La Nuova Sardegna

Gavoi, arrivederci o addio: «Adesso dateci certezze»

di Roberto Sanna
Gavoi, arrivederci o addio: «Adesso dateci certezze»

In archivio una delle edizioni più belle del festival ma restano i dubbi sul futuro Marcello Fois: «Basta questue, quindici anni di storia non si possono snobbare»

4 MINUTI DI LETTURA





GAVOI. Chi c’era anche gli anni scorsi ha detto che quella appena conclusa è stata una delle edizioni più belle di sempre del festival “L’Isola delle Storie” che ha animato Gavoi da giovedì notte a tutta domenica. Incontri, mostre, laboratori per bambini dalle 10 di mattina all’ora di cena (e il sabato anche l’affollatissimo dopocena del mirto con l’autore)secondo una formula collaudata e un’organizzazione rodatissima. Squadra che vince non si cambia, insomma, il problema è che la prossima partita potrebbe non essere giocata e domenica sera, concluso l’ultimo incontro mentre i protagonisti si trasferivano verso la cena finale, si respirava un’aria strana, diversa, si faticava a dire «ci vediamo nel 2019». Perché «abbiamo compiuto 15 magnifici anni. Basta questue, basta dimostrazioni. Saranno i luoghi opportuni, gli interlocutori responsabili, gli argomenti convincenti, le garanzie certe, i mutamenti radicali, le considerazioni definitive, i riconoscimenti dovuti, ma soprattutto sostanziali e non più formali, a stabilire se quello di stasera è un arrivederci o un addio» ha detto Marcello Fois, anima e motore dell’Isola delle Storie, nel discorso conclusivo.

La spada di Damocle. La vigilia della manifestazione era stata preceduta da una serie di riflessioni, anche forti, su questo tema, durante gli eventi la questione è stata giustamente accantonata. Per poi riemergere al momento dei saluti. Il giorno dopo la chiusura Marcello Fois non torna indietro e ripete quello che già si sapeva: «Vogliamo certezze. Le mie parole di domenica sera non devono suonare come una minaccia nè tantomeno come una sfida, devono essere interpretate per quello che sono: un dato di fatto – spiega –.Personalmente non voglio più ipotecare la mia casa per il festival e non possiamo nemmeno continuare a fare la questua come ragazzini. Dopo quindici anni non è possibile che ci chiedano di che cosa stiamo parlando, non è nemmeno accettabile che partecipi a un bando e ottieni dei soldi che poi ti arrivano un anno dopo. Quando gli interessi passivi delle banche hanno già eroso una parte dei contributi concessi: i soldi del 2017 ci sono arrivati alla vigilia dell’edizione del 2018 ,significa che il contributo effettivo è stato minore di quello nominale».

Precisazioni. Lo scrittore nuorese chiarisce i termini del suo discorso, una volta per tutte: «Non entro nel merito della cifra, si può anche decidere che il contributo possa essere anche minore, però dobbiamo avere la certezza che quei soldi ci vengano dati se non subito, almeno in tempi ragionevoli per rispettare gli impegni presi con chi comunque ci ha dato fiducia. Non voglio uno stipendio per me, tant’è vero che non abbiamo nemmeno la figura del direttore artistico, ma chiedo che le persone che lavorano per noi tutto l’anno abbiano delle prospettive, del resto il settanta per cento di quello che produciamo ricade sul territorio. Ci servono queste piccole, che sono dimostrazioni di stima, è un discorso più di etica che di politica. Credo che quindici anni di Isola delle Storie debbano essere qualcosa che ha valore, non possiamo essere uguali a chi ha alle spalle zero anni, deve esistere un minimo di automastismo».

Il futuro. Il discorso si complica quando si parla di tempi. Se tra gli spettatori c’è chi ha già prenotato la stanza per l’anno prossimo, è vero che un festival come questo parte da lontano quando lo si progetta «e io a queste condizioni, senza garanzie, il 2019 nemmeno lo penso – dice Marcello Fois –. Poi si possono trovare anche forme alternative di finanziamento, ma il problema va affrontato e senza confondere politica e persone, non è una questione legata a un assessore. E c’è anche il discorso del sostegno alle zone interne tante volte sbandierato, non si può dare lo stesso a tutti, 50mila euro dati a Gavoi valgono sicuramente meno dei 50mila dati a Cagliari o Alghero, un politico deve fare anche queste distinzioni. Nell’elenco dei contributi del 2018, dei primi dieci otto sono andati a Cagliari, uno a Sassari e uno a Gavoi, vi pare possibile? Finisce che passo per quello che ce l’ha con Cagliari, non è così però credo che quindici anni di festival debbano servire anche ad avere dei diritti».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative