Donatella Di Pietrantonio
Dal balcone il mondo sommerso dell’Arminuta
Una casa di granito con un balcone fiorito, una piazzetta gremita dove la gente cercava riparo dal sole e quasi due ore di letteratura. Il sabato di Gavoi è cominciato così, poco dopo le dieci, con...
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Una casa di granito con un balcone fiorito, una piazzetta gremita dove la gente cercava riparo dal sole e quasi due ore di letteratura. Il sabato di Gavoi è cominciato così, poco dopo le dieci, con un omaggio a Severino Cesari attraverso un reading di Valentino Mannias e subito dopo l’intensa intervista di Elvira Serra a Donatella Di Pietrantonio, la scrittrice abruzzese vincitrice del Premio Campiello col suo romanzo “L’Arminuta” pubblicato per Einaudi.
Un lungo colloquio nel corso del quale la Di Pietrantonio ha raccontato i personaggi e i risvolti del suo romanzo e anche tanti risvolti della sua formazione e della sua vita, inevitabilmente confluiti in un libro «che mi ha un po’ destabilizzata – ha detto – e per questo, dopo un anno così intenso, non ho ancora cominciato una nuova opera, devo riprendere i ritmi della scrittrice, la concentrazione e il silenzio». E forse dovrà anche fare una scelta, chiudere il suo studio di odontoiatra a Penne, paesino della provincia di Pescara, per dedicarsi totalmente alla letteratura: «Ci stavo già riflettendo, poi me lo sono sentita dire da un mio ex professore universitario, potrebbe essere arrivato il momento. Adesso scrivo tra le cinque e le sette del mattino, ho l’indole dell’allodola, vedremo». “L’Arminuta” è un romanzo nel quale ha portato molto anche dell’Abruzzo: «Sono cresciuta in un paesino che in fondo era una grande famiglia, non c’era bisogno di chiudere a chiave la porta di casa. In un certo senso l’Abruzzo è un’isola ma io sono una di montagna, ovviamente apprezzo il bel mare ma dopo un po’ sento l’esigenza di tornare nei “miei” luoghi».
Un libro che racconta una storia sofferta e complicata, quella di una bambina adottata che d’improvviso viene restituita alla famiglia biologica e deve cambiare mondo. Amata, coccolata, riempita di attenzione per tredici anni si ritrova in una famiglia dove i gesti d’affetto sono una rarità, ha una sorella con la quale crescere e condividere momenti difficili. L’Arminuta con l’andare del tempo si dimostra diversa e anche i “nuovi” genitori dovranno riconoscerlo, potrà, unica in famiglia, proseguire negli studi. Fin quando scoprirà il vero motivo di quel ritorno nella famiglia biologica che per lei era stato un secondo abbandono motivato dalla malattia della madre adottiva.
Ma così non era e il finale, non raccontato ieri mattina dal balcone, è sorprendente. Soprattutto perché, ha detto Elvira Serra nell’introduzione «Donatella Di Pietrantonio è la scrittrice più sorprendente degli ultimi anni, battuta in questo forse soltanto da Elena Ferrante». (r.s.)
Un lungo colloquio nel corso del quale la Di Pietrantonio ha raccontato i personaggi e i risvolti del suo romanzo e anche tanti risvolti della sua formazione e della sua vita, inevitabilmente confluiti in un libro «che mi ha un po’ destabilizzata – ha detto – e per questo, dopo un anno così intenso, non ho ancora cominciato una nuova opera, devo riprendere i ritmi della scrittrice, la concentrazione e il silenzio». E forse dovrà anche fare una scelta, chiudere il suo studio di odontoiatra a Penne, paesino della provincia di Pescara, per dedicarsi totalmente alla letteratura: «Ci stavo già riflettendo, poi me lo sono sentita dire da un mio ex professore universitario, potrebbe essere arrivato il momento. Adesso scrivo tra le cinque e le sette del mattino, ho l’indole dell’allodola, vedremo». “L’Arminuta” è un romanzo nel quale ha portato molto anche dell’Abruzzo: «Sono cresciuta in un paesino che in fondo era una grande famiglia, non c’era bisogno di chiudere a chiave la porta di casa. In un certo senso l’Abruzzo è un’isola ma io sono una di montagna, ovviamente apprezzo il bel mare ma dopo un po’ sento l’esigenza di tornare nei “miei” luoghi».
Un libro che racconta una storia sofferta e complicata, quella di una bambina adottata che d’improvviso viene restituita alla famiglia biologica e deve cambiare mondo. Amata, coccolata, riempita di attenzione per tredici anni si ritrova in una famiglia dove i gesti d’affetto sono una rarità, ha una sorella con la quale crescere e condividere momenti difficili. L’Arminuta con l’andare del tempo si dimostra diversa e anche i “nuovi” genitori dovranno riconoscerlo, potrà, unica in famiglia, proseguire negli studi. Fin quando scoprirà il vero motivo di quel ritorno nella famiglia biologica che per lei era stato un secondo abbandono motivato dalla malattia della madre adottiva.
Ma così non era e il finale, non raccontato ieri mattina dal balcone, è sorprendente. Soprattutto perché, ha detto Elvira Serra nell’introduzione «Donatella Di Pietrantonio è la scrittrice più sorprendente degli ultimi anni, battuta in questo forse soltanto da Elena Ferrante». (r.s.)
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