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Melanzane per 10mila persone? Ecco come nasce una sagra

Melanzane per 10mila persone? Ecco come nasce una sagra

A Sorso i preparativi per la manifestazione del 28 luglio

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Il momento più temuto durante le sagre di paese è la coda chilometrica al gazebo. Quando migliaia di mandibole non vedono l’ora di agguantare la pietanza prelibata. E poco importanza che l’universo dall’altra parte del bacchetto grondi di sudore: i piatti che escono non sono mai abbastanza per anestetizzare l’appetito. Scene ricorrenti durante la Festa dei sapori di Sorso, la sagra più popolare della Romangia dedicata a sua maestà la melanzana, che sabato 28 luglio ritorna in piazza per la diciassettesima edizione.

Ma come si organizza una sagra che riempie 10mile pance? La prima cosa da sapere è che le melanzane si compra a pezzo e non a peso. «Noi serviamo solo quelle coltivate nel territorio – spiega il presidente dell’associazione Quadrifoglio, Gian Mario Cattari – e quindi ci rivolgiamo ai produttori locali. Prima che la sagra crescesse ci rivolgevamo ai piccoli produttori, ma ora le quantità sono lievitate e quindi andiamo soltanto dai più grossi: stiamo parlando di circa 2500 melanzane. E i produttori ci vengono incontro con i prezzi e le raccolgono fresche di giornata».

Anche la scelta della pezzatura dell’ortaggio non è una questione da poco. «Devono essere di media pezzatura e tutte della stessa taglia – spiega ancora il presidente – per avere una cottura omogenea, altrimenti rischiamo di fare una brutta figura».

Sul fronte delle ricette, le più gettonate sono quelle arrostite, che si cucinano al momento col metodo Sassarese: spaccate in due, incise le parti a quadrati, salate, lasciate riposare, lavate e strizzate. E poi dritte sulla griglia con un miscuglio di aglio, olio, prezzemolo e, a chi piace, anche il peperoncino. In alternativa i pomodori freschi (sempre coltivati a Sorso).

Ma anche le melanzane più grandi trovano una ragion d’essere: «Quelle grosse vanno bene per la preparazione della parmigiana, di solito facciamo 150 teglie da 12 porzioni l’una». A differenza di quelle arrosto, la parmigiana però non si può preparare all’istante. C’è bisogno di tempo – la frittura comincia nei giorni precedenti alla sagra – e delle mani sapienti di zie e nonne. Anche perché alla Festa dei sapori si serve anche un primo di gnocchetti freschi sono al sugo (sempre di melanzana) che va saputo fare.

La data per incrociare forchette e coltelli si avvicina, ma la preparazione è cominciata già dallo scorso mese di maggio. Al culmine della parte organizzativa sono circa 50 le persone che ruotano tra i fornelli, i gazebo e i barbecue. Ci sono famiglie intere che partecipano e collaborano, dai bambini agli anziani. Oltre alla parte culinaria c’è tutta la parte della pubblicizzazione dell’evento, uno sforzo che prevede volantinaggi di brochure fuori e dentro la città, e anche in tutti i villaggi turistici della costa di Platamona.

Tutt’attorno alla sagra c’è infatti una serie di eventi collaterali che calamitano migliaia di visitatori sul territorio. «Mettiamo in moto un po’ di attività locali – riprende il capo degli organizzatori – a partire dalle panetterie fino alle cantine. E poi i ristoratori e le attività commerciali. Nel nostro piccolo ogni anno facciamo girare l’economia della città».

Perfino le attrezzature che vengono utilizzate sono figlie della filiera locale: «I tavoli sono costruiti dall’associazione con il legname acquistato nei negozi di edilizia di Sorso. E anche il carbone viene comprato qui: quest’anno circa due quintali e mezzo».



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