo di Fresu è «porsi qualche domanda, attraverso l’arte, sulla velocità di un mondo che non scrive più a mano ma digita su smartphone o computer, ha sempre più difficoltà a concentrarsi, a memorizzare, e ha perso abitudine alla lentezza e alla pazienza». Temi complessi che appassionano sociologi, neuroscienziati, insegnanti. E che sono stati trattati, prima di inaugurare l’installazione, durante l’incontro “Il gesto della scrittura tra arte, memoria e neuroscienze” da vari esperti. Tutti hanno messo le mani avanti: guai a passare da millenaristi, però bisogna tenere alta la guardia nei confronti di un uso pervasivo delle nuove tecnologie. E soprattutto non buttare la penna. Infatti, scrivere a mano mette in moto «una serie di stimoli multisensoriali e di funzioni cognitive, implica una coordinazione motoria tra l’occhio e la mano che convergono sul foglio e una particolare attivazione dell’emisfero sinistro del cervello, preposto al linguaggio», assicura la professoressa Bottini, «mentre quando si scrive al computer si è sicuramente più veloci ma anche più impulsivi».
Le “Ri-trascrizioni” di Fresu rappresentano un passaggio successivo «dal singolo alla collettività – spiega il critico d’arte Ivo Serafino Fenu. – La trascrizione fedele e in sequenza di un libro porta a confrontarsi con quello che hanno fatto i copisti prima di noi e a dare il meglio, a prodursi in un esercizio di stile e calligrafia. È un’esaltazione del tempo lento e una somma di tante individualità che produce qualcosa di superiore ai singoli interventi». Forse è questo il motivo del successo della ritrascrizione di “Il buio oltre la siepe” nel Centro di Salute mentale di Sassari. Come ha raccontato una delle operatrici, «la scelta del libro ha portato a una condivisione più meditata di tempi e decisioni tra operatori, familiari e pazienti, mentre il confronto su aspetti come la grafia ci ha aiutato a raccontarci».
L’obiettivo di Fresu è «porsi qualche domanda, attraverso l’arte, sulla velocità di un mondo che non scrive più a mano ma digita su smartphone o computer, ha sempre più difficoltà a concentrarsi, a memorizzare, e ha perso abitudine alla lentezza e alla pazienza». Temi complessi che appassionano sociologi, neuroscienziati, insegnanti. E che sono stati trattati, prima di inaugurare l’installazione, durante l’incontro “Il gesto della scrittura tra arte, memoria e neuroscienze” da vari esperti. Tutti hanno messo le mani avanti: guai a passare da millenaristi, però bisogna tenere alta la guardia nei confronti di un uso pervasivo delle nuove tecnologie. E soprattutto non buttare la penna. Infatti, scrivere a mano mette in moto «una serie di stimoli multisensoriali e di funzioni cognitive, implica una coordinazione motoria tra l’occhio e la mano che convergono sul foglio e una particolare attivazione dell’emisfero sinistro del cervello, preposto al linguaggio», assicura la professoressa Bottini, «mentre quando si scrive al computer si è sicuramente più veloci ma anche più impulsivi».
Le “Ri-trascrizioni” di Fresu rappresentano un passaggio successivo «dal singolo alla collettività – spiega il critico d’arte Ivo Serafino Fenu. – La trascrizione fedele e in sequenza di un libro porta a confrontarsi con quello che hanno fatto i copisti prima di noi e a dare il meglio, a prodursi in un esercizio di stile e calligrafia. È un’esaltazione del tempo lento e una somma di tante individualità che produce qualcosa di superiore ai singoli interventi». Forse è questo il motivo del successo della ritrascrizione di “Il buio oltre la siepe” nel Centro di Salute mentale di Sassari. Come ha raccontato una delle operatrici, «la scelta del libro ha portato a una condivisione più meditata di tempi e decisioni tra operatori, familiari e pazienti, mentre il confronto su aspetti come la grafia ci ha aiutato a raccontarci».
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